Una vittoria che vale più dei tre punti
La risalita del Napoli passa da una notte che sembrava piena di insidie. Il Qarabag non era un avversario di facciata, ma una squadra capace di giocare bene, correre tanto e mettere paura anche ai club più blasonati. Una vera minaccia per chi, come gli azzurri, arrivava da settimane complicate in Champions. Ma il Napoli ha ritrovato intensità, concentrazione e soprattutto cuore: quello stesso cuore che Antonio Conte aveva messo al centro del suo sfogo post-Bologna, quando tutto sembrava sul punto di saltare.
La risposta è arrivata sul campo. Dopo il 3-1 all’Atalanta che aveva riacceso entusiasmo e aggressività, il successo sul Qarabag ha mostrato un’altra qualità: la consapevolezza. La squadra ha reagito bene anche nei momenti più delicati, ha ragionato dopo il rigore sbagliato e ha dettato ritmo quando il match si è sbloccato. A fare la differenza è stata anche la mano di Conte, trasformata in sicurezza per un gruppo che aveva bisogno di ritrovarsi.
Conte cambia pelle al Napoli
La svolta è arrivata dalla flessibilità tattica. Con un centrocampo falcidiato dagli infortuni e senza uomini d’esperienza come Lukaku, De Bruyne e Anguissa, Conte ha scelto di osare: il 3-4-2-1 ha dato nuova linfa offensiva, con Neres e Lang liberi di muoversi alle spalle delle punte e McTominay pronto a inserirsi. Quando poi la partita lo ha richiesto, il tecnico ha spostato l’assetto sul 4-2-3-1, inserendo Politano sulla linea dei fantasisti. È stata la mossa decisiva nella corsa alla vittoria.
Il Napoli ha mostrato un calcio europeo: aggressività nei duelli, transizioni rapide, diversi giocatori a riempire l’area. La porta inviolata per la seconda gara consecutiva in Champions è un altro segnale di crescita, soprattutto dopo i sei gol subiti a Eindhoven.
Neres, il nuovo motore dell’attacco
In questo nuovo Napoli, un protagonista sta emergendo su tutti: David Neres. Dopo settimane di “penitenze” contiane, l’esterno brasiliano ha trovato continuità, profondità e un repertorio tecnico che ricorda a tratti Ezequiel Lavezzi. Dribbling, colpi di tacco, finte che spiazzano e improvvise accelerazioni: un arsenale che oggi dà imprevedibilità a una squadra che ne aveva disperato bisogno.
Contro l’Atalanta ha segnato due gol, mentre contro il Qarabag è andato vicino alla prodezza con una mezza rovesciata che avrebbe potuto diventare la copertina della Champions. Kochalski gliel’ha negata, ma ha confermato il suo periodo d’oro. Neres non è un giocatore feroce, non lo sarà mai, ma ha una velocità improvvisa e una naturalezza nel saltare l’uomo che aprono spazi e idee.
Determinante anche l’intesa con Højlund, attaccante generoso e poco egoista, perfetto per esaltare il talento degli esterni. Il Napoli ha oggi un’arma che nelle settimane precedenti era mancata: uno sprinter tecnico capace di cambiare le partite con un singolo gesto.
Lang, McTominay e un gruppo che ritrova fiducia
Se Neres è la scintilla, Lang sta iniziando a carburare. Un po’ timido, ancora in fase di adattamento al calcio italiano, ma finalmente in crescita. Il suo contributo resta fondamentale soprattutto nel dare ampiezza e qualità sugli esterni, anche se servirà continuità.
McTominay, invece, rappresenta l’altra faccia della rinascita: concretezza, inserimenti, capacità di far salire la squadra. Il suo ritorno a livelli alti ha permesso al Napoli di ritrovare equilibrio e verticalità.
Il Napoli aveva bisogno di una prova che cancellasse dubbi e paure dopo Bologna ed Eindhoven.
L’ha trovata in una notte complessa, accompagnata dalla pioggia ma anche dal sostegno del Maradona. Domenica c’è la Roma, poi Juventus e Benfica: gli esami non mancano. Ma ora il Napoli sembra aver ritrovato il suo spirito, quello dei campioni d’Italia.
Fonte: Gazzetta






