A tutto De Laurentiis: la sua visione sul Napoli
Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Gazzetta.
De Laurentiis: “I mondiali? Certo, sto guardando le partite con mia moglie, i miei collaboratori e qualche amico. Ho visto Svizzera-Bosnia dal vivo al SoFi per onorare la nazione di mia moglie Jacqueline. Stadio straordinario, accoglienza perfetta. Una grande organizzazione anche nella viabilità e nei parcheggi, tutto senza file. Ho appena visto anche Belgio-Iran per salutare Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku, due giocatori del Napoli. Gli Stati Uniti, invece, solo in tv: sono una squadra molto interessante.
Nonostante i prezzi molto alti, gli stadi, anche da 70.000 posti, sono sempre strapieni pure nei giorni feriali. Il messaggio che possiamo trarre è che, anche in America, quello che qui chiamano “soccer” possa diventare qualcosa di veramente importante.
La distanza tra club europei e MLS? La distanza è rappresentata dall’obbligo di pagare una franchigia molto alta per entrare a far parte anche della MLS e di avere alcuni requisiti importanti per partecipare. Oltre al fatto che non ci sono retrocessioni. Penso che il calcio europeo non riesca a coprire i propri costi e che stia collassando per i bilanci in crisi. Si dovrebbe rivedere tutto il sistema in maniera radicale e comportarsi come anni nella NBA. Si fermarono per una riflessione totale per poi ripartire più forti di prima, arrivando a valorizzare i 30 club con cifre variabili da 3,5 miliardi a 10 miliardi di dollari per i singoli club.
In Serie A siamo lontani da questo spettacolo? Usciamo da un grande misunderstanding: calcio inteso come industria di sport e intrattenimento o solo sport? Se è un’industria di sport e intrattenimento, come io e molti altri crediamo, dovrebbe fare un vero bilancio tra costi e ricavi, contenendo il più possibile i costi e aumentando il più possibile i ricavi. Per renderlo più spettacolare dovremmo costruire nuovi stadi. Quelli che ci sono, sono troppo vecchi, obsoleti.
Cosa servirebbe? Un aiuto economico dello stato, senza se e senza ma, perché non ci si dovrebbe mai dimenticare che il calcio muove 28 milioni di elettori. Viceversa, il freno alla crescita del calcio in Italia sarà sempre maggiore. E poi sburocratizzare, sburocratizzare, sburocratizzare. Abolire in un solo colpo tutte le norme che limitano e rallentano la realizzazione di nuovi impianti. Impedire a comuni, sovrintendenze e organi superiori di ostacolare la realizzazione, sotto la direzione del supercommissario per gli stadi, eletto ma non ancora del tutto operativo, che possa vigilare sulla qualità dei progetti. Sulle riforme necessarie per migliorare il calcio, sia chiaro: non ne esiste solo una, ma ci vuole coraggio. Questo è quello che manca, perché bisognerebbe azzerare tutto e rifondare il sistema in un modo che guardi al futuro e ai mutamenti generazionali.
Dal 2017 a oggi ho ricevuto svariati interessamenti per il Napoli e ho rifiutato alcuni miliardi… Adesso dovremmo puntare a fantastici campionati nazionali con un numero minore di squadre, dotate però di capacità economiche e finanziarie e di bacini di utenza importanti, e dovremmo considerare importanti anche i campionati europei e mondiali per club, sempre trovando modalità che tutelino la salute dei calciatori, che non dovrebbero mai rischiare la loro incolumità giocando troppe partite. Non sono quindi preoccupato se fondi dovessero acquisire club europei. La preoccupazione semmai è che queste acquisizioni possano avvenire in un contesto stantio, senza guardare al futuro.
Los Angeles? È una seconda casa. Quando torno a Los Angeles provo un sentimento di vera libertà, e di rispetto per chi ha successo e paga le tasse. Non esiste invidia o rancore per chi sa lavorare e raggiunge grandi risultati.
Il Napoli sarà, come da sempre, forte, competitivo e attraente. Immagini che qui a San Pedro c’è una comunità di 30.000 tifosi del Napoli. Quando all’Egyptian Theatre di Hollywood è stato proiettato il film dell’ultimo scudetto, le reazioni sono state entusiasmanti. Ecco, a tutti i napoletani dico semplicemente che la nostra squadra resterà dove merita, in alto.
Al prossimo allenatore chiedo di avere una grande personalità, umiltà ed entusiasmo. Napoli è una società sana e forte, con una rosa alla quale non manca nulla e che se non avesse subito decine di infortuni avrebbe sicuramente lottato per lo scudetto fino alla fine.
Conte? Con Antonio c’è un rapporto di famiglia che resterà intatto nel tempo. Ripeto, la squadra è forte e resta tale.
Sento parlare della riduzione del campionato di Serie A a 18 squadre da circa 10 anni. Ho già più volte detto che oggi si gioca troppo. Non c’è il tempo sufficiente per allenare la Nazionale. Se riducessimo i campionati a 16 squadre inizieremmo già a diminuire il numero di partite dalle 380 attuali a 240, quindi 140 in meno di ora. Si avrebbero due mesi a disposizione alla fine del campionato per preparare veramente una Nazionale degna di competere ai massimi livelli. Sono sicuro che Malagò sarà la persona giusta al posto giusto e saprà anche risolvere i vari problemi che affliggono la Serie A, nonché trovare soluzioni per gli azzurri.
Quale sarà la mia missione? I prossimi anni li dovrò dedicare a risolvere due problemi importanti: stadio di proprietà e centro sportivo. Due problemi che mi impegneranno completamente nel prossimo futuro. Quando penso al Napoli, penso però al colore più bello, quel colore azzurro che congiunge all’orizzonte mare e cielo facendoli diventare una inimitabile immensità”






