Napoli-Cagliari: Conte ha ritrovato la retta via
Antonio Conte fa benissimo a schierare quanti meno titolari possibili e viene anche premiato, sui rigori, contro il Cagliari che per la seconda volta di fila lascia le penne all’ultimo respiro (in campionato, alla seconda giornata, fu Anguissa a punirli al 95esimo). Questa volta Luvumbo si fa ipnotizzare da Savic dopo una girandola infinita di penalty, dove l’ultimo lo segna Buongiorno.
Al di là del risultato finale, della qualificazione o meno, era importante non tanto capire il valore delle riserve, sempre ingiudicabili quando si cambia così tanto, quanto l’atteggiamento. Perché una guarigione si vede soprattutto da questi dettagli. E se la vittoria con l’Atalanta fu una bellissima avvisaglia, il Quarabag fu forse la conferma, Roma è stata la sicurezza. Ieri sera, col Cagliari, proprio come atteggiamento, è stata la gara che ha lanciato un messaggio ben preciso: il Napoli si è ritrovato. Si è (ri)unito. Ora hanno di nuovo, tutti, la stessa vision e le stesse identiche velleità.
Il Napoli è di nuovo una squadra.
La chiave è sempre la stessa. Coinvolgere tutti. Far sentire ogni singolo componente importante per un obiettivo. Conte stava cadendo nell’errore che si commette non tanto raramente, cioè quello di non usare la parola chiave di ogni team di questo mondo: meritocrazia.
Se un team va avanti col Merito, non ci sono limiti. Se invece la spinta viene dalla riconoscenza di quel che fu, si creano problemi.
Conte ed il Napoli non sono riusciti a trovare la quadra fino a quando non è stata usata come chiave di volta la meritocrazia. Oltre alla necessità.
Conte stava rischiando di rifare l’errore di Londra sponda Chelsea, ma possiamo francamente dire che la società partenopea è stata intelligente ad essere equilibrata. Seria. Decisa. Calma.
Dietro ogni grande allenatore c’è una grande società. Dietro ogni filosofia esiste la direzione societaria.
Conte ha ripreso il Napoli, e lo ha fatto anche nel più piccolo dettaglio. E si è visto in Napoli – Cagliari di coppa Italia più di Roma. Al di là del risultato. Perché le avvisaglie, nel bene o nel male, si vedono sempre al di là del risultato.
Conte ora può andare col vento in poppa avendo la sicurezza che alle spalle c’è una società grande anche se gestita in modo familiare. E forse è proprio quel tatto che il salentino non ha mai trovato fino al giugno del 2024 in tutte le sue esperienze precedenti.





