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Il Napoli di Allegri: un’analisi di questo avvio stagionale

Spud di Spud
22 Settembre 2026
in Analisi
Tempo di Lettura: 12 min
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Allegri
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Il Napoli di Allegri dopo cinque giornate e il debutto in Champions: cosa raccontano davvero i numeri

I numeri fotografano un Napoli ancora in costruzione, e soprattutto una squadra nella quale esiste una differenza abbastanza netta tra la qualità di alcune fasi del gioco e la loro traduzione in risultati. Dopo le prime cinque giornate di Serie A, il Napoli ha raccolto 7 punti, con due vittorie, due sconfitte e un pareggio; nell’ultima gara ha pareggiato 1-1 a Firenze. In Champions è arrivata invece la sconfitta per 0-1 contro l’Arsenal. Il dato forse più interessante, però, è proprio quello che emerge dal campione statistico: 1,17 gol segnati a partita contro 1,45 xG. Il Napoli produce più occasioni di quante ne trasformi, ma contemporaneamente concede un volume di conclusioni molto alto: 17,17 tiri subiti per gara. È qui che probabilmente passa una parte importante del lavoro che Allegri dovrà fare dopo la sosta. Va detto subito: questi numeri sono medie sulle sei partite considerate e quindi non vanno letti come una fotografia definitiva del Napoli di Allegri. Sono però sufficienti per individuare alcune tendenze molto precise.

Il primo problema: il Napoli produce, ma segna troppo poco

Il dato: Gol: 1,17; xG: 1,45, è probabilmente il primo punto da cui partire. Un xG di 1,45 significa, semplificando, che sulla base della qualità delle occasioni create il Napoli avrebbe una produzione offensiva da circa un gol e mezzo a partita. La realtà dice invece 1,17. Non è una differenza enorme, ma è significativa. Il Napoli sta quindi creando più di quanto stia concretizzando. Questo permette di fare una distinzione importante: non siamo davanti, almeno dai dati forniti, a una squadra che semplicemente non arriva mai alla conclusione. Il problema è piuttosto come arriva alla conclusione e cosa fa una volta arrivata negli ultimi metri. Il dato sui tiri lo conferma: 11,33 tiri a partita, dei quali il 35,3% nello specchio. Sono circa 4 tiri in porta per partita. Quindi: 11,33 conclusioni → circa 4 nello specchio → 1,17 gol. La catena suggerisce che il Napoli arriva al tiro con una discreta frequenza, ma deve aumentare la qualità delle conclusioni e soprattutto la capacità di trasformare le situazioni favorevoli. Ed è interessante che lo stesso Allegri abbia parlato proprio di errori nell’ultima scelta dopo Arsenal e anche Fiorentina. Cosa significa concretamente? Il problema non sembra essere soltanto: “Dobbiamo tirare di più”. Potrebbe essere piuttosto: “Dobbiamo arrivare più spesso a conclusioni pulite, nelle zone migliori e dopo l’ultima scelta corretta”. È una differenza sostanziale.

11,33 tiri non sono pochi, ma la distanza media è 16,48 metri

Qui entra in gioco un altro dato molto interessante: distanza media di tiro: 16,48 metri. È una distanza abbastanza interessante: il Napoli non sta semplicemente sparando dalla distanza. Questo rende ancora più importante la differenza tra 1,45 xG e 1,17 gol. Se una squadra tira mediamente da oltre 16 metri e produce 1,45 xG, significa che alcune occasioni di buona qualità ci sono. Il passo successivo dovrebbe essere trasformare maggiormente queste situazioni. In altre parole, il Napoli non deve necessariamente aumentare in maniera esasperata il numero di tiri. Dovrebbe cercare di aumentare: la qualità dell’ultimo passaggio; la pulizia delle occasioni; la presenza in area; la qualità del primo controllo; la possibilità di concludere senza pressione; la capacità di attaccare la seconda palla; la continuità offensiva dopo il primo tiro.

Il possesso al 47,69% racconta una cosa importante

Possesso: 47,69%. Questo è uno degli aspetti che caratterizzano maggiormente il Napoli di queste prime partite. Non siamo davanti a una squadra costruita per dominare sistematicamente il pallone. Il Napoli è leggermente sotto il 50% e questo è coerente con un’idea di calcio nella quale il possesso non è necessariamente il fine ultimo. E attenzione: avere meno possesso non significa automaticamente giocare peggio. La questione è cosa si fa con il pallone quando lo si possiede e cosa si fa quando lo si perde. Ed è proprio qui che i numeri successivi diventano fondamentali.

