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Le peggiori statistiche del Napoli di Conte in questa stagione: un 2° posto, ma con tante incognite e molti limiti

Redazione di Redazione
15 Maggio 2026
in Pubbliredazionale
Tempo di Lettura: 5 min
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Conte
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Il secondo posto in Serie A racconta una squadra ancora competitiva, solida abbastanza da restare nell’alta classifica e capace di mantenere una soglia di rendimento importante. Ma sotto la superficie del Napoli di Antonio Conte emergono alcune statistiche meno brillanti: dati che non cancellano il valore della stagione, però aiutano a spiegare perché la squadra non abbia avuto la stessa forza dominante delle migliori versioni contiane.

In diverse voci, infatti, gli azzurri non sono tra le prime cinque del campionato. E il dato è significativo proprio perché riguarda aspetti centrali del gioco: produzione offensiva, qualità delle occasioni, presenza in area, palle inattive, aggressività difensiva e gestione dei rigori concessi.

Produzione offensiva: tanti punti, ma non abbastanza volume

La prima crepa è nel volume dei tiri. Secondo StatMuse, il Napoli ha prodotto 478 conclusioni in 36 partite: un numero che lo colloca al sesto posto della Serie A, dietro Inter, Juventus, Atalanta, Como e Milan. È una posizione rispettabile, ma non da élite assoluta, soprattutto per una squadra che lotta stabilmente nelle zone Champions e che, per ambizione, dovrebbe stare vicino ai vertici anche nella quantità di occasioni create. Nella stessa tabella, il Napoli risulta a 54 gol, meno di Inter, Como, Juventus e Roma, e appena sopra il gruppo delle inseguitrici offensive.

Il punto non è che il Napoli non attacchi. Il punto è che attacca con meno continuità rispetto alle squadre più produttive. Conte ha costruito una formazione più controllata che travolgente, più attenta agli equilibri che alla pressione costante. È una scelta tecnica comprensibile, ma ha un costo: quando la partita si sporca o l’avversario abbassa il ritmo, il Napoli non sempre riesce ad aumentare il numero di conclusioni fino a schiacciare l’avversario.

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Expected goals: l’ottavo posto pesa più dei gol segnati

Il dato più indicativo è quello degli expected goals. FotMob assegna al Napoli 48,5 xG, valore che vale soltanto l’ottavo posto in Serie A. Davanti, per distacco, ci sono Inter e Juventus, rispettivamente a 67,9 e 65,0.

Questa statistica suggerisce che il Napoli non abbia creato occasioni di qualità in misura proporzionata alla sua classifica. In altre parole: la squadra ha massimizzato parecchio, ma non sempre ha costruito abbastanza. È qui che si vede la differenza tra una formazione cinica e una formazione dominante. La prima sa vincere anche con poco; la seconda produce talmente tanto da ridurre il peso degli episodi. Il Napoli di Conte, in questa voce, appartiene più alla prima categoria.

Anche la differenza xG è fuori dalla top 5: +11,3, settimo posto secondo FotMob. Inter e Juventus sono molto più avanti, con +35,7 e +33,3. È un dato che ridimensiona la percezione di controllo assoluto: gli azzurri hanno sì un saldo positivo, ma non quello di una squadra che strappa il campionato sul piano della superiorità statistica.

Big chances: nona posizione, il segnale più chiaro

Un’altra voce problematica riguarda le grandi occasioni create. FotMob registra 72 “big chances” per il Napoli, dato da nono posto in Serie A. Inter è a 140, Juventus a 102: due numeri che mettono in prospettiva la distanza tra chi genera pericolo in modo seriale e chi, invece, deve spesso lavorare molto per arrivare a un’occasione pulita.

Questo è forse il dato più giornalisticamente interessante, perché racconta una squadra meno verticale e meno feroce di quanto ci si aspetterebbe da Conte. Il Napoli arriva in zona offensiva, muove palla, mantiene percentuali di possesso alte, ma non sempre traduce il dominio territoriale in chance nitide. Il problema non è solo degli attaccanti: è anche di rifinitura, tempi d’inserimento, qualità dell’ultimo passaggio e capacità di riempire l’area con più uomini.

Area avversaria e cross: presenza non da Top 5

Il Napoli non entra nella top 5 nemmeno per tocchi nell’area avversaria: 885, settimo posto. Inter e Juventus, le prime due in questa voce, sono rispettivamente a 1.227 e 1.219. È una distanza ampia, che fotografa una squadra meno insistente negli ultimi sedici metri rispetto alle migliori del campionato.

