Mettiamolo subito in chiaro: il titolo è volutamente provocatorio. E fa il verso, come spesso accade, a quel vecchio adagio di matrice settentrionale che afferma che ogni qual volta che una squadra diversa dalle solite tre vince il titolo, accade perché “lo abbiamo regalato“, non perché l’ha vinto qualcun altro.
E allora, dato che quella stessa stampa ha additato il Napoli come grandissimo favorito alla vigilia di questo campionato, se 2+2 fa ancora 4, dobbiamo concludere che se non dovesse arrivare il bis, sarà soltanto perché il Napoli, e Conte, hanno lasciato vincere il Chivu di turno.
Chivu impara in fretta, Conte fa fatica a dimenticare
In realtà ciò che ci preme sottolineare è come Chivu – ma non è il solo, possiamo citare anche l’altro allenatore capolista: Gasperini – stia facendo molto bene il suo lavoro soprattutto fuori dal campo. L’intervista pre Inter Lazio in tal senso è ancora più esemplificativa di quella post Napoli Inter. Se dentro le mura del Maradona Chivu aveva sottolineato come non bisognasse lasciarsi prendere dai nervi e pensare a giocare, ieri invece ha ricordato l’importanza ormai imprescindibile delle rotazioni, non solo per salvaguardarsi il più possibile dagli infortuni, ma soprattutto per tenere tutti gli elementi del gruppo sulla corda e farli sentire tutti co-autori delle prestazioni e dei risultati sul campo.
E questo è tutto ciò che manca al Napoli di Conte. Il comandante Antonio non riesce a scrollarsi di dosso abitudini che ormai sono superate: lamentele quando si perde, alibi quando non si vince, giocatori dimenticati per lungo tempo, salvo poi schierarli come rincalzi, facendo sentire loro il peso del Salvatore della Patria.
Non vogliamo insegnare il mestiere a nessuno, ma non crediamo sia così che si motivi un gruppo in tutta la sua larghezza.
Non ci dilunghiamo sulle espressioni di “cuore che manca” che tanto ci ricordano il “veleno” di un predecessore poco amato alle nostre latitudini, perché lo abbiamo letto e ascoltato già da più parti.
Un campionato di basso livello, ma di peso elevato
Quello che speriamo è un moto d’orgoglio che spinga Conte ad abbandonare parte di sé e rilanciarsi in chiave moderna. Il caro Antonio dovrebbe pensare che, se per alcuni questo campionato è uno dei più scarsi che si ricordi, è altresì vero che è anche quello dove ci sono tutti i migliori allenatori italiani. Ed ecco, quindi vincerlo vale un po’ di più. Significherebbe essere il migliore tra i migliori.
Che poi, per inciso, a parere di chi scrive, il miglior allenatore in circolazione in Italia è proprio quello che ieri lo ha battuto, con l’impressione di farlo senza nemmeno troppa fatica. Quel Vincenzo Italiano che, lo diciamo sottovoce, se avesse avuto un paio di giocatori veri in più, chissà, avrebbe potuto ripetere l’impresa del Leicester di qualche anno fa.
Nel frattempo, Conte deve accettare di fidarsi di tutti, altrimenti nessuno si fiderà più di lui.






