Un libero aggiunto, regista arretrato del gioco
In campo sembrano esserci tanti Vanja Milinkovic-Savic. C’è quello che gioca più palloni di tutti, che arretra per ricevere, che diventa libero aggiunto nella costruzione dal basso. È sempre pronto a pulire palloni sporchi, a offrire una linea di passaggio sicura, a disorientare l’attaccante in pressing con una finta e poi a lanciare come un Beckenbauer moderno. I suoi lanci lunghi, potenti e “wagneriani”, ribaltano l’azione e ricordano un calcio anni Novanta, fatto di verticalizzazioni improvvise e coraggiose. In questo ruolo, Milinkovic-Savic è una certezza assoluta: interpreta l’idea di una difesa che diventa attacco, quasi seguendo alla lettera i dettami di Francisco Maturana, per cui il primo compito dei difensori era costruire gioco.
Il rigorista, il tiratore, l’arma della disperazione
Poi c’è il Milinkovic-Savic tiratore. Quello delle punizioni, quello che – nei momenti di emergenza – potrebbe perfino trasformarsi in attaccante aggiunto grazie a un fisico imponente, due metri d’altezza e una presenza che incute timore. È lo stesso che ha segnato un rigore in Coppa Italia contro il Cagliari a oltre 130 km/h, una conclusione imprendibile come certi suoi lanci. Una potenza fuori dal comune, che rende quasi naturale pensarlo come specialista dei calci piazzati, magari anche dei corner, una sorta di Palanca moderno. In queste versioni, Milinkovic-Savic è un valore aggiunto, un’arma in più per il Napoli.
Il portiere: l’anello debole di una catena ricca di talento
Il problema nasce quando si arriva al Milinkovic-Savic portiere. È qui che il quadro si incrina. Da diverse partite appare fuori fase: poco elastico, poco reattivo sui tiri bassi, incerto nelle respinte. Contro l’Udinese, a fronte di quattro tiri in porta, tre sono diventati gol (poi uno solo convalidato), e l’unica vera parata non basta a bilanciare le difficoltà. Sembra quasi avere paura di usare le mani, preferendo rilanciare lungo piuttosto che gestire il pallone con sicurezza nell’area piccola. È una strategia, forse, ma crea una frattura evidente rispetto alla qualità mostrata con i piedi. In attesa del rientro di Meret, servirebbe una “riunione di coordinamento” tra i vari Milinkovic-Savic: va bene il regista, va bene il tiratore, ma il portiere deve ritrovare affidabilità. Perché l’equilibrio passa anche – e soprattutto – dalle mani, non solo dai piedi.
Fonte: Mattino






