La pausa nazionali è il momento ideale per tracciare un primo bilancio. Ormai, la Nazionale Italiana di calcio non interessa più a nessuno. Almeno in questa fase storica, complice la mancata qualificazione a ben 3 mondiali di fila.
Ma se l’Italia perde interesse e di conseguenza supporters, lo stesso non si può dire del Napoli. Negli ultimi anni il club di Aurelio De Laurentiis ha visto crescere esponenzialmente il sostegno e il tifo. Risultato ovvio dopo due scudetti in tre anni, anche se la crescita era tangibile già prima. Segno di una squadra che mostrava identità, appartenenza, gioco superbo e una spiccata vocazione internazionale. In linea con il modello di calcio che ha conquistato l’Europa.
Il Napoli era bersaglio di critiche allora come lo è oggi. Se prima si imputava a De Laurentiis una gestione troppo poco conservativa, ora si critica per esserlo troppo.
Il tifo del Napoli e la crescita delle nuove generazioni
Ma c’è un dettaglio ancora più importante. Meglio dire, paradossale. Le nuove leve del tifo sono coloro che vorrebbero vedere De Laurentiis abdicare a piazzale Tecchio. Oggi va di moda Matt Rizzetta, che invece di pensare alle cose serie, mette i cuoricini sui social a commenti anche pesantissimi nei confronti di De Laurentiis. Il buongiorno si vede dal mattino, direbbe il saggio.
Le nuove leve, dicevamo. Criticano l’uomo che con il suo operato li ha resi tifosi del Napoli. Solo a Napoli, città dalle mille contraddizioni (che hanno un poco stufato) può accadere una cosa del genere.
Orde di ragazzi impegnati in un copia incolla senza soluzione di continuità. Tutti dicono la stessa cosa. Tutti criticano allo stesso modo. Tutti con il fucile puntato ogni volta il Napoli vive un momento di difficoltà. È ciclico. E ciclicamente dopo vi è la corsa alle scuse (magari!) e alla cancellazione di massa di commenti.
Chi oggi ha dai 35 ai 45 anni, sa benissimo che un’intera generazione ha tifato altro. Oltre le solite 3 strisciate, in molti erano laziali, romanisti. Addirittura doriani o tifosi del Parma. Incredibile.
Oggi si trovano tifosi del Napoli a Roma, Milano, Torino, Genova e Parma.
Una generazione intera che ha permesso una crescita esponenziale del tifo per il club. Una generazione intera che, però, sogna altro. Non si sa bene cosa, ma altro.
Se dovessimo chiederlo, conosceremmo la risposta univoca: “vogliamo essere competitivi”. Come se il Napoli oggi non lo fosse.
De Laurentiis, competitività e il paradosso del tifo
La verità è un’altra. Di facile lettura. Il napoletano è napoletano con sé stesso e tedesco con gli altri. Pretende da altri cose che mai pretenderebbe da sé.
Ecco perché la critica è esercizio che prescinde da classifica e calcio mercato. Talmente feroce da costringere De Laurentiis a bloccare i commenti ai suoi post su X.
Un vero e proprio paradosso: il ventennio De Laurentiis ha sottratto nuove generazioni di tifosi napoletani a Milan Inter e Juventus.
Ma stelle, scudetti e spettacolo hanno tirato su una platea viziata e irriconoscente: il tifo a Napoli ha perso la poesia. Forse, irrimediabilmente.






