Dopo il primo scudetto, la gestione di Aurelio De Laurentiis al Napoli ha smesso di essere quella visionaria che il calcio italiano aveva preso a modello. Dalla scelta di Garcia fino all’arrivo di Allegri, le decisioni del presidente descrivono una società che ha preferito la comfort zone al rischio calcolato. Ripercorriamo tappa per tappa dove, secondo la nostra lettura, il Napoli ha smarrito la strada.
De Laurentiis dopo lo scudetto: Garcia, il decimo posto e Conte
Il primo errore è arrivato nell’immediato post scudetto. Convinto che la squadra potesse in larga parte autogestirsi, De Laurentiis ha affidato la panchina a Rudi Garcia, un nome recuperato dal dimenticatoio e non una scelta in linea con l’ambizione di un club campione d’Italia.
Il secondo errore è stato la fretta, specialmente in virtù di quello che si sta vedendo in questo inizio di stagione: l’esonero del tecnico francese ha aperto una fase di instabilità. Gli arrivi di Mazzarri prima e di Calzona poi non hanno risollevato la stagione, chiusa con un mortificante decimo posto.
L’anno successivo la scelta di Antonio Conte è stata quella giusta per il momento storico del Napoli. Il tecnico leccese è un maestro nel rilevare un progetto in difficoltà e riportarlo sui binari corretti, come i fatti hanno dimostrato con il secondo scudetto.
L’errore è arrivato dopo: non separarsi al culmine del ciclo. Assecondare tutte le richieste di mercato dell’allenatore ha depauperato la potenza di fuoco del club e ha costretto il Napoli a una spending review forzata, culminata nel mercato a saldo zero della scorsa sessione invernale.
Allegri al posto di Italiano: l’ultima scelta nella comfort zone
L’ultima decisione, in ordine di tempo, è l’ingaggio di Massimiliano Allegri. Dopo l’esperienza al Milan, chiusa senza i risultati attesi, la carriera del tecnico livornese sembrava vicina a un punto di arrivo. Puntare su di lui significa restare in un perimetro rassicurante, rinunciando all’opportunità di aprire un ciclo nuovo con Vincenzo Italiano.
Il filo che lega queste scelte è la perdita di brillantezza e acume che avevano reso il Napoli un punto di riferimento per equilibrio finanziario e risultati sportivi. Quel modello è stato studiato e imitato da molti club proprio perché nato dalla gestione di De Laurentiis.
Nel frattempo il presidente si è lasciato condizionare dal sentimento della piazza, mentre la società ha perso figure di spicco mai rimpiazzate. Il risultato è una struttura più piatta e meno incisiva di prima.
Il Napoli non ha bisogno di nuove risorse finanziarie, ma di un De Laurentiis che torni a essere De Laurentiis. Poiché la stanchezza e la pigrizia decisionale degli ultimi anni si riflettono, inevitabilmente, sulle annate sportive.





