Finisce al decimo rigore, esattamente il doppio di quanto previsto dal regolamento prima di ricominciare la serie. Finisce con due immagini che restano nella memoria: Vanja Milinkovic-Savic che vola a sinistra per parare il tiro di Zito Luvumbo, e Alessandro Buongiorno che insacca il penalty decisivo. Così il Napoli supera il Cagliari e conquista i quarti di Coppa Italia, al termine di una partita tutt’altro che spettacolare ma ricchissima di tensione emotiva.
Il riferimento letterario a Il rigore più lungo del mondo di Osvaldo Soriano non è casuale: la sequenza ha evocato precisamente quella dimensione surreale in cui ogni istante sembra eterno. Milinkovic-Savic, descritto con ironia come il “Macka” Savic nei panni del leggendario “El Gato” Diaz, ha vissuto una serata che all’inizio sembrava negargli qualunque gloria. I primi tuffi erano sempre nella direzione sbagliata. Il portiere serbo, noto per l’abilità nel leggere i rigoristi, non ne indovinava uno. Ma questa volta la tenacia ha avuto la meglio sulla statistica.
Il Napoli risponde presente: intensità e mentalità, nonostante il turnover
Antonio Conte aveva scelto un massiccio turnover, cambiando tutti gli uomini di movimento rispetto al match vinto a Roma. Restava solo lui, Savic, a causa dell’indisponibilità di Meret. Il rischio, come spesso accade in Coppa Italia, era quello di assistere a una gara molle, a una squadra di riserve incapace di replicare la mentalità dei titolari. E invece no.
Il Napoli ha mostrato intensità, disciplina e voglia di stupire. Politano, che ha perso il posto nelle ultime settimane, ha saputo riprendere il filo della sua stagione. Spinazzola ha offerto minuti incoraggianti dopo l’ennesimo rientro dall’infortunio. E soprattutto hanno brillato i giovani: Vergara, autore dell’assist per Lucca, e Ambrosino, che ha dato energia e coraggio.
La rete di Lucca aveva indirizzato la partita su binari favorevoli, ma nel secondo tempo lo sforzo si è complicato. Il napoletano Sebastiano Esposito, entrato per il Cagliari, ha approfittato dell’involontario assist di McTominay e ha rimesso tutto in discussione. Da lì in poi, il match si è trascinato fino ai rigori, unico vero concentrato di emozioni di una sfida mediamente povera di qualità.
Savic protagonista totale: prima bomber, poi portiere
La figura centrale è senza dubbio Milinkovic-Savic. Prima frustrato per una serie di tuffi sbagliati — complice anche l’abilità dei rigoristi del Cagliari, precisi e angolati — poi protagonista assoluto. Il suo rigore è stato una cannonata alla Chilavert, un destro violentissimo che Caprile avrebbe potuto solo deviare subendo un contuso, come qualcuno ha scherzato in tribuna.
Savic ha mostrato una naturalezza sorprendente nel calciare dagli undici metri: postura, potenza, tranquillità. Una qualità che deriva dal suo passato da giocatore di movimento nelle giovanili e che oggi si riflette nella sua capacità di impostare, rinviare e guidare la squadra come un libero moderno.
Poi, dopo aver segnato, ha finalmente indovinato la direzione decisiva: sulla sua sinistra ha intercettato il tiro di Luvumbo, molto meno preciso rispetto agli altri penalty dei sardi. È stata quasi una liberazione, un gesto automatico più che una parata spettacolare. Quel tanto che basta per cambiare la storia della partita.
Conte e la squadra: segnali di unità prima della Juve
Il Napoli non esce spaccato tra titolari e riserve. Questo è forse il vero messaggio che Conte porterà con sé verso le prossime sfide, soprattutto quella contro la Juventus e il ritorno di Spalletti al Maradona. Dopo la caduta di Eindhoven e la sconfitta contro il Bologna, erano arrivate critiche sulla difficoltà dei nuovi a integrarsi e sulla mancanza di contributo da parte degli uomini dello scudetto. La risposta vista ieri, anche in una Coppa Italia spesso snobbata, è stata incoraggiante.
Un altro segnale importante è arrivato dagli spalti: oltre trentamila tifosi, tantissimi ragazzini, giovani famiglie, entusiasmo puro. Una componente sempre più centrale nel tifo napoletano.
Una maratona lunga dieci rigori, un eroe e una certezza
La partita non sarà ricordata per il gioco, ma per la sua epica finale. Dieci rigori, tensione crescente, un portiere che segna e para, un difensore che si prende la responsabilità del tiro decisivo. E un Napoli che, ancora una volta, sa vincere soffrendo.
Un passo in avanti in Coppa Italia, ma soprattutto un passo avanti nella costruzione dell’identità del gruppo. E ieri l’ha guidata lui: Vanja Milinkovic-Savic, attaccante per un attimo, portiere per vocazione, leader per mentalità.
Fonte: Mattino





