Roma-Napoli: vigilia del Derby del sole
Sabato 29/11/25. Vigilia del fu Derby del Sole, come era pittorescamente soprannominata la partita tra Napoli e Roma, separate da 225 km e due ore d’auto lungo quell’A1 che attraversa il Bel Paese. C’era un clima di amicizia – o presunta tale – che riempiva di colore il match tra quelle che si consideravano le anti-Nord per eccellenza. Bello, eh: si vinceva poco o nulla entrambe, e il Nord continuava a guardarti con quel misto di ilarità e arroganza, ma almeno ci si dava un certo tipo di aria. Anzi, un “tono”, come direbbe Drugo del suo tappeto.
Oggi, però, del “Sole” è rimasto poco: il rapporto tra le due tifoserie, sfregiato da quasi quarant’anni di ferite, ha conosciuto la sua definitiva dipartita quel maledetto 3 maggio 2014 e dal continuo fango gettato da una parte della tifoseria giallorossa sulla memoria di un tifoso ucciso.
Se ne facciano una ragione i nostalgici del social blu: nella vita esistono gli spartiacque, e quello è stato uno di quelli.
- Roma-Napoli: alle radici della rottura
Chiusa – faticosamente – questa parentesi, vale la pena tornare alle radici della rottura. La storia la conoscono tutti, al punto da risultare noiosa: 25 ottobre ’87, Roma-Napoli 1-1, Bagni fa il gesto dell’ombrello e bla bla bla. Ma davvero basta questo? Davvero un gemellaggio costruito su presunte basi ideologiche dure e pure può essere minato dal gesto di un calciatore? Quante amicizie extra-campo sono state distrutte dall’esultanza di un singolo?
Francamente, non se la beve più nessuno. Bagni fu solo il casus belli: l’assist perfetto colto da chi cercava da tempo un pretesto per porre fine a tutto. E quella parte, chiaramente, non aveva addosso l’azzurro.
Allora perché una rottura così violenta? L’analisi, in realtà, è semplice al punto da sembrare banale: le poltrone per due non esistono. Al romanista andavi bene finché poteva continuare ad affermare una certa superiorità: prendeva i tre punti, raccontava la favoletta dell’antipotere settentrionale, pacche sulle spalle e sorrisoni. Una perversione sociologica da urlo.
Io dico che iniziarono a dimenarsi già dal luglio dell’84, tre anni prima della rottura. “Maradona da loro? Un fuoriclasse del genere… ai terremotati?” E da lì il trend si ribalta: Napoli alza la testa, capisce di poter lottare, addirittura vincere. È lì che si consuma lo strappo, perché il romanista è la miglior incarnazione del “voglio vederti bene, ma mai meglio di me”.
Se domani l’Udinese lottasse per il titolo, inventerebbero che i friulani hanno rubato la ricetta del frico dalla tradizione romana. Non è nemmeno un atteggiamento che condanno: è umano. È la patina d’ipocrisia a renderlo indigesto. Fino all’84 andavamo benissimo, e per Dio: a chi non saremmo andati bene? Eravamo in ginocchio su tutto. L’idea che una squadra meridionale potesse sottrarre loro lo scettro di anti-Nord li ha atterriti, e da lì è emerso tutto il livore covato.
Voliamo ai giorni nostri: secondo voi come hanno vissuto questi 21 anni targati ADL? Domanda retorica. Il 4 maggio 2023 erano incazzati; il 23 maggio 2025, a pezzi. Per loro è inaccettabile che il Napoli li abbia superati negli scudetti, ma li si può capire: dal 2001 ci hanno provato in ogni modo, risultando sempre sconfitti. E poi arriviamo noi dall’inferno e bam: due tricolori in tre anni. Voi non sareste rancorosi?
E quindi Vesuvio, colera e tutta la robaccia trita e ritrita che ormai fa quasi sorridere: è l’unica arma rimasta. Sportivamente cosa potrebbero dire? “Abbiamo più trofei”? Sono tre Coppe Italia in più. “Siete stati in Serie C”? Anche qui, serve spiegare la risposta o ci arrivate? Una persona fuori dal mondo del calcio, parlando con un romanista, penserebbe che la Roma abbia un palmarès grande quanto il Colosseo.
Disclaimer doveroso: non parlo della tifoseria intera, ma di quella piccola parte che proprio non riesce a non avvelenare il clima.
State sereni: domenica potete volare in vetta e respirare un’aria che non tirava da un po’. Ma fate una cosa prima di tutto per voi stessi: vivetevela meglio. Lo scettro anti-Nord, “er progetto figo” e il sold-out non ve li toglie nessuno. Noi ci accontentiamo di essere noi stessi (e anche di qualche scudetto), senza ipocrisie.
Alla fine, comunque, ‘sto scettro anti-Nord l’avete capito cos’è?






