Luciano Spalletti è un grande allenatore. Lo ha dimostrato in ogni squadra che ha allenato e lo sta facendo ancora una volta anche nella panchina più complicata d’Italia, ovvero quella della Juventus.
Luciano Spalletti è anche un abile comunicatore. Le sue conferenze stampa sono sempre un mix di affermazioni che vanno dalla retorica più spicciola, passando per la filosofia fino ad arrivare al linguaggio tecnico del calcio allo stato puro. Uno spettacolo insomma per chi lo segue e per quello che sarebbe potuto essere, in un altra epoca, un personaggio Dostoevskijano.
Luciano Spalletti, e chi lo conosce lo sa bene, studia a tavolino la comunicazione in maniera maniacale, quasi come studia l’avversario in campo.
Dunque, non possiamo non evidenziare come, già distante dalle interviste a caldo dell’immediato post partita – dato che questa frase è stata pronunciata nella conferenza stampa successivo – non possa non aver pronunciato di proposito quelle frase che in molti tifosi lato Napoli hanno notato:
“… poi è chiaro che se vinci contro gli ex Campioni d’Italia ti dà ancora più certezze…”
Eh no caro Luciano.
Il Napoli è la squadra Campione di Italia in carica, non l’ex. E nel caso non te lo ricordassi, c’è quello scudetto cucito sulla maglia a farlo. Scudetto che resterà su sfondo azzurro almeno fino a maggio.
Eppure tu dovresti sapere quanto sia importante arrivare a quel risultato, dato che lo hai agognato per decenni fino a tatuartelo addosso sulla pelle.
I demoni interiori di Luciano
E infatti Luciano lo sa bene. Spalletti è troppo intelligente per derubricare a lapsus quella frase.
È il suo modo di sfidare il mondo, soprattutto chi, secondo lui e agli occhi degli altri, ritiene che altri personaggi abbiano ancora un rango superiore al suo come allenatore.
Oggi Conte, ieri Allegri. Resta indimenticabile quell’inseguimento sul campo del Maradona a cercare la stretta di mano di Allegri, dopo avergli rifilato cinque reti e aver praticamente chiuso la pratica scudetto sbattendo la porta in faccia alla Juve e a tutte le altre inseguitrici.
Cosa voleva dire con quel prefisso latino, lui solo lo può sapere.
Forse era appunto un messaggio per il suo rivale e successore (non diretto) sulla panchina azzurra. O, ancora più probabile, forse il messaggio era per il presidente De Laurentiis. Come se Luciano volesse ratificare a colui che l’aveva definito, con una frase infelice, l’allenatore di una squadra talmente forte “che potrebbe essere allenata da chiunque” , l’abdicare al trono di Campioni.
Tieni Aurelio, io te l’ho dato lo scudetto ed io te lo tolgo dalla maglia.
Non lo sappiamo, i demoni di Luciano sono troppo profondi per poterli decifrare. Sono i suoi demoni, appunto, e anche i suoi più grandi stimoli a continuare. E, al di là delle dichiarazioni infelici, e non è la prima che coinvolge il Napoli, restano i fatti: Spalletti è ancora uno dei più bravi allenatori del mondo.





