Anto’, quanto mi hai gasato
Quanto mi hai gasato, Anto’.
Sin dalla prima conferenza. Non che fosse difficile, dopo quella stagione balorda. Dopo gli sproloqui di Garcia, il malinconico ritorno di Walter e il tentativo di rimettere in carreggiata la stagione con Calzona. Dopo un anno così ci voleva uno come te. Uno in grado di compattare l’ambiente, di ricostruire dalle macerie, di ridare speranza.
“Amma faticà”, hai detto. E all’improvviso ogni obiettivo è sembrato raggiungibile.
Sarà perché lo avevi già fatto alla Juve e al Chelsea. Sarà che hai trascinato la Nazionale più scarsa di sempre in un Europeo memorabile. Sarà che hai riportato l’Inter a vincere dopo anni. Io, però, ci ho creduto subito. Sin dal primo ritiro. Quanto mi hai gasato, Anto’.
Pure quando non hai saltato al coro di “chi non salta juventino è”. Meglio tu, schietto e sincero, che non rinneghi il passato, di chi ha giocato a fare il Comandante, voleva prendere il palazzo e poi si è rimangiato tutto.
Mi hai gasato pure alla prima giornata, quando ci hai messo la faccia dopo i tre palloni presi a Verona. C’era già chi voleva la tua testa, chi parlava di dimissioni. Io invece ero tranquillo. Con te in panchina lo sono sempre stato. Mi bastava vederti lì, teso come un blocco di marmo, le mani incrociate, a divorarti le unghie per la tensione. Pronto a scattare a ogni gol come un ultrà.
Mi hai gasato anche nella sofferenza, che ha accompagnato quasi ogni partita. Perché diciamoci la verità: le volte che abbiamo vinto con due gol di scarto si contano sulle dita di una mano.
Mi hai gasato quando, dopo la vittoria di Bergamo, davanti a ventimila persone a Capodichino nel cuore della notte, hai preso il megafono facendo impazzire tutti.
Mi hai gasato persino quando hai pianto dopo la cessione di Kvara. Se fossi stato su un’altra panchina forse ti avrei odiato. E invece mi hai gasato lo stesso.
Mi hai gasato al discorso prima della sfida con l’Inter: “Non qui. Non stasera. Non a casa nostra.”
Poi il gol di Billing. Io che quasi muoio di infarto. Quell’infarto che se non mi è venuto la sera di Parma e Pedro Pè, allora non mi viene più. Quanto mi hai gasato pure là, Antò’: “Andiamoci a prendere lo scudetto.” Una settimana senza sonno. L’ansia che divorava la città. Le lacrime alla sforbiciata di Mc Fratm. La gioia senza senso alla galoppata di quel Lukaku che hai tanto voluto e che poi ti avrebbe pure deluso.
Quanto mi hai gasato, Anto’.
Quando sembrava finita e hai deciso di restare, ho festeggiato come per un quinto scudetto.
Le aspettative quest’anno erano enormi. E lo so: non tutto è andato per il verso giusto. Il mercato fallimentare. La Champions. Gli infortuni. Hai sbagliato pure tu, Anto’. Perché qua, se vincere è difficile, ripetersi è quasi impossibile. Non ci è riuscito nemmeno Diego.
Eppure mi hai gasato lo stesso.
Quando dopo Bologna sembrava tutto finito e invece hai tenuto la rotta nella tempesta. Hai cambiato, ti sei adattato. Tu, che tutti raccontavano come rigido e intransigente, hai cambiato modulo, uomini, idee. Hai tirato fuori il meglio da tutti.
Mi hai gasato nella notte di Riyad. Quella Supercoppa che molti consideravano un trofeo minore. Io invece ho festeggiato. Non siamo mica il Real Madrid?
Mi hai gasato nella notte di San Siro. Faccia a faccia col quarto uomo dopo il rigore dato all’Inter. L’esultanza nel sottopassaggio al pareggio di Mc Fratm. Ho sperato davvero che potessimo giocarcela fino alla fine. Ho scritto che avrebbero dovuto strapparcelo dal petto. E invece è stato più facile del previsto.
Ma va bene lo stesso.
Perché con te siamo sempre stati squadra. Sempre compatti. Sempre scomodi.
E adesso te ne vai, Anto’.
E non mi interessa nemmeno sapere perché. Forse lo temevo. Perché tu non metti radici. Cerchi sempre un’altra sfida, un’altra montagna da scalare. Forse hai capito che qui il tuo tempo era finito.
Non sono deluso. Nemmeno dispiaciuto. Con te le storie finiscono presto.
Forse torneremo a odiarci, nemici come prima. Ma ci sarà sempre un posto per te nel mio cuore.
Perché mi hai gasato, Anto’.
E certe volte il calcio è tutto qui.