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469,5 passaggi e 86,8% di precisione: il Napoli sa palleggiare

Il Napoli effettua: 469,5 passaggi a partita con l’86,8% di precisione. È un dato decisamente interessante. La squadra riesce quindi a mantenere una buona pulizia tecnica nonostante non abbia un possesso dominante. Il Napoli non è una squadra che recupera palla e la perde immediatamente. Anzi, i dati mostrano una certa capacità di gestione del pallone. Lo confermano: passaggi in avanti: 139,83, 76,2% accurati; retropassaggi: 62,17, 95,7%; passaggi laterali: 195,83, 92,1%; passaggi nella trequarti: 52,17, 77%; passaggi progressivi: 66,17, 72%; lunghezza media: 19,46 metri. È un quadro abbastanza leggibile. Il Napoli ha una circolazione del pallone accurata, soprattutto quando gioca in sicurezza. Il dato impressionante è il 95,7% sui retropassaggi. Ma proprio qui compare anche una possibile controindicazione.

Il Napoli è molto preciso quando gioca indietro, ma deve diventare più incisivo quando gioca avanti

I dati raccontano: Retropassaggi: 95,7% contro Passaggi in avanti: 76,2%. È perfettamente normale che i retropassaggi abbiano percentuali superiori: sono generalmente meno rischiosi. Ma il punto non è la differenza percentuale in sé. Il punto è che il Napoli deve trasformare il buon possesso orizzontale e di sicurezza in maggiore vantaggio territoriale. I 195,83 passaggi laterali a partita, con il 92,1% di accuratezza, mostrano una squadra capace di muovere il pallone. Ma il calcio offensivo si decide soprattutto quando quella circolazione produce: passaggi verticali; ricezioni tra le linee; progressioni; attacchi dello spazio; combinazioni nell’ultimo terzo; assist; conclusioni. E qui arriviamo a un dato particolarmente significativo: passaggi smarcanti: 0,5 a partita, 34% accurati. È pochissimo. Questo è probabilmente uno dei dati più importanti dell’intero pacchetto.

Il dato dei passaggi smarcanti è una possibile chiave del problema offensivo

Il Napoli fa quasi 470 passaggi a partita, ma soltanto 0,5 passaggi smarcanti. Non significa che la squadra non crei occasioni. L’xG di 1,45 dimostra il contrario. Significa però che il Napoli sembra avere ancora difficoltà nel produrre con continuità l’ultimo passaggio capace di rompere la struttura difensiva. Ed è esattamente il tipo di dettaglio che può spiegare contemporaneamente: buon numero di passaggi; discreta precisione; 52 passaggi nella trequarti; 66 passaggi progressivi; 11,33 tiri; ma soltanto 1,17 gol. La squadra arriva davanti, ma deve migliorare l’ultimo metro.

66,17 passaggi progressivi: la verticalità c’è

Qui, invece, c’è un segnale positivo. 66,17 passaggi progressivi a partita, con il 72% di precisione. Il Napoli non è quindi una squadra completamente orizzontale. La progressione attraverso il passaggio esiste. Il problema è che la progressione non sempre viene trasformata in un’azione decisiva. Potremmo sintetizzare così: Il Napoli sa avanzare; deve diventare più bravo a trasformare l’avanzamento in pericolo. È una differenza fondamentale.

Attacchi di posizione: il Napoli costruisce tanto, ma non sempre chiude l’azione

Il dato: 26,33 attacchi di posizione a partita dei quali il 28,5% termina con una conclusione. Sono circa 7,5 azioni di posizione concluse con un tiro per partita. Questo ci dice che il Napoli sviluppa parecchie azioni attraverso il possesso organizzato. Ma anche qui il dato va letto insieme agli altri. Se il Napoli costruisce 26,33 attacchi di posizione ma soltanto il 28,5% arriva alla conclusione, c’è spazio per migliorare: occupazione dell’area; movimenti senza palla; attacco del secondo palo; ricezioni tra le linee; combinazioni laterali; ultimo passaggio. È possibile che il Napoli abbia ancora bisogno di automatismi offensivi più consolidati.

