Il Napoli dice definitivamente addio al sogno rimonta. Lo fa a Parma, dove 11 mesi fa invece vinse di fatto lo scudetto che sarebbe stato matematico la domenica successiva.
Con un giro palla lento, letto, noioso, con pochi spunti. Una costante da inizio anno. Soprattutto quando sono stati schierati i cosidetti Fab Four. Che somigliano sempre più ai cugini (di campagna) quando sono in campo nello stesso momento.
Il Napoli non segna. Non crea. Alla 32esima giornata, ha la miseria di 48 gol fatti. Un dato basso (complimento) per chi ha velleità scudetto. Per rendere l’idea, l’Inter ha la bellezza di 27 gol in più. Ventisette. Anche se l’anno scorso il Napoli scudettato chiuse l’anno con 59 gol fatti.
Crisi offensiva e numeri allarmanti
In generale, il Napoli di Conte ha il peggiore attacco del Napoli da 12 anni a questa parte (fatta eccezione per l’annata del decimo posto che non è da prendere come benchmark di riferimento). Nonostante la bellezza di 350 milioni spesi in cartellini. Dato figlio di un mercato fatto senza alcun criterio.
Per salvaguardare la titolarità di Lukaku (l’anno scorso chiuse con 14 gol, non 34) è stato preso Lucca per 35 milioni di euro, sbarcato senza discussioni a gennaio e che ritornerà in ritiro peggio di prima. Per non parlare di Lang, anche lui ceduto nonostante stava iniziando a far vedere delle cose interessanti.
Beukema per 32 milioni e vedersi il 35enne Juan Jesus giocare al posto suo a piede invertito. Oppure Miguel Gutierrez, ancora una volta nelle gerarchie dietro Spinazzola. Per non parlare di Milinkovic Savic, una ventina di milioni per un portiere interiore a Meret e non di poco. Ma che gioca titolare.
E poi Hojlund, che nonostante i 50 milioni spesi in fretta e furia per ovviare al lungo ko di Lukaku, ha solo 10 gol fatti in Serie A. Frutto di un gioco che non esalta le sue caratteristiche di progressione, messo sempre spalle alla porta. Così tanto che viene da pensare che forse non sia lui l’attaccante che serve al Napoli di Conte (noi ci crediamo, è forte e giovane).
Futuro, scelte e identità da ritrovare
Il futuro dovrà essere certo già da oggi. Il club di De Laurentiis non può certo mettersi in condizioni scomode o inaspettate. Se Conte vorrà interrompere il rapporto, lo dicesse ora. Se volesse restare come dice il contratto, anche.
Il Napoli avrà la necessità impellente di svecchiare la rosa e diminuire il tetto ingaggi, oltre a risolvere delle questioni tattiche non risolte, su tutte la “coabitazione” dei 4 centrocampisti. Capissero se servono esterni, necessari nel calcio di oggi.
Torni a valorizzare i calciatori, torni ad essere coraggioso. Gli instant team servono a poco o nulla nel calcio moderno.
Il decimo posto ha spaventato il Napoli. Oggi non dovrebbe più far paura. Non dovrebbe, appunto. Non ne abbiamo la certezza.






