La aspettavamo con ansia questa (presunta) notizia.
Cioè che l’ex allenatore del Napoli, Antonio Conte, sia andato via un anno prima della naturale scadenza contrattuale perché riteneva la rosa vecchia e a fine ciclo.
Siamo assolutamente d’accordo. In realtà lo denunciamo a chiare lettere da almeno 2 anni.
La preoccupazione per il tempo che passa, inevitabilmente anche per i calciatori, è cosa evidente, scritta, ripetuta.
Conte andato via per i pochi giovani in rosa: è un paradosso
Ma torniamo a Conte e all’articolo di Marco Azzi per Repubblica. Nello specifico: “Antonio Conte riteneva il ciclo agli sgoccioli ed era stuzzicato casomai dell’idea di una rifondazione, ripartendo dai giovani. Di qui il divorzio tra i due…”.
Tutto bene. Applaudiremmo il salentino se la storia non la conoscessimo.
Ma partiamo dal principio. Uno dei must di Conte a Napoli è stato: “sono venuto qui per costruire“. Molto bene.
La domanda è lecita. Visto che il Napoli ha messo a disposizione del biennio Conte la bellezza di 400 e passa milioni di euro (solo in cartellini, sorvoliamo su aumento ingaggi e staff), perché questa rifondazione non è stata fatta? Perchè questa costruzione coi giovani non è stata avviata? Come avrebbe fatto il Napoli, dopo 400 e passa milioni di euro, a spendere altri 200 (esempio) per sostituire i calciatori a fine ciclo? È un cane che si morde la coda.
Sarebbe stato più facile, in realtà più naturale, usare quei soldi, o parte di essi, per rinnovare la rosa. Era quello che tutti ci saremmo aspettati. Quello che in molti speravano.
De Laurentiis ha scelto Allegri: il campo parlerà
Aurelio De Laurentiis ha semplicemente tutelato gli investimenti dello scorso anno. Enormi per la serie A. Alcuni dei quali bocciati dopo 20 giorni di ritiro.
Da qui la scelta Max Allegri, preferito a Vincenzo Italiano che per la sua idea di calcio avrebbe preferito un mercato più deciso.
Se la scelta sarà corretta o meno lo deciderà il campo. Quello che invece non decide il campo è l’età media nettamente in controtendenza col resto d’Europa.
Ci fa seriamente sorridere parte (tanta) della piazza che oggi invoca i giovani. Ricordiamo sommessamente le feroci critiche al Napoli, durate lunghi anni, proprio quando operava coi giovani. Si sa, su una barca un posto si trova sempre.
Tornando a Conte, fosse vera la ricostruzione di Repubblica, saremmo di fronte ad un caso di managerialità spicciola. “Spendo tanto, non bado a nulla, dopo decido chi è adatto e chi no, poi l’anno prossimo rifondiamo”. Questo succede sempre e solo quando si antepone il benessere (e l’ego) personale al bene aziendale.
Peccato. Il Napoli aveva una strada tracciata precisa e netta. Uno dei pilastri di questa politica che poi l’Europa ha fatto sua.
Vedremo in futuro. Oggi si tutelano gli investimenti e non l’ossessione degli acquisti.
Molto strano che nella ricostruzione di Repubblica non si indaghi sulle motivazioni che hanno bloccato, lo scorso anno, la necessaria rifondazione.
Forse troverebbero risposte a domande che molti avanzano da tempo.






