Manna: le parole del Ds azzurro stonano con la realtà dei fatti
“Probabilmente siamo arrivati alla fine di un ciclo iniziato con Spalletti”
Queste sono le dichiarazioni fatte dal DS Giovanni Manna al canale YouTube del giornalista Marco Nosotti nel programma “Colpi da Maestro”.
Ora immaginiamo di fare un viaggio in auto da Napoli a Roma. Uno sguardo ai consumi e un ipotetico pieno da 100 euro. Andiamo di lusso, anche se il carburante è alle stelle. Ma dopo pochi chilometri, il serbatoio perde. Anche se chi ci sta vicino ci aveva assicurato che fosse tutto apposto e che l’auto era stata revisionata.
Ora ritorniamo al Napoli. “Senza infortuni questa squadra avrebbe vinto di nuovo”. Anche se a fine ciclo, riprendendo le parole di Manna.
Un cortocircuito totale, per restare in tema.
Estate 2023. Il Napoli vince il campionato dominando in lungo e in largo. Inutile tornare sugli errori della mancata cessione di Osimhen e, l’anno dopo, del nigeriano + Kvaratskhelia. Il Napoli spende 30 milioni per il fantasma Lindstrom, 11 per l’oggetto misterioso Cajuste, 20 per Ngonge in quel di gennaio e 10 per uno sconosciuto difensore del Bragantino, di nome Natan. Totale mercato più di 70 milioni, senza considerare il riscatto per Raspadori di 28 milioni.
Decimo posto. Gli errori si pagano. Il Napoli li ha pagati caramente.
Anno dopo arriva Conte. Il Napoli vuole rivoluzionare, come lo stesso ex tecnico ammette dopo la prima gara persa 3 a 0 a Verona: “aveva forse ragione De Laurentiis, questa squadra andava rifondata”. Di lì a pochi giorni arrivarono: Mctominay per 30 milioni, Neres lo stesso, Lukaku uguale, Gilmour per 15.
Tutti dopo i primi acquisti che furomo Buongiorno per 36 milioni e mezzo versati al Torino di Urbano Cairo, 12 per Marin dal Real Madrid e Spinazzola a parametro zero. Totale mercato più di 150 milioni di euro. Fu scudetto alla fine di una cavalcata con l’Inter.
L’anno dopo, a seguito di un tira e molla con Conte che alla fine restò a Napoli, arrivarono Lucca per 35 milioni, Lang per 25, Beukema per 32, Marianucci per 10, Savic per 22, Gutierrez per 20, De Bruyne svincolato, Hojlund per 50 milioni dopo il ko a Castel di Sangro di Lukaku, Elmas per 2 milioni di prestito. A gennaio Alisson e Giovane per 40 (20 a testa). Quasi 250 milioni di euro.
Secondo posto e Conte che va via.
Quello che colpisce, meglio dire dovrebbe colpire, sono quindi i quasi 500 milioni spesi in 3 anni in soli cartellini.
Manna: perché le sue parole sono completamente estranee dalla realtà dei fatti
La domanda è lecita: quanto doveva spendere il Napoli per far cadere la dichiarazione di Manna? Come è possibile che “siamo a fine ciclo iniziato con Spalletti” se dopo Spalletti, in soli 3 anni, sono stati spesi 500 milioni? Come è possibile che nonostante questa cifra immensa per il Napoli e per la seire A (nessuno ha speso così tanto in calciatori) la media età è salita da 25.5 a quasi 30 anni? Senza considerare l’aumento degli ingaggi, quella è un’altra storia. Strettamente collegata, ma un’altra storia.
Per chi scrive, il problema del Napoli di oggi, è sotto gli occhi di tutti. La società, chi ha fatto mercato, ha totalmente sbagliato tutte le scelte. E le scelte non si riversano solo sull’aspetto tecnico tattico, ma anche in quello ambientale. Quello di un contesto positivo mai creato. Finito il 5 maggio del 2023 ed andato avanti per inerzia.
Chi ha provato in questo triennio a parlare di Giovani, di Futuro, di “tornare a fare il Napoli” (inteso ovviamente sotto l’aspetto politico decisionale di mercato e non solo) è stato tacciato come anti non si sa cosa di definito. Come campanilista. Come colui che voleva restare ancorato alla plebe (anche questo, si) di questa città. Inermi dinanzi allo stravolgimento di una identità creata in 20 anni con estrema cura ed attenzione. Ai minimi dettagli.
Ma si sa, quando un’azienda stravolge politica e soprattutto identità, il pericolo è dietro l’angolo.
Alla società quindi si, nella figura del Presidente ovviamente, si può dire di tutto ormai. Finanche sperare che ceda al primo offerente anche se non si conosce nulla di questa persona. Si può accusarla di aver perso quella identità. Di non aver pensato al contesto. Di non aver creato figure societarie di coesione. Delle strutture, oggi tanto di moda.
Ma non si potrà certo contestarla di aver speso tanti di quei soldi che oggi la barca dovrebbe navigare in acque calme e tranquille. E che quei soldi sono frutto di tanti sacrifici aziendali che dovevano servire per un ricambio generazionale che potesse assicurare un futuro roseo a questa squadra.
I 50 euro di benzina sono finiti a Frosinone, o a Ceprano. A Valmontone non si è vista nessuna auto. Succede quando non indovina mezza scelta. O quando non controlli bene la macchina. O quando il meccanico non è un artigiano brillante. Perché le cartelle cliniche, o la scheda tecnica di una automobile, è lì. Visibile. Senza rischi.
Il resto è stato sperperato (semi cit).
Sempre nel 2023, il Napoli aveva un indice di crescita del 21 per cento. Primo in Italia. Tra la top 3 europea. Seconda era l’Inter al 2 per cento.
“Questa squadra è a fine ciclo, iniziato con Spalletti”.
In mezzo ci sono quasi 500 milioni di motivi per far saltare dalla sedia.






