Dopo la brillante vittoria della Supercoppa e l’altrettanto importante successo esterno con la Cremonese – che ha interrotto una striscia nera di sette sconfitte lontano dal Maradona – il Napoli si prepara a un tour de force infernale nel mese di gennaio.
Le sfide contro LAZIO, Verona, INTER, Parma, Sassuolo, COPENAGHEN, JUVENTUS e Chelsea (in maiuscolo le gare in trasferta, ndr) diranno praticamente tutto sul futuro della stagione. Un ciclo stressante, pieno di insidie, che obbliga il club a intervenire sul mercato, nonostante le note limitazioni economiche e un’infermeria sempre troppo affollata.
Uscire dalla Champions? Una follia, non un piano
Sui social, complice la durezza del calendario, qualcuno invoca l’uscita anticipata dalla Champions League per concentrare tutte le energie sul campionato. Sportivamente, non sarebbe un dramma. Ma finanziariamente, sarebbe un disastro.
Andare avanti in Champions, raggiungendo almeno gli ottavi, non è un capriccio: è una necessità strutturale per mantenere in equilibrio i conti del club. Chi spera nel “fallimento utile” guarda il dito, non la Luna. Perché senza Champions, i problemi di oggi diventano un macigno domani, quando non ci sarà più nemmeno la plusvalenza di Osimhen a sistemare i conti.
Senza la plusvalenza di Osimhen, che l’anno scorso ha coperto la mancata partecipazione in Champions League, il Napoli è obbligato a cercare di andare quanto più avanti è possibile nella massima rassegna continentale.Ad oggi, il Napoli ha incassato circa 46 milioni di euro dalla Champions League. Un’eventuale qualificazione agli ottavi porterebbe altri 24 milioni, per un totale vicino ai 70 milioni di euro. Una cifra vitale, soprattutto in vista della prossima stagione, quando il club dovrà gestire un calciomercato inevitabilmente legato agli indici di liquidità.
E se da un lato è vero che il Napoli libererà circa 30 milioni di euro di ammortamenti, dall’altro va considerato che i nuovi arrivi (si pensi al solo riscatto di Højlund, che pesa 17,6 milioni a bilancio) annulleranno quasi interamente quel margine.
In più, con pochi asset rivendibili (al momento, solo Rafa Marín al Villarreal potrebbe garantire una plusvalenza di 15 milioni) restano due vie: tagliare i costi o aumentare i ricavi. E i ricavi, senza Champions, non aumentano.
Tafazzismo applicato al calcio
Chi “tifa” per l’eliminazione europea del Napoli, insomma, non ha capito il gioco. Uscire ora non significa concentrarsi sul campionato: significa scavarsi la fossa per il prossimo anno. Altro che strategia: è tafazzismo applicato al calcio. I napoletani devono sperare di arrivare quantomeno agli ottavi per non complicare troppo il prossimo calciomercato e vanificare così quanto di buono si è fatto nelle ultime due stagioni.







