Il dominio tecnico del Napoli e l’impatto immediato di Neres
La partita mostra fin dai primi minuti un tema chiaro: il Napoli riesce a superare il pressing della Roma con facilità crescente, trovando linee di passaggio pulite e continuità nel possesso. Al 26’ la superiorità diventa evidente, con Neres punto di riferimento costante tra le linee. La squadra giallorossa, solitamente aggressiva nel recupero alto, non trova tempi né sincronismi, finendo per inseguire gli avversari come in un giro perpetuo attorno al pallone.
A quel momento, la differenza nel numero di passaggi (159 a 69) e nel possesso palla (66% contro 34%) fotografa l’andamento dell’incontro. Lungo possesso, rotazioni fluide, capacità di manipolare le marcature: il Napoli indirizza il match grazie al nuovo 3-4-3 che crea un lato forte a destra.
La catena di destra che manda in crisi le marcature della Roma
L’asse Beukema–Lobotka–Di Lorenzo–Neres costruisce sequenze che la Roma fatica a leggere.
La prima grande occasione arriva da un’azione lineare: passaggio taglia-linee verso Lobotka, giocata immediata su Neres, controllo orientato per saltare Hermoso. Il movimento interno di Di Lorenzo destabilizza ulteriormente il blocco giallorosso, obbligando Wesley a scegliere tra copertura dello spazio e uscita sull’uomo.
L’azione porta a un cross respinto, ma il Napoli mantiene il possesso e ritorna sulle stesse rotazioni.
La ripetizione della struttura – Neres largo, Di Lorenzo nel mezzo spazio, Lobotka regista mobile – permette di inclinare il campo verso Svilar. Il pallone arriva poi a sinistra, dove Lang sfiora il vantaggio con un tiro-cross insidioso.
Qualche minuto prima, sempre la coppia Neres-Di Lorenzo aveva creato un’altra grande occasione. Neres riceve tra le linee, serve a sinistra e continua un taglio lunghissimo non seguito dai difensori: arriva così a costringere Ndicka ad accorciare, aprendo il corridoio per l’inserimento di Di Lorenzo, che calcia di poco a lato.
Il cambio tattico di Conte: un 3-4-3 nato dall’emergenza
Nel secondo tempo, con Politano al posto di Neres, il meccanismo resta intatto: ala larga e terzino dentro il campo, schema che porterà anche al giallo di Hermoso. Conte spiega che il modulo è nato dalle necessità, con centrocampisti contati e assenze pesanti. Eppure il risultato tattico sembra naturale per una squadra che in questa struttura ritrova la compattezza e i ritmi che l’hanno resa dominante nella scorsa stagione.
La Roma arriva a impensierire Milinkovic-Savic solo al 90’, dopo che il Napoli aveva segnato allo scadere del primo tempo su una transizione lunga e gestito la ripresa con il classico blocco basso di protezione del risultato.
Il 3-4-3 appare funzionale anche alle caratteristiche dell’unica punta: Hojlund preferisce gli attacchi in profondità, più che lavorare spalle alla porta. La presenza di due giocatori tecnici nei mezzi spazi – Neres e Lang – lo libera da compiti di rifinitura e gli permette di concentrarsi sul proprio punto forte. L’impianto risulta coerente e valorizza elementi finora difficili da incastrare insieme.
Le incognite future: cosa succede quando torneranno tutti?
Ogni evoluzione comporta rinunce: Politano trova meno spazio e in area manca la presenza che McTominay garantiva nella scorsa stagione. Ma il Napoli oggi funziona, al punto da tornare in vetta a dicembre.
Resta una domanda inevitabile: cosa accadrà quando rientreranno Anguissa, Lukaku e soprattutto De Bruyne? La struttura attuale è nata dall’emergenza, ma ha offerto certezze che la squadra cercava da mesi.
Paradossalmente, il principale ostacolo nella corsa al secondo scudetto consecutivo potrebbe essere capire come integrare i rientri senza rompere l’equilibrio appena ritrovato.
Fonte: Ultimo Uomo






