Se dovesse scoprirlo Giuseppe Pastore magari tirerebbe fuori il dato per cui Giovanni Manna è il primo Direttore Sportivo in Serie A ad avere una strada omonima nella città in cui lavora. O, magari, Giuseppe Pastore è davvero onnisciente e questo dato lo ha già svelato su X o in qualche live in giro per il web.
Via Giovanni Manna, infatti, esiste davvero ed è a Napoli. Al Borgo Orefici, per la precisione. Solo che se qualcuno avesse letto “via Giovanni Manna”, giusto qualche mese fa, avrebbe pensato immediatamente a una locuzione interiettiva. A una cosa del tipo “Giovanni Manna via da Napoli”, più o meno. Anche perché era questo il sentimento che unanimemente animava la piazza contro il suo Ds.
Una piazza che fa sconti solo a chi vuole
Eppure, anche se in un club del livello del Napoli gli errori è giusto che siano scontati tutti, e senza essere troppo indulgenti, a più di qualcuno è sfuggito cosa significhino realmente i concetti di programmazione e di crescita (sì, anche quella professionale).
O meglio: c’è una parte di piazza e di stampa che sa essere molto indulgente con chi vuole e guarda con occhio benevolo anche a chi ha rischiato di fare danni incalcolabili – vedasi Gennaro Gattuso, per fare un esempio del passato, che col ben di Dio di rosa a disposizione non centrò nemmeno il quarto posto.
Però si dimentica curiosamente cosa vuol dire trovarsi a 36 anni a fare, tra l’altro per la prima volta in Serie A, il Direttore Sportivo di un club ambizioso come il Napoli. Sarà che Manna è stato messo già a febbraio dell’anno scorso sul banco degli imputati, ma qui non ha trovato nessuno che gli concedesse almeno una di quelle attenuanti di cui invece, sicuramente, era consapevole la società quando lo ha ingaggiato.
Un Ds “scovatalenti”
Eppure, che il ragazzo avesse una certa stoffa era noto a tutti. La quantità di giovani talenti ingaggiati e scovati durante la sua esperienza alla Juve Next Gen ha dimensioni quasi seriali. Inserito in un contesto aziendale in cui gli erano garantiti fiducia e autonomia, il dirigente cilentano è riuscito a riportare quel talento che da un bel po’ non si vedeva tra le nuove leve di Vinovo.
Già solo Kenan Yildiz (strappato al Bayern Monaco) e Dean Huijsen potrebbero valere un’intera carriera per chi ha il compito di scovare talenti, ma poi vanno aggiunti Miretti, Barrenechea, Soulé, Illing-Jr… Non tutte ciambelle riuscite con il buco, vero, ma tutti calciatori che avevano un talento tutt’altro che trascurabile. Anzi.
Hasa, Rao e gli altri
Partiamo da un assunto: Manna ha iniziato a fare adesso, a Napoli, quello che sa fare meglio. Cioè lavorare sui giovani. Hasa è diventato un perno della Carrarese, mostrando a tutti che scommettere su di lui non era, in realtà, una scelta così peregrina. Eppure, l’anno scorso il suo acquisto è stato deriso da gran parte della piazza.
E, a dire il vero, Hasa aveva già fatto vedere di essere un calciatore duttile e dai colpi interessanti. Anzi, durante l’edizione del 2023 degli Europei Under 19 vinti dall’Italia, il centrocampista italo-albanese era stato il miglior calciatore di tutto il torneo. Se poi il suo talento non è venuto fuori è anche perché da noi c’è un meccanismo balordo per cui anche i migliori giovani, nella fase del salto al professionismo, devono fare i conti con un sistema che fa acqua da tutte le parti. Ma non è questa una colpa di Manna…
Un altro colpo interessante è stato quello di Rao: un calciatore davvero talentuoso che deve trovare continuità nel rendimento, ma che pare sia stato strappato alla concorrenza dell’Arsenal. E, più in generale, Manna sta portando avanti un lavoro con la primavera con un’attenzione che non si è mai vista nel Napoli di De Laurentiis: gli acquisti di Baridò e Milton Pereyra, su tutti, lo dimostrano. Questo tipo di lavoro è indubbiamente un valore in più che il Napoli ha acquisito grazie alla sua direzione sportiva.
Il nodo scoperto delle cessioni
Sicuramente, se c’è un fronte su cui Manna non si è mostrato ancora pronto, questo è quello delle cessioni. C’è da dire che, con le chiavi del calciomercato in mano a Conte, i suoi margini di manovra sono stati sin qui piuttosto ristretti. Ad esempio, l’obiettivo che gli era stato dato l’estate scorsa era quello di sfoltire in tempi brevi una rosa troppo lunga in modo da avere pronti per luglio i principali acquisti su cui il mister avrebbe dovuto lavorare in ritiro.
È naturale, allora, che certe operazioni in uscita siano state chiuse in maniera frettolosa. E anche che non sia stata presa troppo in considerazione la remuneratività stessa di queste cessioni: la piazza è portata a fare il raffronto con Giuntoli perché l’ex Ds di Carpi e Juve ha portato a casa plusvalenze che erano veri e propri capolavori. Ma il ciclo di Conte, sin qui, è stato un’anomalia nella politica societaria del Napoli e sappiamo bene che anche la sostenibilità economica non è stata contemplata tra le priorità da perseguire.
Un futuro con Manna
Ma quando i rigidi (e assurdi) paletti imposti dalla Lega a stagione in corso hanno obbligato il Napoli a stringere i cordoni della borsa, Manna ha saputo rispondere con prontezza e autonomia. Sia chiaro: il club azzurro, con l’incarrettata di acquisti fatta in estate, non avrebbe dovuto spendere un centesimi a gennaio.
Eppure, un po’ gli infortuni e un po’ gli attriti interni allo spogliatoio che hanno portato alla cessione di Lucca e Lang (temeraria, quest’ultima, per i margini di manovra che il Napoli aveva allora), hanno spinto Manna a cercare un esterno. Come si fa senza poter spendere soldi? Sappiamo che, quando si opera in certe condizioni, a Conte non interessa più mettere bocca sul mercato (anzi, l’impulso in genere è quello di andare via).
E allora il nome, stavolta, poteva essere proposto da Manna: Alisson Santos. Non è un craque, chiaro, ma a quelle condizioni era il nome migliore che si potesse avanzare. E oggi, a un prezzo contenuto, il Napoli si trova un ottimo comprimario, che peraltro ha ancora 23 anni e buoni margini di crescita.
Perché è importante che resti Manna, allora? Perché il Napoli si troverà ad operare in condizioni di fatto simili anche nella prossima estate. E, se da un lato è importante che stavolta si ceda assicurando alle casse societarie un minimo di plusvalenze, dall’altra non è detto che gli acquisti da fare debbano essere tutti Lukaku o Lucca, pagati troppo rispetto al loro valore e al loro utilizzo.
Al Napoli bastano quattro o cinque Alisson Santos. O, meglio ancora, quattro o cinque Billy Gilmour e Miguel Gutierrez: giocatori giovani, di esperienza internazionale e di indubbio valore nonostante un costo del cartellino contenuto. E questo Manna lo sa fare. Non a caso, oggi è al centro di parecchi rumors: se lo vogliono le rivali del Napoli un motivo ci sarà.





