Il Napoli si è fermato sul più bello
I conti non tornano e la delusione cresce. Il Napoli, costruito per restare competitivo su tutti i fronti, si ritrova improvvisamente fragile nel momento decisivo della stagione. La sconfitta interna contro il Bologna, la seconda nelle ultime tre gare al Maradona dopo sedici mesi di imbattibilità casalinga, ha amplificato dubbi e tensioni attorno alla squadra di Antonio Conte.
Gli infortuni hanno inciso a lungo sul rendimento del gruppo, ma ora l’emergenza sembra rientrata. Eppure il Napoli continua a faticare: appena cinque punti nelle ultime cinque partite, poche occasioni create e una sensazione generale di smarrimento. A preoccupare più dei risultati è l’atteggiamento: meno intensità, meno fame, meno cattiveria agonistica. Elementi che, storicamente, rappresentano proprio il marchio delle squadre allenate da Conte.
Una rosa profonda ma rendimento altalenante
In estate Aurelio De Laurentiis aveva investito per garantire all’allenatore una rosa lunga e competitiva. Il Napoli disponeva di alternative in quasi tutti i reparti e l’obiettivo dichiarato era restare protagonista in Italia e in Europa.
La stagione, però, ha avuto un andamento altalenante. La Supercoppa conquistata contro Milan e Bologna resta uno dei picchi più alti dell’annata, ma troppo spesso gli azzurri hanno deluso nelle partite decisive. Il trentesimo posto nel ranking Champions aveva già lasciato malumori in città, mitigati però dalla comprensione per le difficoltà vissute durante l’emergenza infortuni.
Adesso, invece, il clima è cambiato. Il Napoli non convince più né sul piano del gioco né su quello mentale. La squadra corre meno, segna poco e sembra aver perso fiducia proprio mentre la corsa Champions entra nella fase decisiva.
I numeri di Conte e il confronto con il passato
Anche i numeri alimentano le riflessioni. Vincendo le ultime due partite, il Napoli arriverebbe al massimo a 76 punti. Dall’inizio dell’era Sarri, soltanto due stagioni hanno fatto registrare un rendimento peggiore: quella del 2019-20 chiusa da Ancelotti e Gattuso al settimo posto e il disastroso 2023-24 concluso addirittura al decimo posto dopo le gestioni Garcia, Mazzarri e Calzona.
La differenza, però, è che Conte aveva riportato il Napoli immediatamente in corsa per il vertice dopo il crollo post scudetto. Proprio per questo il rallentamento improvviso pesa ancora di più. La squadra sembra aver perso brillantezza fisica e mentale, ma è difficile immaginare che un allenatore come Conte non riesca a trovare una soluzione per riaccendere il gruppo.
Attacco in difficoltà e segnali preoccupanti
Il rendimento offensivo resta uno dei principali problemi. Il Napoli ha segnato 54 gol in campionato, un dato inferiore alle aspettative e solo leggermente migliore rispetto alla scorsa stagione. Ma rispetto al passato manca soprattutto il ritmo, la pressione continua, la capacità di trascinare le partite attraverso intensità e convinzione.
Gli attaccanti hanno prodotto meno del previsto e la squadra, nelle ultime settimane, ha spesso dato l’impressione di accontentarsi. Una sensazione insolita per un gruppo allenato da Conte, abituato invece a giocare ogni pallone con aggressività e fame.
La Champions resta l’obiettivo prioritario
Adesso conta soprattutto il risultato. Al Napoli basta una vittoria a Pisa per blindare matematicamente la qualificazione alla prossima Champions League, traguardo fondamentale sia dal punto di vista sportivo sia economico.
Poi arriverà il momento delle valutazioni. Conte e De Laurentiis dovranno confrontarsi sul futuro e capire le ragioni di una frenata tanto improvvisa quanto inattesa. Perché il Napoli, fino a poche settimane fa, sembrava pronto a chiudere la stagione con entusiasmo e certezze. Ora, invece, deve ritrovare sé stesso prima che sia troppo tardi.