Il contropiede praticamente non esiste

Qui abbiamo uno dei dati più netti: 0,5 contropiedi a partita e: 0% con conclusione. È un numero molto significativo. Il Napoli, almeno in questo campione, non sta costruendo una parte importante della propria pericolosità attraverso transizioni offensive rapide. Questo è coerente con: possesso al 47,69%; PPDA 16,65; circolazione abbastanza precisa; molti passaggi laterali; pochi passaggi smarcanti. Il Napoli tende maggiormente a costruire che a colpire immediatamente dopo il recupero. Non è necessariamente un difetto. Diventa un limite se la squadra non riesce ad avere una seconda fonte di produzione offensiva. Una squadra può essere pericolosa: in possesso; in transizione; sui calci piazzati. Il Napoli, secondo questi dati, ha soprattutto la prima.

I calci d’angolo sono una fonte di pericolosità importante

4,5 corner a partita e 29,6% con conclusione. Significa circa 1,33 corner per partita che portano a una conclusione. È un dato interessante. I calci piazzati possono diventare una risorsa importante proprio perché il Napoli non produce ancora abbastanza occasioni attraverso il contropiede. Se una squadra non genera un’enorme quantità di transizioni, deve trovare altre forme di produzione offensiva. I corner possono essere una di queste.

Punizioni: praticamente nessuna produzione

Il dato è invece: 0,17 calci di punizione con 0% di conclusioni. È una voce molto marginale, ma va comunque registrata. Al momento le punizioni dirette o le situazioni da calcio piazzato non sembrano rappresentare una fonte significativa di conclusioni.

Cross: tanti, ma soltanto un terzo accurato

Il Napoli produce: 18 cross a partita con 33,3% di precisione. Sono circa 6 cross accurati per partita. Qui c’è una doppia lettura. Aspetto positivo: 18 cross significano che la squadra riesce a portare il pallone nelle zone laterali e cerca spesso di alimentare l’area. Aspetto da migliorare: soltanto un cross su tre è accurato. Questo significa che una parte consistente dei palloni messi dentro l’area non raggiunge il destinatario. Bisogna quindi lavorare sia sulla qualità del cross sia, soprattutto, sulla sincronizzazione tra chi crossa e chi attacca l’area.

I duelli offensivi sono quasi in equilibrio

50,33 duelli offensivi a partita con 48,7% vinti. Questo è un dato abbastanza equilibrato. Il Napoli non domina individualmente le situazioni offensive, ma neppure viene sistematicamente sovrastato. Il problema è che in un calcio nel quale non esiste un’enorme produzione in transizione, vincere qualche duello offensivo in più può diventare fondamentale. Il passaggio dal 48,7% al 52-53%, per esempio, potrebbe significare più: seconde palle; conduzioni; cross; falli conquistati; ingressi in area; conclusioni.

Fuorigioco: 2,83 a partita

2,83 fuorigioco a partita. È un numero abbastanza alto. Può avere due interpretazioni. Da una parte indica che il Napoli cerca profondità. Dall’altra può indicare che alcuni movimenti offensivi non sono ancora perfettamente sincronizzati con il momento del passaggio. Questo è particolarmente importante considerando il dato molto basso dei passaggi smarcanti. Se l’attaccante parte spesso in profondità ma il passaggio non arriva nel momento giusto, si finisce per generare fuorigioco senza ottenere vantaggio. Quindi il lavoro deve essere coordinato: movimento dell’attaccante + tempi del passatore + altezza della linea difensiva.

E arriviamo al dato più preoccupante: 17,17 tiri subiti

Se l’attacco è migliorabile, la difesa presenta una criticità ancora più evidente. 17,17 tiri subiti per partita. È un volume elevato. Di questi: 30,1% nello specchio → circa 5,2 tiri in porta subiti a partita. Eppure il Napoli concede: 1,17 gol a partita. Questa è una delle informazioni più importanti dell’intero dataset. Perché significa che, almeno finora, il numero dei gol subiti è inferiore a quello che il volume delle conclusioni avversarie potrebbe far temere. Il Napoli quindi deve stare attento a non leggere il solo 1,17 gol subiti come prova di una fase difensiva già stabilizzata. Il dato strutturale più preoccupante è il numero di tiri concessi.

Il 53,3% nei duelli difensivi è però positivo

52,83 duelli difensivi a partita con 53,3% vinti. Qui abbiamo una buona notizia. Quando il Napoli deve affrontare direttamente l’avversario, riesce a vincere leggermente più della metà dei duelli. È un dato che suggerisce una squadra fisicamente e tecnicamente abbastanza competitiva nell’uno contro uno difensivo. Lo stesso vale per i duelli aerei: 26,67 a partita con 54,4% vinti. Anche questo è positivo. Il Napoli supera il 50% nei duelli aerei e quindi dispone di una discreta capacità di competere sulle palle alte.

