Il Napoli chiude il mercato estivo 2026 con un costo della rosa ancora molto alto, nonostante le cessioni di Lukaku, Gutierrez e i prestiti in uscita che hanno leggermente alleggerito i conti. Il punto è che il 2025 il Napoli lo aveva già superato, il limite del 70% imposto dalla Squad Cost Rule UEFA, senza pagarne le conseguenze grazie a un fattore che nel 2026 semplicemente non c’è più. Ecco perché la prossima valutazione UEFA, quella sull’anno solare 2026, rischia di essere un problema molto più concreto di quanto la narrazione rassicurante che circola in questi giorni lasci intendere, e come funzionano davvero le sanzioni che il Napoli rischierebbe in caso di nuovo sforamento.

Cos’è la Squad Cost Rule
La Squad Cost Rule, in vigore a regime dalla stagione 2025/26, impone ai club che partecipano alle coppe europee un tetto preciso: il costo della rosa non può superare il 70% dei ricavi rilevanti del club. Nel calcolo rientrano tre voci, riferite sia ai calciatori sia allo staff tecnico: stipendi lordi, ammortamento annuo dei cartellini e commissioni agli agenti sportivi. Il controllo non segue la stagione sportiva ma l’anno solare, dal 1° gennaio al 31 dicembre, e per i club italiani (che chiudono il bilancio al 30 giugno) questo significa costruire un dato ad hoc che ricuce due esercizi fiscali diversi.
La Football Earnings Rule
Accanto allo squad cost, la UEFA valuta anche la Football Earnings Rule, l’erede della vecchia break even rule del Fair Play Finanziario: guarda il risultato economico complessivo del club su base triennale mobile, con un tetto di perdita aggregata che parte da 5 milioni di euro ma può salire fino a 60 milioni se lo sforamento è coperto da apporti degli azionisti o dal patrimonio netto. Sono due test separati, con griglie sanzionatorie separate: un club può violarne uno senza violare l’altro, ed è proprio questa distinzione a spiegare cosa è successo davvero al Napoli nel 2025.
Il 2025: sforamento senza sanzioni, ma per un motivo che non si ripete
Nella valutazione UEFA relativa all’anno solare 2025, decisa a fine giugno 2026, il Napoli è risultato tra i club che hanno superato la soglia del 70% dello squad cost ratio. Nessuna multa, però, perché il regolamento prevede un meccanismo di mitigazione: se lo sforamento viene interamente compensato da un’eccedenza di risultato economico positivo sull’attività calcistica nello stesso periodo, la violazione è considerata mitigata.
Il punto che la narrazione circolata in questi mesi ha semplificato troppo è l’impatto reale e il meccanismo di quel surplus. Nel 2025 il Napoli ha registrato due plusvalenze fuori scala: circa 77,8 milioni dalla cessione di Kvaratskhelia al PSG a gennaio e oltre 73 milioni dalla cessione definitiva di Osimhen in estate. Insieme superano i 150 milioni di euro.
Tuttavia, contrariamente a quanto magari si potrebbe pensare, questa cifra non è entrata interamente a copertura dei costi relativi all’annata 2025. Per le regole dello Squad Cost Ratio della UEFA, i ricavi da calciomercato vengono spalmati su una media triennale. Questo significa che il super-incasso ha fruttato circa 50 milioni di euro al denominatore per l’anno in corso, mentre la restante parte del peso finanziario della rosa è stata assorbita e mitigata grazie agli utili storici pregressi accumulati dal club.
Perché il 2026 è un’altra storia
Il problema è che quel tipo di cuscinetto non si ricrea a comando ogni anno. Nel 2026 le cessioni del Napoli sono state poche e di entità contenuta: la partenza più pesante, quella di Romelu Lukaku verso il Fenerbahçe per circa 6 milioni di euro, ha generato una plusvalenza minima, dato che l’incasso ha appena coperto il valore residuo a bilancio del cartellino. Sommando tutte le operazioni del periodo, il club fatica a toccare i 25-30 milioni di plusvalenze nette. Tuttavia, è proprio qui che entra in gioco il meccanismo della media triennale imposto dalla UEFA per lo Squad Cost Ratio.
Anche se il mercato del 2026 è stato magro, il denominatore dei ricavi ha continuato a beneficiare della “rata” da 50 milioni di euro ereditata dal 2025. Questa quota fissa, sommata al drastico taglio del numeratore dei costi ottenuto liberando il monte ingaggi dal pesante stipendio di Lukaku, permetterà al Napoli probabilmente di mantenere in equilibrio il parametro anche senza nuove maxi-cessioni.
A questo, bisogna aggiungere la Champions League. Il Napoli ha guadagnato circa 48,5 milioni dalla fase campionato 2025/26 (eliminato al 30° posto a gennaio 2026), di cui una parte già di competenza del 2025. Sommando la quota di quell’incasso attribuibile al 2026 e il token di partecipazione della nuova campagna 2026/27, il contributo europeo per l’anno solare 2026 si aggira sui 48-50 milioni complessivi.
