Manna, il capro espiatorio di un mercato che non gli appartiene
In queste settimane il nome di Giovanni Manna viene sballottato da un titolo di giornale all’altro, quasi fosse l’unico responsabile di un mercato in uscita che stenta a decollare. Un’accusa comoda, ma che racconta solo metà della storia.
Partiamo dai fatti. Il direttore sportivo del Napoli ha ereditato una rosa gonfia, con almeno venti profili considerati in esubero: da Lindstrom a Cajuste, da Cheddira a Ngonge, passando per Folorunsho, Mazzocchi e Obaretin. Nomi che, va detto con chiarezza, non sono farina del suo sacco. Lindstrom, costato 25 milioni con un ingaggio da due milioni e mezzo e ancora due anni di contratto, e Cajuste, arrivato per 9 milioni con uno stipendio da 1,3 milioni, sono l’eredità di gestioni di mercato precedenti, decisioni prese quando Manna non sedeva ancora sulla poltrona da ds azzurro.
Il problema è tutto qui: ingaggi sproporzionati rispetto al reale valore tecnico dei giocatori, che rendono queste operazioni quasi impossibili da chiudere a titolo definitivo. Il mercato, va ricordato, funziona sull’incontro tra domanda e offerta: se un calciatore percepisce uno stipendio fuori mercato, i club interessati pretendono formule agevolate, prestiti secchi o addirittura una partecipazione al pagamento dello stipendio da parte del Napoli stesso. È esattamente ciò che sta accadendo con Lindstrom, per cui il Napoli tratta con lo Schalke 04 per un prestito gratuito e comprtecipazione al pagamento dell’ingaggio.
A complicare il quadro ci sono state anche le pressioni, non proprio silenziose, dell’ex tecnico Antonio Conte. Infatti e a Dimaro, Manna, ha pubblicamente fatto notare come alcuni giocatori, Lucca e Beukema per esempio, sono stati pagati cifre importanti. Parole che hanno acceso ulteriormente i riflettori sul DS chiamato a rispondere di scelte di mercato non sempre sue.
Nel frattempo il buon Giovanni ha dovuto fare i conti anche con vincoli tecnici non negoziabili: lo sforamento dell’indice di liquidità e i limiti della lista dei 25 lo hanno costretto a ritirarsi da alcune trattative in entrata già ben avviate, perché la regola, come ribadito dallo stesso club, è chiara: senza cessioni non ci saranno acquisti.
Tra capitoli più spinosi c’è sicuramente Romelu Lukaku. Il belga rappresenta oggi un costo che il Napoli fatica a sostenere, e per alleggerire il bilancio da questo peso servirà probabilmente un vero e proprio colpo di scena, un incastro di mercato che al momento non si intravede all’orizzonte. Anche per lui l’impressione è che tutto si definisca solo dopo un confronto diretto con il tecnico Allegri.
Nonostante tutto, Manna non si è fermato. Ha già bloccato alcuni giovani di prospettiva per il progetto tecnico, pur sapendo che l’ossatura della squadra dovrà essere rinforzata in più zone del campo prima della chiusura della sessione. Sta lavorando su più tavoli contemporaneamente, provando a incastrare cessioni complicate con acquisti mirati, in un equilibrio delicatissimo tra bilancio, regole federali e richieste tecniche.
Criticarlo è facile, capire la complessità del suo lavoro un po’ meno. Il buon Manna sta cercando di risolvere problemi che non ha creato, ereditati da scelte altrui e aggravati da vincoli di sistema che vanno ben oltre le sue responsabilità dirette. Chi lo attacca senza conoscere questi dettagli, forse, dovrebbe fare un passo indietro prima di puntare il dito.
Buona fortuna, Manna: il tempo, probabilmente, sarà il tuo miglior alleato.