Il problema difensivo non sembra essere semplicemente “perdere i duelli”

Questo è un punto importante. Se mettiamo insieme: duelli difensivi vinti: 53,3%, duelli aerei vinti: 54,4 vinti; intercetti: 35,17; spazzate: 21,17, non sembra emergere una squadra che venga sistematicamente distrutta quando difende individualmente. La domanda diventa quindi: perché concede 17,17 tiri? La risposta potrebbe essere nella struttura collettiva più che nel semplice duello individuale. Ed è coerente con quanto dichiarato da Allegri dopo Arsenal: il tecnico ha sottolineato che contro gli inglesi il Napoli aveva difeso molto meglio rispetto alle partite precedenti e ha collegato proprio gli errori difensivi alle sconfitte contro Como e Inter.

35,17 intercetti: capacità di leggere le linee di passaggio

35,17 palle intercettate per partita. È un dato molto interessante. Gli intercetti suggeriscono che il Napoli riesce a recuperare palloni non soltanto attraverso il tackle o il duello, ma anche leggendo il passaggio avversario. Questo è un aspetto positivo. Il problema è cosa succede dopo. Se recuperi 35 palloni attraverso intercetti ma poi non trasformi abbastanza recuperi in transizioni pericolose, perdi una parte del potenziale del recupero. E qui torna il dato: 0,5 contropiedi a partita.

21,17 spazzate: un altro indizio sul volume di pressione subito

21,17 spazzate a partita è un dato che va letto insieme ai 17,17 tiri concessi. Da solo non significa necessariamente che il Napoli difenda male. Ma indica che la squadra deve frequentemente risolvere situazioni dentro o vicino alla propria area. Il Napoli sembra quindi avere una discreta capacità di sopravvivenza difensiva, ma non sempre riesce a impedire che l’avversario arrivi nell’ultimo terzo.

I tackle scivolati: 0,33 a partita

0,33 tackle scivolati, con 51,5% riusciti. È una statistica molto bassa in termini assoluti. Ma non la leggerei come un problema di per sé. Il tackle scivolato è una soluzione estrema: una squadra ben posizionata dovrebbe spesso riuscire a difendere senza dover ricorrere continuamente alla scivolata. Il dato può quindi essere compatibile con una difesa che preferisce: posizione; intercetto; accompagnamento; duello in piedi. E il dato degli intercetti rafforza questa interpretazione.

Soltanto 10 falli a partita

10 falli. È un dato piuttosto interessante. Il Napoli non è una squadra che interrompe continuamente le azioni avversarie attraverso il fallo. Questo può essere positivo dal punto di vista della disciplina. Ma può diventare un problema se significa che, una volta superata la prima pressione, la squadra non riesce più a fermare l’avversario.

100 palle perse contro 66,5 recuperate

Questa è una delle statistiche più interessanti dell’intero blocco: Palle perse: 100; Palle recuperate: 66,5; A prima vista il saldo è fortemente negativo. Ma bisogna fare attenzione: palle perse e palle recuperate non sono necessariamente eventi direttamente comparabili nello stesso momento o nella stessa zona di campo. Non significa quindi matematicamente che il Napoli “perda 33,5 palloni netti” ogni partita. Però il dato ci suggerisce qualcosa: il Napoli perde molti palloni. E se mettiamo questo dato accanto a: 47,69% possesso; 0,5 contropiedi; PPDA 16,65; emerge una squadra che deve migliorare soprattutto la gestione delle transizioni negative. Perdere palla non è necessariamente un problema. Perderla male sì.

Il vero tema potrebbe essere la “rest defence”

Questo è un concetto tattico fondamentale. Quando il Napoli attacca, deve mantenere dietro la palla un numero sufficiente di giocatori capaci di controllare l’eventuale transizione avversaria. Se perdi 100 palloni a partita e concedi 17,17 tiri, una delle domande da porsi è: Quanto è efficace la struttura del Napoli immediatamente dopo la perdita? Il problema potrebbe non essere soltanto la qualità della difesa posizionale. Potrebbe essere la fase: possesso → perdita → reazione → recupero della forma difensiva. È probabilmente uno degli aspetti sui quali lavorare maggiormente dopo la sosta.

