Senza Lukaku, De Bruyne e Anguissa. E anche senza Meret, Gutierrez e Gilmour. Antonio Conte è riuscito a inanellare quattro vittorie di fila, di cui tre big match, senza tre dei calciatori più importanti della sua rosa. C’è solo da complimentarsi, a questo punto. Anche perché vincere quel Roma-Napoli, indicato dai più come sfida Scudetto, è servito un po’ a ribaltare la narrazione che si era costruita nelle ultime settimane attorno alle due squadre. E che dire, invece, del turno di Coppa Italia? È indubbio che, nonostante il necessario ricorso a un ampio turn over, il tecnico azzurro ce l’abbia messa tutta per passare l’eliminatoria.
E, anzi, nonostante continui in conferenza stampa a parlare poco di calcio giocato, va dato atto a Conte di aver smentito stavolta tutti i suoi critici: il tecnico azzurro ha preso atto della situazione infortuni, ha subito attacchi che neanche la pausa nazionali ha fatto decantare, e si è rimboccato prontamente le maniche. E il risultato qual è stato? Una vera sorpresa. Cioè che la squadra può giocare bene anche con la difesa a tre. E che le riserve del Napoli non solo sono abili e arruolabili, ma che possono essere decisive tanto in impegni infrasettimanali di secondo ordine quanto nei match clou.
La capacità di reinventarsi di Conte

Insomma, la vera sorpresa è che Lang e Neres, proprio loro!, sono stati in grado di cambiare completamente volto alla squadra. I due calciatori che erano stati messi più in discussione da pubblico e stampa in queste settimane di crisi. Complimenti a Conte, davvero. E complimenti anche per il ritorno alle grandi prestazioni di Beukema e Olivera. Così come per aver consentito a Vergara di mettere in mostra le sue qualità
Siamo rimasti realmente colpiti, sia detto senza ironia, dalla svolta impressa dalla partita con l’Atalanta in poi. È cambiato qualcosa di sostanziale rispetto a quando nelle interviste post-partita Conte dichiarava che “due esterni offensivi non ce li possiamo permettere”. Chiamatela resilienza, o chiamatela più semplicemente capacità di adattamento. Ma Conte in questo dimostra di essere uno dei primi in Italia.
Come l’anno scorso, in seguito all’abbandono da parte di Kvaratskhelia, è venuto fuori il ciclo di prestazioni più convincenti (quello che va dalla vittoria di Udine per 1-3 fino al 2-1 casalingo sulla Juventus), così dal momento più difficile di questa stagione sono venute fuori le partite migliori a cui abbiamo assistito da agosto a questa parte. In entrambe le occasioni, il picco di gioco degli azzurri è coinciso con una reinvenzione dell’assetto tattico: Neres spostato a sinistra, grande fluidità di movimento, ritmi alti e rotazioni laterali nel primo caso e passaggio da 4-3-3 a 3-4-3 nel secondo (si perdoni la semplificazione schematica sui moduli di gioco).
Lo scarto con il passato
In un certo senso, Conte è tornato al passato. Al suo passato. E quando un allenatore può permettersi di farlo è già di per sé una buona notizia, perché traccia di una carriera multiforme, testimonianza del fatto che un tecnico ha a propria disposizione un repertorio tattico ampio e variegato. Ma c’è una differenza sostanziale, nel lavoro del tecnico del Napoli, rispetto alle esperienze con Chelsea e Inter: e cioè che questo Napoli, quando cerca il vantaggio, deve avere baricentro alto e ritmi intensi. Due condizioni fondamentali per innescare Neres e Lang. È questo lo scarto tra il poter permettersi o meno la presenza in contemporanea di “due esterni offensivi”.
Lo ha anche chiarito l’ex allenatore della Nazionale nel post-partita col Cagliari. Ma quanto sarà in grado di reggere con questo assetto, e con così pochi uomini a disposizione, senza andare in sovraccarico di stress? Poco più su dicevamo dell’anno scorso. Ora ci azzardiamo a fare un altro paragone: se l’addio di Kvara è stato in un certo senso il carburante per tirar fuori le vittorie decisive per il quarto Scudetto, è vero anche che, arrivati alla fine della sessione di mercato invernale, Conte non si è mostrato più in grado di reggere l’intensità di quel boost mentale.
Cosa ci aspetta nel prosieguo della stagione?
E ci auguriamo che invece stavolta, con il calciomercato ormai prossimo, Conte sappia mantenere la tranquillità giusta per non disperdere eccessivamente le energie nervose. Ma è proprio la testa, forse, il suo limite principale: il Napoli ha trovato la quadra (per la seconda volta sotto la sua guida) e gioca in maniera brillante, grazie (anche) a un organico forte, ampio, profondo. Il migliore per distacco in Italia. In virtù di questo l’allenatore dei partenopei non dovrebbe temere più niente. Gli indizi che doveva raccogliere, infatti, li ha già raccolti: da qui a fine stagione, allora, Conte schieri la squadra con la testa sgombra di paure e tensioni, sfrutti la rosa nella sua interezza e liberi definitivamente il talento dei suoi calciatori.
Quanto tempo abbiamo perso in questa stagione, infatti, rincorrendo la paura? Guardiamoci indietro: arrivati a questo punto dell’annata, avevamo tutto per ritrovarci a qualche lunghezza di distanza dal Milan, con qualche punto in più in Champions League e soprattutto, con la rosa non incerottata. Ma pazienza: è ancora tutto aperto, apertissimo. E pare che la squadra abbia reagito alle prime difficoltà. Dunque a Conte non chiediamo di stravolgere il suo modo di essere, ma di guardare attentamente al valore suo e del suo gruppo. Gli chiediamo, in altre parole, di esprimersi al meglio delle sue qualità. Che sono tante (e piuttosto rare in A), ma che abbiamo visto ancora troppo poco.