Anche sui cross precisi il Napoli è lontano dalla vetta: 4,0 a partita, tredicesimo posto. Inter è prima con 6,9, Milan seconda con 4,9. Il dato conferma una tendenza: gli azzurri non sono una squadra che sfonda sistematicamente dal fondo né una formazione che alimenta con costanza l’area attraverso traversoni di qualità. Per un allenatore che spesso ha costruito squadre forti sulle catene laterali, è una voce che merita attenzione.

Palle inattive: rendimento utile, non dominante

Le palle inattive sono un altro termometro. FotMob registra 11 gol da situazione di palla ferma per il Napoli, settimo posto in Serie A. Inter è a 21, Juventus a 16. Anche qui non siamo davanti a un crollo, ma a una mancata eccellenza.

In un campionato spesso deciso dai dettagli, corner e punizioni laterali possono cambiare la stagione. Per una squadra fisica, strutturata e allenata da Conte, ci si aspetterebbe un peso maggiore su queste situazioni. Il Napoli invece resta in una fascia intermedia: pericoloso, ma non abbastanza da trasformare la palla inattiva in un’arma realmente identitaria.

Difesa: pochi fronzoli, ma alcune spie rosse

La fase difensiva resta solida nei numeri generali, ma non impeccabile. Il Napoli è settimo per gol subiti a partita, con una media di 1,0. Como e Juventus sono davanti con 0,8. Anche i clean sheet non mettono gli azzurri tra le prime cinque: 13, settimo posto, contro i 18 di Como e Inter.

Il dato non dice che il Napoli difenda male. Dice piuttosto che non difende da miglior squadra del campionato. E la differenza, a questi livelli, è decisiva. La squadra di Conte concede poco in certe partite, ma non sempre riesce a chiudere la porta con la regolarità delle rivali più solide.

C’è poi un dato anomalo e pesante: i rigori concessi. FotMob indica il Napoli al primo posto per penalties conceded, con 10. Milan segue a 8, Udinese a 7. Qui il problema è evidente: una squadra di alta classifica non può concedere così tanti episodi ad alto valore di gol. Può trattarsi di errori individuali, duelli difensivi gestiti male o momenti di pressione subita; resta però una statistica che incide direttamente sui risultati.

Pressing e riconquista: fuori dalla Top 5 anche nell’aggressività

Un altro dato interessante riguarda la riconquista alta: 3,8 possessi recuperati nel terzo offensivo a partita, sesto posto. Inter e Juventus comandano anche qui, con 4,8 e 4,7. Il Napoli è appena fuori dalla top 5, ma il segnale tattico è chiaro: non è una squadra che fonda la propria superiorità sul recupero immediato e costante vicino all’area avversaria.

Ancora più estremi i dati su intercetti e tackle: 6,2 intercetti a partita e 12,4 contrasti a partita, in entrambi i casi ventesimo posto secondo FotMob. In parte è una conseguenza del possesso palla: chi tiene più il pallone ha meno occasioni di difendere in modo attivo. Ma resta una fotografia precisa del Napoli attuale: più gestione che aggressione, più controllo che duello.

Il paradosso del Napoli: competitivo senza dominare

In attesa di capire se riuscirà a blindare aritmeticamente la Champions a fine settimana, il Napoli di Conte vive dentro un paradosso. La classifica lo promuove, ma molte statistiche lo raffreddano. È una squadra forte, ma non sempre brillante; efficace, ma non travolgente; organizzata, ma non dominante in diverse voci chiave. Il sesto posto nei tiri, l’ottavo negli xG, il nono nelle grandi occasioni, il settimo nei tocchi in area e nei gol da palla inattiva raccontano un attacco che funziona, ma non schiaccia. Il settimo posto nei clean sheet e il primato negativo dei rigori concessi raccontano una difesa competitiva, ma non blindata.

Analizzando le quote serie a sembra facile dire che il Napoli possa comunque chiudere i giochi per la Champions nella prossima gara. Ma, a livello statistico, la conclusione è netta: questo Napoli resta una squadra da vertice, ma i numeri dicono che il suo rendimento è stato costruito più sull’efficienza, sulla gestione e sulla capacità di restare dentro le partite che su una vera superiorità statistica diffusa. Per Conte non è necessariamente una bocciatura. È però una traccia chiara per il futuro: per tornare a essere una squadra non solo vincente, ma anche dominante, il Napoli dovrà produrre di più, entrare di più in area, creare occasioni più pulite e concedere meno episodi ad alto rischio. La classifica può bastare per restare grandi. I numeri, invece, spiegano dove bisogna migliorare.

Tags: Conte
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