PPDA 16,65: il Napoli non pratica un pressing esasperato

PPDA: 16,65. In termini generali, un PPDA più basso indica che una squadra permette meno passaggi all’avversario prima di effettuare un’azione difensiva/pressione; un valore intorno a 16,65 indica quindi un pressing che non è tra quelli più aggressivi e asfissianti. Questo è coerente con il resto dei dati. Il Napoli non sembra voler vivere costantemente nella metà campo avversaria. È più orientato verso una pressione selettiva e organizzata. La questione diventa allora la qualità del blocco: se non pressi altissimo, devi essere molto bravo a: chiudere le linee interne; proteggere il centro; indirizzare il possesso avversario; accorciare al momento giusto; evitare che l’avversario arrivi facilmente sulla trequarti. Il numero di tiri subiti suggerisce che questa parte deve ancora essere perfezionata.

Il ritmo di gioco: 16,99

Ritmo di gioco: 16,99. Nel quadro generale suggerisce un Napoli che non sta giocando a ritmi estremamente frenetici. È coerente con: possesso intorno al 48%; molti passaggi laterali; lunghezza media dei passaggi di 19,46 metri; relativamente pochi contropiedi. Il Napoli sembra voler costruire, piuttosto che vivere di continue accelerazioni.

5,32 passaggi per possesso: un possesso abbastanza articolato

5,32 passaggi per possesso. È un dato che conferma l’impressione precedente. Il Napoli non recupera palla e la spedisce immediatamente in avanti in maniera sistematica. C’è una sequenza di costruzione. Questo è particolarmente importante per capire la filosofia di Allegri. Il Napoli non sta giocando un calcio basato esclusivamente sulla verticalizzazione immediata.

Lanci lunghi: 8,51%

Questo dato è molto interessante. Soltanto l’8,51% dei passaggi appartiene alla categoria dei lanci lunghi. La squadra quindi non cerca sistematicamente di saltare il centrocampo. È un Napoli che preferisce mantenere una certa connessione tra i reparti. Non siamo davanti a una squadra che cerca continuamente il pallone diretto sulla punta.

38,5 lanci lunghi, 55,8% accurati

La percentuale dei lanci lunghi accurati è: 55,8%. Quindi, pur non utilizzandoli come principale strumento di costruzione, quando il Napoli sceglie la soluzione lunga riesce a renderla efficace in poco più della metà dei casi. Non è però questa la principale identità della squadra.

Il dato sui passaggi nella trequarti è positivo

52,17 passaggi nella trequarti con 77% di precisione. Questo è uno dei numeri che fa pensare che il problema del Napoli non sia tanto arrivare nella trequarti, quanto cosa fare una volta arrivato lì. È una differenza enorme. La squadra riesce a portare il pallone avanti. Ma poi deve aumentare: ricezioni fronte alla porta; combinazioni; ultimo passaggio; attacco dell’area; conclusioni di qualità. Ed è proprio qui che il dato degli 0,5 passaggi smarcanti diventa particolarmente pesante.

Le rimesse laterali: 91,3% di accuratezza

17,17 rimesse laterali a partita con 91,3% di precisione. È una percentuale molto alta, ma è una statistica a basso impatto rispetto alle altre. Ci dice comunque che il Napoli è generalmente pulito nelle situazioni di ripresa del gioco dalla linea laterale.

10,33 calci di rinvio

10,33 calci di rinvio a partita. È un altro dato che conferma che il Napoli parte spesso da situazioni di costruzione dal basso. Il numero va naturalmente letto insieme al possesso e ai passaggi. Non sembra una squadra che cerchi costantemente di rinunciare alla costruzione.

Duelli complessivi: 143 a partita, 51,4% vinti

Questo è un altro dato importante: 143 duelli a partita con 51,4% vinti. Quindi il Napoli è leggermente sopra la parità. Questo è un elemento incoraggiante. La squadra non sembra avere un problema strutturale di competitività fisica. È piuttosto una questione di dove e quando vengono ingaggiati questi duelli. Vincere un duello a centrocampo è utile. Vincerlo dopo aver recuperato palla nella metà campo offensiva è ancora più utile.

Cosa raccontano tutti i dati messi insieme?

