Conte: ecco il suo manifesto di calcio
Antonio Conte, ex allenatore del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport.
Conte: “Messi è andato oltre le aspettative, ancora una volta. Si è presentato in una condizione incredibile che dimostra la professionalità e la voglia: a 39 anni è ancora determinante. Leo ha la capacità intellettiva di trovarsi sempre nella posizione giusta perché comprende prima cosa succede.
Kane è un grande nove, ma è anche quasi un dieci: capisce i movimenti, sa quando abbassarsi e fare il regista. Giocatore eccezionale, di grande qualità tecnica. Era ingiusto che non avesse vinto nulla, nel Bayern finalmente si sta prendendo le soddisfazioni che merita. E chissà che non ci riesca anche in nazionale. Kane è un leader a modo suo, magari non a parole, ma dentro il gioco. I compagni lo cercano perché si fidano e lui non li delude mai.
Il calcio è globalizzato. Oggi non ci sono squadre impreparate tatticamente. Tutti hanno un’organizzazione difensiva di buon livello. In passato, ad esempio, le nazionali africane avevano giocatori di talento, ma dietro ti concedevano parecchio a causa di grandi errori e mancanza di equilibrio. Adesso è difficile giocare contro ogni squadra perché non ci sono spazi.
Sono sorpreso che sia il Mondiale del blocco basso? No. E sono contento di averla vista perché ogni squadra, per esprimersi al massimo, deve aver chiaro il proprio potenziale e capire come farlo emergere. Il miglioramento tattico generale è notevole. E sia chiaro che il blocco basso lo fanno tutti, mica solo le formazioni meno forti. Se vuoi vincere, il blocco basso devi saperlo fare: non c’è proprio discussione. Il segreto è cambiare atteggiamento nel corso della partita e interpretare bene ogni momento. Guardi la Norvegia contro l’Inghilterra: per mezz’ora ha lasciato la palla agli avversari, perfino Haaland diceva ai compagni di stare bassi e di aspettare. Il portatore inglese non veniva mai pressato, il loro scopo era la copertura degli spazi e delle linee di passaggio. Poi hanno cambiato e avrebbero potuto vincere. L’Inghilterra è stata sorpresa e dopo il primo gol ha rischiato il raddoppio: se Sorloth passa a Haaland, finisce male.
Come si attacca un blocco basso? Con i cambi di gioco, cercando il lato debole per fare l’uno contro uno. Con i tiri dai venti o venticinque metri. Con gli inserimenti senza palla. Se non trovi queste soluzioni diventi piatto e prevedibile. Quale è la chiave tattica di una squadra vincente? L’atteggiamento di una squadra ormai è determinato dal numero di giocatori con cui attacca e con cui viene attaccata. Ecco perché non ha più senso parlare di moduli o di difesa a tre o a quattro. Si difende sempre in cinque o sei, perché non si può più concedere la superiorità numerica a un avversario che viene su con sei elementi. E quando attacchi, devi essere bravo a proteggerti: bisogna essere pessimisti e fare bene le preventive intuendo lo sviluppo avversario se perdi palla.
I vecchi moduli non esistono più? Proprio così, è cambiato tutto. Adesso esistono un sistema offensivo e un sistema difensivo. Contano i riferimenti: io ad Alisson chiedevo di seguire il terzino avversario che spingeva. In attacco possiamo giocare 3-2-5 e decidere se tra i tre dietro c’è un terzino oltre ai due centrali o magari c’è il play che si abbassa. Oppure 2-3-5 e perfino 2-2-6. Ma poi, quando difendi, di base sei con il 4-4-2 e spesso con il 5-4-1. I vecchi moduli raccontano un calcio che non c’è più, bisogna ragionare in modo diverso.
Vince sempre chi difende meglio? Sì, a patto che non ci sia solo difesa, ma si cerchi di imporre idee e gioco in avanti. Nelle fasi decisive di ogni torneo c’è più voglia di risultato che di estetica. Vale anche per la Champions. Pensi alla semifinale Psg-Bayern: undici gol complessivi, nove nei primi 68’ dell’andata, due nei restanti 112’. È normale, nessuna squadra può essere soddisfatta di aver preso quattro o cinque gol, pur se ne ha segnati tanti. Vince chi è completo, chi attacca con coraggio e difende con intelligenza. La partita la devi comandare, ma in entrambe le fasi”.






