Il Napoli si è buttato via quest’anno. E ha buttato via la possibilità di uno storico bis scudetto.
Sì, sì, lo sappiamo, arrivare secondi è un’onorevole difesa del titolo, e gli infortuni, e gli arbitri, e tutto quello che volete, ma la realtà dei fatti è che il Napoli era stragrande favorita ai nastri di partenza quest’anno, soprattutto perché la vera antagonista partiva con un quasi novellino e proveniva da una stagione che aveva lasciato cicatrici nell’anima.
Invece gli azzurri hanno sbagliato tutto ciò che si poteva sbagliare quest’estate.
La società ha preso e pagato molto un portiere che, ricordiamolo, quest’anno non è stato meglio di Meret come pararigori, non ha prodotto reti con il suo fantastico rinvio (Meret invece sì), non è un fenomeno tra i pali. Milinkovic Savic si è distinto soltanto per le “cazziate” che rivolge ai compagni di reparto quando prende gol, a volte sul suo palo. Chi l’ha voluto? Antonio Conte.
il Napoli ha preso Lucca che… no, dai, davvero dobbiamo parlare di Lucca? Evitiamo. Ci basta dire che ha fatto più Elfeghe ieri che Lucca in sei mesi e che il buon Lorenzo si starà ora nascondendo nella foresta di Sherwood nella speranza di sfuggire alle ire dei tifosi del Nottingham che lo vorrebbero fuori rosa il prima possibile. Chi l’ha voluto? Conte.
Potremmo parlare di Beukema che non gioca mai, di Lang, di Giovane, delle follie che si volevano fare per Ndoye, ma evitiamo anche qui. Ne avrete piene le scatole.
Gli infortuni? Vogliamo parlare ancora di quelli? Accumulare un totale di circa 170 partite saltate per infortunio non è più un alibi, ma un indizio. Anche qui si è sbagliato tantissimo, nella preparazione. Un’aggravante è il fatto che la tua rivale, nonostante un mondiale per club nelle gambe, abbia retto fisicamente molto meglio di te.
Parma Napoli partita manifesto della stagione
La partita di ieri è stato il manifesto del Napoli di quest’anno. Un vorrei, ma non posso. Un potrei, ma non voglio, anzi. Una squadra troppo forte – per questo campionato – per abdicare totalmente, ma troppo asfittica, noiosa, scolastica, per meritare un titolo (no, la SuperCoppa non è un titolo degno di questo nome).
Trentaquattro minuti in cui bisogna fare un gol, un solo dannato gol, per mettere pressione a una squadra che già diverse volte ha dimostrato di andare in bambola quando c’è il Napoli a rincorrerla. E invece di produrre occasioni su occasioni il Napoli riesce a fare un solo colpo di testa sbilenco di Elmas, entrato per De Bruyne. Già, De Bruyne, tolto insieme ad Hojlund, proprio nel momento in cui sarebbero potuti servire di più. Inspiegabile.
Parma Napoli è finita esattamente come sarebbe finita Verona Napoli se al 95esimo Lukaku non avrebbe fatto il suo unico gol stagionale – sei milioni di euro per un gol – togliendosi la maglia, evidentemente perché non la vuole più indossare, visto come si sta comportando.
Antonio Conte è un patrimonio del Napoli, non si tocca, senza di lui lo scudetto non sarebbe mai arrivato.
Questa è la litania della maggior parte dei tifosi. Ed hanno ragione.
Ma anche vincere uno scudetto – dopo un decimo posto eh, per carità, non ce lo scordiamo mai – non significa che Conte sia in credito con il Napoli. Proprio no. E il motivo sta proprio nella sua dichiarazione di insediamento.
Io sono venuto qui per costruire e per lasciare il Napoli meglio di come l’ho trovato.
Ebbene, Antonio, per riuscire in quest’impresa non serve uno scudetto, altrimenti anche Albertino Bigon potrebbe dire qualcosa. Per riuscire nell’impresa bisogna andare via con un lascito tecnico ed economico importanti: una rosa più giovane, più forte e più rivendibile di quella che hai trovato. Un bilancio più sano ed un monte ingaggi più sostenibile.
Se questi sono i parametri per valutare un manager – e lo sono – Conte, come manager, è stato pessimo. Senza contare che la rosa si valorizza con il bel gioco, quindi anche sul campo qualcosa da recriminare ci sarebbe, ma, a quanto pare, i secondi e terzi posti che prima venivano buttati in faccia come vergogna, vedi Ancelotti, o Spalletti primo anno, nonostante rivali molto più forti, delle partite spumeggianti – in Italia ma anche in Europa – adesso devono essere celebrati, non si capisce bene perché.
La speranza è che Conte vada via? Tutt’altro, la speranza è che Antonio Conte resti l’allenatore del Napoli, perché ha un debito da saldare con Aurelio De Laurentiis (il vero deus ex machina dei trofei vinti) ed ha ancora un anno per saldarlo. Come? Lo ha detto lui: lasciando la società meglio di come l’ha trovata. Per ora così non è.






