La pochezza tattica di Parma-Napoli ha messo la parola fine su una corsa Scudetto che già di per sé era molto ardua semplicemente da immaginare. Prima della trasferta emiliana, infatti, l’Inter non aveva dato reali segnali di cedimento e la squadra azzurra non aveva mostrato chissà che livello.
Era giusto, però, crederci. E, anche se un po’ ingenue, le dichiarazioni di Conte sullo spogliatoio che ha staccato la spina dopo il pareggio coi ducali sono comunque rivelatrici di un gruppo che ha provato a giocarsi tutte le sue carte (almeno mentalmente) nella lotta al titolo. Anche quando l’Inter era a +7 punti. Resta un atteggiamento lodevole.
Il paradosso della vittoria a tutti i costi
Ma è qui, però, che viene fuori anche uno dei principali difetti del Napoli – anzi: di questo Napoli. Essere molto focalizzati sulla vittoria dei trofei ha portato gli uomini di Conte, come involontario contrappasso, a mollare laddove non c’era o non c’era più la possibilità di essere competitivi.
È il motivo per cui i partenopei nella scorsa stagione hanno mollato la Coppa Italia alle prima difficoltà e, ahinoi, è il motivo per cui c’è stata una gestione molto disfunzionale degli impegni anche quest’anno. Disfunzionale in primis per il bilancio della società.
Pur essendo stati sorteggiati in un girone che era praticamente da Europa League, infatti, gli uomini di Conte hanno tirato subito i remi in barca in Champions. Non è importato che il nuovo format fosse molto remunerativo (potenzialmente, il Napoli avrebbe potuto guadagnare oltre 23,5 milioni di euro totali vincendo tutti i match alla propria portata e qualificandosi agli Ottavi), la sensazione è che Conte abbia lasciato andare sin da subito una coppa che, sì, garantiva ossigeno alle casse della società, ma che non ne avrebbe arricchito il palmarès.
E l’atteggiamento specularmente opposto si è avuto, per paradosso, con la seconda competizione che dà meno soldi di tutte: la Supercoppa. Lì abbiamo assistito al Napoli migliore della stagione perché non c’era da fare nessuna scommessa in partenza: solamente due partite da vincere per agguantare il trofeo. Peraltro con avversari tutto sommato alla nostra portata.
Quando ci sono possibilità concrete di poter vincere, insomma, Conte diventa il migliore di tutti: ha schiantato il Milan di Allegri prima e il Bologna di Italiano poi con due prestazioni che dire sfavillanti è poco. In quelle occasioni il Napoli ha messo in campo una potenza di fuoco degna di una squadra d’élite. Sì, perché sarebbe questo, sulla carta, il livello sia dell’allenatore che dei calciatori a sua disposizione.
Un Napoli davvero primo dei perdenti
Ma ecco che, dopo Parma-Napoli, gli azzurri perdono ogni motivazione. Anche qui, sono rivelatrici altre dichiarazioni di Conte, per cui il secondo sarebbe semplicemente il primo dei perdenti. In altre parole, per il tecnico azzurro non c’è campionato senza lotta Scudetto. Fine della storia. Il resto non conta più.
Superficialità? Arroganza? Chissà. Non ci uniamo al coro dei tanti indignati che si sono rifugiati in posizioni decoubertiniane. Sicuramente, però, è come se, svanita la possibilità di vincere la Serie A, Conte sia stato colpito da un vero e proprio down dopaminico che gli ha impedito di vedere, molto pragmaticamente, che la qualificazione Champions andava agguantata immediatamente. Senza correre il rischio di andare incontro a una debacle in stile Gennaro Gattuso.
Altrettanto pragmaticamente, senza più la pressione della lotta Scudetto, un allenatore che ha un altro anno di contratto e che ha fissato nella terza stagione il punto di arrivo di tutto il suo progetto tecnico, può iniziare a sperimentare nuove soluzioni tattiche in vista dell’annata che verrà. Come, in un certo senso, fece anche Spalletti alla fine della sua prima stagione. Mettendo a punto pattern che poi si sono rivelati decisivi per la vittoria del campionato successivo.
Napoli-Conte: c’è più di un’ombra sul futuro insieme
È chiaro che la gestione Conte, così com’è oggi coi suoi pregi e coi suoi difetti, non è sostenibile per un club come il Napoli. Il club azzurro per crescere non può permettersi di snobbare la Champions quando riesce a raggiungerla. Anche perché, nel disastro generale delle italiane in Europa, non bisogna neanche dimenticare che la qualificazione ai Mondiali per Club 2029 possono e devono essere un obiettivo alla portata degli azzurri.
Infine, Conte avrebbe dovuto sfruttare queste ultime partite a disposizione non solo per sperimentare nuove soluzioni tattiche, come scritto più sopra, ma anche e soprattutto per integrare davvero tutti i calciatori a disposizione, compresi quei nuovi acquisti che hanno giocato poco e/o non al meglio nelle loro possibilità. Bisogna sempre tener presente, infatti, che il parco giocatori resta il principale asset del Napoli.
In queste settimane, dunque, la società dovrà valutare se la grande dedizione di Conte per la vittoria dei trofei non divenga poi, nei fatti, un’ossessione che ha fatto perdere di vista tutto il resto. E poi, si legge da più parti di un Conte che dovrebbe rivedere i suoi errori come condizione necessaria per continuare la sua avventura in azzurro. La storia professionale del tecnico leccese, però, ci dice l’esatto opposto.






