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Napoli-Girona ci ha detto tanto del Napoli che verrà

Guido Sannino di Guido Sannino
10 Agosto 2025
in Focus
Tempo di Lettura: 4 min
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Antonio conte da indicazioni in panchina del Napoli contro il Brest in amichevole

Antonio Conte

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La prima uscita del Napoli senza Simeone e Raspadori ha tutto tranne che il sapore della malinconia. L’amichevole con il Girona, infatti, ha fornito molte indicazioni su cosa sarà il Napoli nella prossima stagione, confermando gli aspetti negativi e quelli positivi che già si erano visti l’anno scorso e lasciando intuire alcune soluzioni rispetto a quello che vedremo dal prossimo 23 agosto in poi, quando ricomincerà il campionato.

Se c’è una notizia particolarmente rassicurante nei confronti dei pochi, irriducibili, incontentabili rimasti, è che il club azzurro ha mostrato che non c’è tempo per rimpiangere due calciatori che, sì, sono stati molto importanti per la vittoria del terzo e del quarto Scudetto ma che, sostanzialmente, erano già fuori dal progetto tecnico di Conte. Erano tagliati fuori da un impianto tattico, quasi del tutto definito, che può tranquillamente fare a meno delle loro caratteristiche.

Anzi, a suo modo Napoli-Girona è stata una partita incentrata su ben altre storie: il momento amarcord legato all’ingresso in campo di David Lopez e l’intreccio di mercato che vede al centro Miguel Gutierrez. E poi, soprattutto, la ribalta che si sono presi i due veteranissimi De Bruyne e Stuani.

Napoli-Girona, il primo tempo

Il Napoli parte fortissimo e in maniera per certi versi imprevista rispetto agli incontri che si sono svolti fino ad oggi. Si è visto, infatti, che i partenopei stanno iniziando ad assorbire i pesanti carichi di lavoro delle prime settimane di ritiro e sono partiti con ben altra intensità rispetto alle uscite uscite precedenti. Pressing alto, anzi altissimo – che mette in crisi persino una squadra come quella di Michel, bravissima nell’uscita da dietro –, e contropressing immediato quando si perde la palla, che hanno ridotto gli spagnoli a ruolo di mera comparsa per la prima mezz’ora di gioco.

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Il primo gol degli azzurri, infatti, arriva già al 4′ con il colpo di testa dal primo palo Di Lorenzo su calcio d’angolo battuto da De Bruyne. E proprio il centrocampista belga diventa protagonista di questa frazione di gara: al 3′ aveva fallito l’occasione giusta per sbloccare il match, ma non sbaglia al 15′ quando Lukaku, lanciato in profondità da Lobotka, serve proprio il compagno di nazionale che sigla il raddoppio. E al 23′ l’ex centrocampista del City sigla la doppietta approfittando del panico scatenato nell’area avversaria da Neres, scaraventando un sinistro violento verso il palo più lontano.

Il Napoli si è mostrato padrone assoluto del gioco ancora per qualche minuto. Sino a quel momento, infatti, l’unico che aveva mostrato qualcosa di interessante tra le fila del Girona era stato il talentuoso Joel Roca. Al 34 però, gli spagnoli rientrano in gara con un tap-in dell’eterno Stuani (sì, proprio l’ex attaccante della Reggina), che segna dopo una bella parata di Meret su Krejci. Stuani ancora segna 8′ più tardi, realizzando anche lui una doppietta, con un gol da vero centravanti: cross basso di Tsygankov e pallone scaraventato con una bella conclusione di sinistro a stringere sul primo palo.

Napoli-Girona, il secondo tempo

Il secondo tempo è stato soprattutto interlocutorio, un batti e ribatti rallentato dalla girandola di cambi che ha detto poco sia del Napoli che del Girona. Gli unici fatti degni di nota sono le occasioni capitate a Rincon all’81’ e a Lucca e McTominay all’82’. Per il resto, complice la frammentazione di questa parte del match, il Napoli ha saputo tenere bene il campo con un approccio tutto sommato reattivo. Ma, arrivati a questo punto dell’incontro, l’unica cosa importante era dare minuti nelle gambe a tutti.

Napoli-Girona: le indicazioni sul Napoli che vedremo quest’anno

Il Napoli, soprattutto all’inizio del primo tempo, ha confermato alcuni degli episodi migliori dell’anno scorso: è, questa, una squadra che sa essere micidiale quando attua il pressing ad alta intensità (c’è poco da fare: è scritto nel suo DNA) e che si conferma molto fluida nelle solite rotazioni laterali. La squadra, infatti, ha macinato gioco sulle fasce (grazie a movimenti e sovrapposizioni molto complessi) e in alcuni momenti è sembrata addirittura migliorata significativamente rispetto all’anno scorso, con Neres che per larghi tratti ha giocato da sottopunta. Il che ci spiega anche perché Conte per quel lato abbia voluto acquistare un calciatore come Lang.

Un’altra novità significativa è stato l’impiego di Lobotka, quasi alla Gilmour: lo slovacco nella partita con il Girona è uscito spesso dalla sua comfort zone del centro del campo, che ha svuotato a più riprese associandosi ai compagni che avevano la palla sulle fasce. Ed ha giocato molto più con la testa alta, puntando sui cambi di campo e le imbucate in verticale.

C’è, poi, il nodo De Bruyne: per tutto questo tempo ci siamo chiesti che collocazione avrebbe avuto l’ex City nello scacchiere di Conte. E la risposta, come a volte succede, è la più ovvia. De Bruyne, infatti, sa fare tutto. E probabilmente, giocando contemporaneamente da regista, da rifinitore e da mezzala di inserimento, calpesterà tutte le zolle del campo. Almeno finché il fisico glielo consentirà.

Per chiudere, invece, un cenno all’unica nota un po’ più stonata della giornata: il Napoli, dopo il 3-0, ha serrato i ranghi e abbassato il baricentro. È anche normale, visto che siamo ancora ad inizio agosto e non sarebbe utile chiedere un grande dispendio di energie ai calciatori per una semplice amichevole. Ed è anche comprensibile che Conte approfitti del largo vantaggio per testare una situazione di gioco differente una volta che ha avuto la prova del fatto che un impianto tattico di tipo più offensivo sembra rodato.

Ma, quando rallenta, questa squadra va in difficoltà. E il Napoli, invece, deve giocare sul predominio territoriale: questa rosa, con questi uomini, è fatta per schiacciare l’avversario. Adottare un approccio reattivo significherebbe snaturarla, forzarla in un impianto tattico che non le appartiene. Da questo punto di vista, dunque, Conte deve osare di più e non porre troppo, per prudenza propria, l’attenzione sui limiti degli uomini che ha a disposizione. Lo abbiamo visto anche l’anno scorso: nello spazio tra Udinese-Napoli e Napoli-Juventus sono venute fuori le prestazioni migliori di tutto il campionato, quelle che sono servite a mettere fieno in cascina per la corsa Scudetto. Quando invece si è andati a risparmio, puntando di più sulle energie nervose, gli azzurri hanno perso terreno nei confronti dell’Inter. Eppure, da quest’anno ci aspettano ben quattro competizioni: il grosso dispendio che ci sarà deve essere soprattutto di ordine fisico, e non mentale. Altrimenti, il rischio è di finire logorati dai troppi impegni che affolleranno il calendario.

Tags: Napoli
Guido Sannino

Guido Sannino

«Me lo guardo in televisione il calcio: un po’ di tutto, anche quello di livello internazionale. Mi piacciono le belle giocate» [C. De Sica]

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