Tra linee, spazi e coraggio: il Napoli in cerca della chiave tattica al Dall’Ara di Bologna
Si preannuncia un pomeriggio interessante al “Dall’Ara”, dove Bologna e Napoli si affrontano alle ore 15 in una sfida che promette equilibrio e intensità. Le due squadre arrivano separate da quattro punti in classifica (22 per gli azzurri, 18 per i rossoblù), ma con un bilancio identico in fatto di gol segnati e subiti: 16 reti realizzate e 8 incassate per entrambe. La squadra di Vincenzo Italiano sta attraversando un momento particolarmente positivo, soprattutto in termini di continuità di risultati. L’ultima sconfitta risale al 25 settembre contro l’Aston Villa in Europa League: da allora, il Bologna ha collezionato quattro vittorie e cinque pareggi tra campionato e coppe, costruendo una striscia utile che ha rafforzato autostima e consapevolezza.
Anche il Napoli arriva al Dall’Ara in una fase di relativa stabilità. Dopo la pesante sconfitta subita dal PSV, gli uomini di Conte hanno raccolto quattro risultati utili consecutivi, con le vittorie su Inter e Lecce e i due pareggi interni a reti bianche contro Como e Francoforte (in Champions League). La sfida europea di martedì ha mostrato ancora una volta luci e ombre nel gioco degli azzurri. Ci si aspettava un Francoforte più propositivo e offensivo, come visto nelle precedenti partite contro Galatasaray, Atletico Madrid e Liverpool; la scelta dei tedeschi è stata invece prudente e difensiva, mirata esclusivamente al pareggio. Un obiettivo centrato, considerando che il Napoli, pur creando alcune occasioni, non è riuscito a sbloccare la gara. Permangono dunque difficoltà in fase di costruzione e nello sviluppo offensivo — problemi non esclusivi della squadra di Conte, ma comuni a molte formazioni di Serie A — soprattutto contro avversarie che difendono con blocchi bassi e compatti. Contro il Bologna la situazione potrebbe essere diversa: la formazione di Italiano tende a concedere più spazio alle spalle. È in questi contesti che il Napoli può trovare varchi per verticalizzare e attaccare con maggiore efficacia, come dimostrato anche dal gol di Anguissa nella sfida dello scorso anno. Molto, tuttavia, ruoterà attorno alla qualità della costruzione.
Il Bologna di Vincenzo Italiano si presenta con il consueto 4-2-3-1, modulo che il tecnico ha saputo rendere riconoscibile e funzionale alle proprie idee di calcio. Davanti al portiere Skorupski agirà una linea difensiva a quattro composta da Holm sulla destra, dalla coppia centrale Heggem–Lucumí e da uno tra Miranda e Lykogiannis sulla sinistra. In mezzo al campo, l’assenza di Freuler verrà coperta da Moro o Pobega, che farà coppia con Ferguson. Sulla trequarti spazio a Orsolini a destra; per il ruolo di trequartista Odgaard è il favorito, ma attenzione alla possibilità Fabbian. Ballottaggio aperto tra Cambiaghi e Rowe a sinistra, e tra Castro e Dallinga per il ruolo di punta centrale. La filosofia di gioco di Italiano resta coerente con quella mostrata nella scorsa stagione: ricerca di trame offensive, controllo del possesso e gestione dei ritmi attraverso la qualità del palleggio. Tuttavia, si tratta di una squadra tutt’altro che leggera o solo estetica: i numeri parlano chiaro, con il Bologna quarto in Serie A per contrasti e falli commessi, segno di un’intensità costante in ogni zona del campo.
Meccanismi di gioco
In fase di costruzione, i due mediani si abbassano per offrire linee di passaggio e favorire l’uscita pulita dal basso, mentre i terzini si stringono dentro il campo, quasi da interni aggiunti, liberando così spazio sugli esterni per gli attaccanti larghi — vero perno del gioco rossoblù. Tra gli esterni offensivi, Orsolini tende a rientrare sul piede sinistro per cercare la conclusione o il cross a rientrare, mentre sul lato opposto Cambiaghi (o Rowe) preferisce alternare le giocate in uno contro uno alle incursioni verso il centro, lasciando campo alle sovrapposizioni del terzino Miranda, i cui cross rappresentano una delle armi più pericolose dei felsinei. Sulla trequarti, Odgaard è un jolly fisico e tecnico, capace di muoversi tra le linee e di calciare con efficacia dalla distanza. Fabbian, invece, è più un incursore, bravo negli inserimenti offensivi. In avanti, Castro agisce come riferimento dinamico: abile nel legare il gioco, nel dettare la profondità per le imbucate dei due esterni e nel finalizzare con rapidità e precisione.
Pressing e personalità: così Italiano vuole sorprendere Conte
Il Bologna di Italiano non rinuncia alla propria identità nemmeno senza palla. La squadra emiliana ama pressare alto, come testimoniano i valori molto bassi di PPDA, indice che misura l’intensità del pressing. L’obiettivo è forzare l’errore nella prima costruzione avversaria e recuperare il possesso in zone avanzate del campo. Nella fase iniziale della pressione, il Bologna si dispone con punta e trequartista in prima battuta, pronti a chiudere linee di passaggio e a portare pressione anche sul portiere, se necessario. Il play avversario viene solitamente assorbito dal trequartista stesso, che si alza sulla linea dei centrocampisti, oppure da uno dei mediani, in modo da non concedere uscite pulite.
Gli esterni d’attacco, invece, seguono da vicino i movimenti dei terzini avversari, mantenendo un accoppiamento costante che limita lo sviluppo sulle corsie laterali. È un principio che ricorda da vicino quello applicato anche dal Napoli e che si era già visto nell’ultimo Bologna–Napoli disputato lo scorso anno. In quella partita, gli abbinamenti furono chiari: Di Lorenzo–Ndoye, Olivera–Orsolini, Politano–Miranda, Neres–Holm. Questa attitudine alla disciplina tattica e alla capacità di seguire le tracce individuali spiega anche il forte interesse di Antonio Conte per Ndoye la scorsa estate, un giocatore già formato sotto l’aspetto del lavoro senza palla, oltre che utile in fase offensiva. Nel match di aprile si notò inoltre un’altra caratteristica peculiare del Bologna: le uscite preventive dei centrali difensivi. Allora furono Beukema e Lucumí ad alternarsi in pressione alta su McTominay e Anguissa, un meccanismo che Italiano potrebbe riproporre anche oggi con Lucumí e Heggem. Ci si attende dunque un match intenso, ricco di duelli individuali, possesso, e momenti di pressione alta da entrambe le parti.






