Le società serie dopo Conte continuano a vincere
Fanno parecchio discutere le affermazioni fatte dalla CBS Sports Golazo per definire la situazione attuale del Napoli.
I campioni – opinionisti hanno definito catastroficamente la situazione del Napoli, attribuendo alle “macerie” di Conte e al calcio superato di Allegri il momento di limbo tattico attraversato dai Partenopei. Idea non esattamente impopolare per buona parte della stampa napoletana che pur di difendere un modello di calcio ormai obsoleto non si fa problemi a criticare ferocemente, senza basi storiche, chi a Napoli ha portato indimenticabili gioie.
Conte come Kvara, Zielinski, Cavani…
Fateci caso: quella napoletana è l’unica tifoseria che addita come traditore chiunque dovesse lasciare il proprio club per una qualsiasi decisione, noncurante del prestigio e delle scelte personali. L’unica autorità, inattaccabile, muove la macchina del fango provando a cancellare dagli almanacchi gesta che hanno eternato il legame tra città e giocatore. L’addio di Higuain (comprensibilmente doloroso) ha spianato la strada per una retorica spicciola sempre più in controtendenza con il calcio moderno, specialmente guardando lo status di club di passaggio e della ricerca ossessivo-compulsiva neanche troppo nascosta delle plusvalenze in questi 22 anni.
Macchina del fango attiva per Antonio Conte sin da quando il salentino ancora sedeva sulla panchina del Napoli, reo di aver rimesso al proprio posto fanfaroni che solo a Napoli potrebbero vivere di calcio nel 2026. Ora però guardiamo il campo e scopriamo se davvero l’ex allenatore del Napoli compromette in maniera irreversibile il futuro delle sue squadre.
Dopo Conte si vince sempre
Analizziamo, caso per caso, il rendimento delle squadre di Conte con le guide immediatamente successive al suo addio.
Juventus: scudetto, coppa Italia (Allegri)
Inter: coppa italia, Supercoppa (Inzaghi)
Chelsea: Europa League (Sarri)
Basta conoscere la storia per capire che il Napoli, almeno per ora, sia l’eccezione assoluta. Perché Antonio Conte è bravo a condurre la rinascita delle sue squadre, a bruciare i tempi. Sta poi ad una società valorizzare – e perché no, rinnovare – il suo lavoro, base solida per un progetto vincente.
Quando il progetto esiste.






