Errori che pesano come macigni
La serata del Da Luz si è trasformata in una montagna da scalare per il Napoli. La sconfitta contro il Benfica ha messo in luce un problema evidente: i dettagli, quelli che in Champions decidono tutto. Il gol dell’1-0, firmato da Rios, è il classico episodio da consegnare agli archivi degli “errori da dimenticare”: lettura sbagliata, tempi fuori fase, concentrazione assente. Ancora peggio la marcatura su Barreiro che ha portato al raddoppio: Rrahmani ha concesso troppo spazio e il Benfica non ha perdonato. Due amnesie che cambiano completamente il senso di una partita che, pur senza brillare, il Napoli stava comunque tenendo in equilibrio.
L’emergenza a centrocampo si sente
Conte si è ritrovato, ancora una volta, a lavorare dentro una tempesta di assenze. Le indisponibilità contemporanee di De Bruyne, Anguissa, Lobotka e Gilmour hanno tolto al Napoli il suo cuore pulsante. La squadra è stata costretta ad arrangiarsi con soluzioni di fortuna, senza però accampare alibi: il tecnico ha tentato di tenere il baricentro alto, ha provato a mantenere ordine, ma davanti a un avversario fisico e intenso è mancata proprio la qualità nella zona più importante.
Il dato più preoccupante è la continuità del problema: senza i suoi registi e incursori naturali, la squadra perde ritmo, velocità mentale e pulizia nei possessi chiave. Anche la costruzione dal basso risulta più prevedibile e lenta.
Trasferta ancora stregata
Tre partite esterne di Champions, tre sconfitte. Un dato che pesa, non tanto per la cifra numerica quanto per la sensazione di fragilità che il Napoli mostra lontano dal Maradona. A Lisbona non c’è stato un tracollo come quello di Eindhoven, ma il risultato resta lo stesso: zero punti che complicano la corsa verso gli spareggi.
Ora il percorso è chiaro: servono almeno quattro punti tra Copenaghen in Danimarca e Chelsea al Maradona. Un compito difficile, ma non impossibile, soprattutto se Conte riuscirà a recuperare almeno un paio dei suoi big.
Il dubbio che ritorna: il “braccino” europeo
C’è una sensazione che torna stagione dopo stagione: quando si arriva in campo internazionale, il Napoli sembra esprimere qualcosa di meno. È un’impressione sottile, ma ricorrente. Lo stesso Conte ha costruito gran parte della sua carriera dominando i campionati, mentre in Europa ha spesso avuto contraccolpi dolorosi. E quando l’avversario è il Benfica riemerge anche il ricordo della semifinale di EuroLeague persa nel 2014 allo Stadium.
Nonostante ciò, nessuno può negare che questa squadra abbia già dimostrato di sapersela cavare in condizioni estreme: Lukaku fuori per lungo tempo, poi a catena De Bruyne, Anguissa, Lobotka, Gilmour. Un’epidemia tecnica che avrebbe demolito il morale di chiunque.
La strada è in salita, ma tutto è ancora aperto
Il Napoli esce da Lisbona con la sensazione di aver sprecato una chance, ma anche con la consapevolezza che la qualificazione non è sfumata. Servirà concretezza, lucidità e la capacità di ritrovare compattezza mentale. L’organico resta forte, la guida tecnica è solida: a patto che la squadra non scelga inconsapevolmente di risparmiare energie proprio dove servono di più.
Fonte: Gazzetta






