Nei giorni successivi alla vittoria della Supercoppa abbiamo scoperto improvvisamente che chi fa critica calcistica (razza rara in questa città) ha avuto la colpa di elogiare Vincenzo Italiano. E che, addirittura, vedendo come alza il livello di squadre con rose oggettivamente mediocri, chi ha elogiato Vincenzo Italiano si è macchiato anche della colpa di averlo desiderato (un giorno) sulla panchina del Napoli.
Evidentemente, il primo dei colpevoli dovrebbe essere proprio Aurelio de Laurentiis, che in passato ha corteggiato il tecnico del Bologna e a cui, addirittura, voleva affidare la squadra dopo la rottura inaspettata con Spalletti, per provare a tenere alto il livello di un gruppo fortissimo e che aveva dominato con il suo gioco sia in Italia che in Europa.
Si è detto “dovrebbe” perché al patron azzurro ormai viene perdonato di tutto, anche perché è finalmente vacillato e da qualche tempo ha deciso di adeguarsi alla linea del caccia ‘e sorde. Una linea seguita con talmente tanta acribia che oggi il Napoli si ritrova a dover fare un mercato a saldo zero a gennaio, con qualche grana anche in vista di giugno.
Poco male da questo punto di vista, agli occhi di chi scrive, anche perché la società avrà sicuramente le capacità per far fronte a questi vincoli e perché, obiettivamente, dopo la campagna acquisti bulimica di quest’estate Conte deve accelerare sull’integrazione definitiva di tutti i nuovi calciatori, in modo da sfruttare tutte le alternative che può mettere a disposizione una rosa così forte e profonda come quella azzurra. A cominciare dall’impegno con la Cremonese (anche perché in Supercoppa ne ha dato dimostrazione).
Il punto dei “critici” di Conte
E proprio quest’ultima questione ci offre il gancio per andare dritti al punto, almeno relativamente al dibattito nato in città dopo la vittoria in finale di Supercoppa con il Bologna. Stavolta sotto accusa sono finiti coloro che vengono additati come “criticoni”.
Sono quelli che in questi mesi si sono permessi di sollevare dei dubbi rispetto al fatto che, nonostante un anno in più di lavoro e i 115 e passa milioni (bonus e riscatti esclusi) spesi in estate, abbiamo assistito a un Napoli sparagnino. A una squadra che dal punto di vista tattico offriva poco, altalenante nel rendimento tra campionato e Champions, e che ha ricorso troppo spesso a un impiego intensivo dei soliti noti a discapito di eccellentissime riserve (e della forma fisica di tutti).
Non sono problemi da poco. Anzi. Sono nervi scoperti di una gestione che, in ogni caso, non è stata mai messa in discussione. Piuttosto, chi ha criticato (pardon: chi si è permesso di muovere qualche critica) lo ha fatto per mettere Conte davanti alle sue responsabilità. Per invitare il tecnico del Napoli a sfruttare appieno le (grandi) capacità sue e dei suoi calciatori.
E, almeno durante le due partite di Supercoppa, la direzione tracciata ci sembra finalmente quella giusta: maggiori rotazioni (con il ritorno tra i titolari di Juan Jesus, Politano e Spinazzola), grande intensità nelle riaggressioni e nell’attacco dello spazio alle spalle delle linee di difesa avversarie e fluidità posizionale di alcuni calciatori chiave (valga l’esempio di Neres su tutti).
Abbiamo visto, in altre parole, un Napoli capace finalmente di esprimere un calcio moderno. Laddove per moderno si intende tensione verticale del gioco, ritmi alti sia con la palla che senza la palla e grande mobilità da parte di tutti i giocatori in campo. È qualcosa che con Conte abbiamo visto raramente (giusto in qualche scampolo di partita in campionato quest’anno e nello spazio tra novembre e fine gennaio in quello scorso), ma che il tecnico salentino sa fare molto bene.
Le certezze degli azzurri
L’auspicio nostro, dunque, è che il Napoli continui su questa strada anche per le prossime partite, senza fermarsi (ancora una volta) su presunti nuovi punti fermi trovati. Perché la certezza degli azzurri oggi non è David Neres, non è Rasmus Højlund e non è nemmeno la conversione dal 4-1-4-1 al 3-4-2-1. Non possono esserlo anche per il semplice fatto che da qui a un mese rientreranno calciatori di peso come Meret, Gilmour, Anguissa, mentre Lukaku sta lavorando per tornare a pieno regime.
La prima certezza del Napoli, infatti, è la sua rosa profonda e multiforme – non ci stancheremo mai di ribadirlo. E la seconda, invece, è la grande esperienza di Conte. Un allenatore che, dopo anni di onorata carriera, è ancora in grado di reinventarsi quando le necessità lo impongono.
In virtù di tutto ciò, dunque, chi è critico nei confronti di Conte gli chiedeva e gli chiede di onorare tutte le competizioni che deve affrontare il Napoli quest’anno. A stare a sentire i contiani, infatti, gli azzurri avrebbero dovuto autosabotarsi in Supercoppa in modo da poter concentrarsi sul campionato. Come se la concomitanza di più fronti a cui badare in stagione sia un noiosissimo problema e non un’opportunità da cogliere appieno.
Per fortuna, però, che l’ex allenatore di Chelsea e Inter è una persona (fin troppo) intelligente e non ha prestato attenzione ai suoi sostenitori più accaniti. Oggi, infatti, il Napoli si trova con un trofeo in più nella sua bacheca (scrivendo nuovi record nella sua storia e nella carriera del suo allenatore) e 11 milioni di premio vittoria, che fanno sempre comodo al bilancio. A Cremona, dunque, ci sarà un primo saggio della nuova chiave trovata dal tecnico azzurro. Ma, in fondo, chi criticava non aveva poi tutti questi torti.






