I nuovi colpi cambiano il Napoli: ecco come
La Gazzetta dello Sport si sofferma sull’impatto dei nuovi acquisti del Napoli nella vittoria a Firenze per 3-1.
Gazzetta: “Per mettere d’accordo tutti, nessuno escluso, per convocare anche gli esteti, per proiettarsi nel futuro con qualcosa che ricordi il passato, il Napoli è persino uscito dalla sua natura, s’è agghindato e per un’ora – e anche un po’ di più – ha sfilato con eleganza, con raffinatezza, apparentemente con sprezzo del pericolo, e ha attaccato, ha pressato, ha forzato, ha rovistato nel vocabolario del calcio 3.0 sino a quando non s’è accorto di piacere: 0-2 dopo un quarto d’ora e 0-3 dopo meno di 60’, segnando in ogni modo, dal dischetto (ma dopo aver costretto la Fiorentina a due salvataggi miracolosi, prima del fallo di Comuzzo su Anguissa), sfruttando il campo aperto e infine andando a riempire l’area, da angolo, su cosiddetta seconda palla e poi tap-in. Un dizionario moderno e anche un po’ antico dentro apprezzabili scene di Grande Bellezza d’un Napoli “dominante”.
I colpi La new era appartiene adesso al nuovo Napoli, che comincia a modificare il proprio identikit o magari il look, entra in un ciclo appena aperto con Conte vincendo lo scudetto (non poco, si direbbe), inserisce quasi un centinaio di milioni del suo ultimo mercato e fronteggia il rischio d’emergenza che il destino gli aveva sventolato sotto al naso: mai disperarsi, verrebbe da dire, dinnanzi a una lastra, a un’ecografia, a una risonanza, e però questo sarebbe cinismo allo stato puro, anche inelegante. Ma la storia è cambiata, anche la geografia e il potere economico, e il Napoli ha indirizzato la propria politica sia prevenendo che curando: Beukema arriva per dare ancora più spessore alla miglior difesa dei cinque campionati europei dell’ultima stagione, va un po’ in panchina e quando Rrahmani deve arrendersi non solo entra e gioca, ma segna; Hojlund è il colpo last minute, la risposta immediata di De Laurentiis (che paga) e Manna (che sceglie assieme a Conte) alla sorte, accanitasi a Ferragosto su Lukaku. A Hojlund sono stati sufficienti 829 secondi per raccogliere tutto il proprio talento, rubare spazio e tempo a Pongracic e poi lanciarsi verso il personalissimo derby di giovedì a Manchester con un sorriso stampato sul volto. De Bruyne è altro, è il calcio, è l’investimento che modifica anche la filosofia societaria, in genere allergica a investimenti così massicci per giocatori avanti d’età: ma qua c’è il talento smisurato, lo status di fenomeno e tutto ciò che può passare per la testa guardando KDB passeggiare d’azzurro vestito, per la (non) modica cifra di 10 milioni lordi alla firma. Dove c’è gusto non c’è perdenza raccontavano i nonni, che hanno sempre afferrato in anticipo non solo il senso degli affari ma pure quello dei sapori speciali delle emozioni.
E adesso? Dalla Fiorentina al Manchester City è (quasi) un attimo, che però va vissuto respirando profondamente, gustandosi ciò che ha concesso in eredità quell’ora e mezza al Franchi, ricca di un Napoli (forse) più autorevole di quello che è arrivato al quarto scudetto, con una panchina lunga e anche da svezzare e undici indiavolati che hanno ribadito il proprio ruolo in una stagione da affrontare mandando a memoria le indicazioni del proprio allenatore. «Sarà dura, perché per riuscire a realizzare il secondo step dovremo anche essere bravi nel saper sopportare la responsabilità di chi avendo lo scudetto delle maglie finisce per creare, inevitabilmente e giustamente, aspettative maggiori». Sarà per questo che ha preferito l’outfit più abbagliante”.