Sul fronte costi, qualcosa si è mosso: le cessioni di Lukaku e Gutierrez, insieme ai prestiti in uscita di Folorunsho, Ngonge, Cajuste, Lindström, Sgarbi, Ambrosino, Obaretin e Mazzocchi, hanno alleggerito il numeratore rispetto alla stagione precedente. Ma il costo della rosa resta comunque enorme: un’analisi dettagliata condotta calciatore per calciatore, sui soli ammortamenti dei cartellini secondo il metodo di calcolo UEFA, porta già da sola a circa 95,7 milioni di euro per il 2026, prima ancora di sommare gli stipendi e le commissioni agli agenti.
Quanto dovrebbe incassare il Napoli per stare sotto il 70%
Mettendo insieme stipendi e ammortamenti ai fini UEFA, il costo della rosa 2026 del Napoli si aggira sui 217 milioni di euro. Per restare esattamente al limite del 70% servirebbero ricavi rilevanti (fatturato operativo rettificato più il saldo netto delle cessioni dell’anno) per circa 310 milioni di euro. Questo, chiaramente, senza considerare lo stipendio di Massimiliano Allegri (considerato dalla UEFA come “Relevant Person” insieme alla squadra), gli eventuali bonus sugli stipendi ai calciatori e le commissioni agli agenti. Quindi, questi 310 milioni di euro rappresentano davvero la base minima di partenza.
Ipotizzando una crescita generosa dei ricavi commerciali e sommando le plusvalenze 2026 e l’intero contributo Champions League dell’anno, il conto si dovrebbe assestare intorno a quella soglia. Tuttavia, visto che non tutti i costi, così come i ricavi, sono di libero accesso e consultazione, esiste sempre il rischio la valutazione sull’anno solare 2026, che peserà sulla licenza 2026/27, trovi il Napoli di nuovo sopra il 70%, questa volta senza il paracadute che lo ha salvato un anno fa.
Come funzionano davvero le sanzioni UEFA, e perché non sono una cifra fissa
Qui si annida un altro equivoco comune. La multa per lo sforamento della Squad Cost Rule non è un importo predeterminato uguale per tutti, ma viene calcolata automaticamente da una griglia (l’Allegato L del regolamento) come percentuale dell’eccedenza rispetto al limite del 70%. Il livello della sanzione dipende da due fattori: quanto il club ha sforato in punti percentuali, e quante volte ha già violato la regola nelle ultime quattro stagioni di licenza, recidiva compresa. Uno sforamento ripetuto pesa quindi più del primo, anche a parità di percentuale di sforamento.
I numeri reali del ciclo di controllo concluso a fine giugno 2026 danno la misura di quanto le multe possano variare da club a club:
| Club | Sanzione Squad Cost Rule |
|---|---|
| Strasburgo | 25 milioni di euro |
| Aston Villa | 22,5 milioni di euro + restrizione Lista A |
| Fenerbahçe | 7 milioni di euro |
| Fiorentina | 6 milioni di euro |
| Chelsea | 3 milioni di euro |
| Newcastle | 3 milioni di euro |
| Nottingham Forest | 2,5 milioni di euro |
| AEK Atene | 500.000 euro |
| Nizza | 450.000 euro |
Il caso Aston Villa aiuta a capire quando scatta qualcosa di più pesante della sola multa. Il regolamento parla di “violazione significativa” quando il rapporto costo-rosa supera il 90%, oppure quando lo sforamento è di oltre 10 punti percentuali sopra il limite in presenza di una violazione precedente, oppure ancora in caso di violazioni ripetute nelle stagioni di licenza precedenti. In questi casi, alla multa si aggiungono misure sportive: restrizioni sul numero di calciatori registrabili nella lista per le coppe europee, divieto di tesserare nuovi giocatori senza cessioni compensative, fino all’esclusione dalla competizione europea a cui il club si qualifica nelle stagioni successive.
Cosa rischia concretamente il Napoli
Qui sta il punto più delicato per il club di De Laurentiis. Il Napoli ha già una violazione registrata (quella del 2025, mitigata ma comunque accertata dal CFCB). Se la valutazione sul 2026 dovesse confermare un nuovo sforamento, il Napoli non si presenterebbe più come un club “al primo sgarro”: il regolamento tiene conto delle violazioni delle ultime quattro stagioni di licenza, e una recidiva, anche se la prima non è stata sanzionata perché mitigata, rischia di essere valutata con un metro più severo rispetto a un club che sfora per la prima volta. Con un costo della rosa ancora vicino ai 220 milioni e un fabbisogno di ricavi di almeno 310 milioni, il margine di manovra per evitare un nuovo campanello d’allarme UEFA nella prossima finestra di gennaio si è ristretto sensibilmente e ha condizionato il calciomercato degli azzurri.