Qui arriviamo alla parte più interessante. Se prendiamo tutte le statistiche contemporaneamente, emerge un’identità abbastanza precisa. Con la palla il Napoli: non domina il possesso; ma sa gestirlo; passa molto bene; gioca molti palloni lateralmente; effettua molti passaggi progressivi; raggiunge frequentemente la trequarti; utilizza poco il lancio lungo; utilizza poco il contropiede; crea circa 1,45 xG; tira 11,33 volte; ma segna soltanto 1,17 gol. Quindi: Il Napoli costruisce abbastanza bene, ma deve aumentare la qualità della fase conclusiva. Senza palla vince leggermente più della metà dei duelli; vince più della metà dei duelli aerei; intercetta molto; non fa tantissimi falli; non utilizza un pressing esasperato; ma concede 17,17 tiri. Quindi: Il Napoli non sembra difendere male nei singoli duelli quanto difendere in maniera ancora imperfetta come struttura collettiva.

Cosa sta facendo bene il Napoli

Otto elementi positivi esclusivamente sulla base dei dati: 1. Buona qualità del passaggio con 86,8% di precisione complessiva è un dato positivo. 2. Buona gestione del pallone con 5,32 passaggi per possesso e quasi 470 passaggi a partita indicano una squadra capace di palleggiare. 3. Buona progressione (66,17 passaggi progressivi con 72% di precisione). 4. Buon accesso alla trequarti: 52,17 passaggi con 77% di precisione. 5. Buona competitività nei duelli: 51,4% complessivo, 53,3% difensivo, 54,4% aereo. 6. Buona capacità di intercetto: 35,17 intercetti sono un elemento positivo. 7. Produzione offensiva non trascurabile: 1,45 xG e 11,33 tiri dimostrano che il Napoli non è sterile. 8. Capacità di essere competitivo anche contro un avversario di alto livello.

Cosa deve migliorare

Qui, invece, i punti sono altrettanto chiari. 1. Concedere meno tiri: 17,17 è il primo numero da correggere. Non necessariamente bisogna trasformare immediatamente la squadra in una macchina da clean sheet. Bisogna innanzitutto ridurre il volume delle occasioni avversarie. 2. Migliorare la difesa delle transizioni: Le 100 palle perse e i soli 0,5 contropiedi prodotti suggeriscono che la fase immediatamente successiva alla perdita merita particolare attenzione. 3. Aumentare l’efficienza offensiva: 1,45 xG → 1,17 gol. Il Napoli deve segnare una quota maggiore delle occasioni che produce. 4. Migliorare l’ultimo passaggio: 0,5 passaggi smarcanti a partita è probabilmente il dato offensivo più evidente da migliorare. 5. Aumentare la qualità dei cross: 18 cross sono tanti, ma soltanto il 33,3% è accurato. 6. Rendere più pericolosi gli attacchi posizionali: Il 28,5% di attacchi di posizione terminati con tiro indica che esiste spazio per aumentare la capacità di trasformare il possesso in conclusioni. 7. Sfruttare maggiormente le transizioni: 0,5 contropiedi e 0% di conclusioni sono numeri quasi completamente privi di produzione. Non significa che Allegri debba trasformare il Napoli in una squadra di contropiede, ma avere una transizione offensiva più efficace darebbe una seconda modalità di attacco.

La fotografia finale

Il Napoli di Allegri, dopo questo primo blocco di stagione, non appare come una squadra priva di idee. Anzi, i dati suggeriscono una squadra che ha già alcuni principi abbastanza riconoscibili. Il problema è che i meccanismi non sono ancora sufficientemente efficienti. Il Napoli costruisce, ma non sempre rifinisce. Arriva nella trequarti, ma non sempre crea l’ultimo passaggio. Tira, ma segna meno di quanto l’xG suggerirebbe. Recupera e intercetta, ma concede comunque troppi tiri. Vince leggermente più della metà dei duelli, ma non sempre riesce a trasformare questa superiorità in controllo della partita. Ed è forse questa la sintesi più corretta dei dati: Il Napoli di Allegri non sembra aver bisogno di diventare una squadra completamente diversa. Ha bisogno di diventare una squadra più precisa nei due momenti che decidono le partite: l’ultima giocata quando attacca e i primi secondi dopo la perdita quando difende. La sconfitta contro l’Arsenal, paradossalmente, offre un’indicazione interessante: contro una squadra di livello elevato il Napoli è riuscito a mostrare una maggiore compattezza difensiva, pur perdendo 0-1. Allegri ha definito quella prestazione positiva e ha evidenziato proprio la differenza rispetto alle gare contro Como e Inter. La sfida della ripartenza sarà quindi trasformare quella compattezza da prestazione occasionale in abitudine, senza perdere la qualità di palleggio che i numeri già mostrano.

Tags: Allegri
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