Luigi Pavarese, ex DS del Napoli, ha rilasciato una lunga e bella intervista al microfono di Napoli Network. Di seguito una sintesi.
Luigi Pavarese, ecco le sue parole a Napoli Network
Com’è nata la sua passione per il calcio e quando ha capito che il suo futuro professionale sarebbe stato come direttore sportivo?
“A 11 anni capii che il calcio giocato non faceva per me. Sognavo di diventare giornalista. La vita è fatta di occasioni che vanno sempre raccolte e sfruttate: io ho avuto la fortuna di avere come zio il prof. Antonio Pescatore che, insieme a Carlo Iuliano, inventarono gli uffici stampa nelle società di calcio. A 15 anni ero già segretario generale dell’Avellino Calcio. A 20 anni arrivai nel Napoli insieme a Pierpaolo Marino, che mi concesse questa possibilità. Dopo 3 mesi, diventai segretario generale del Napoli.”
Quali sono state le emozioni che ha provato quando è entrato, professionalmente parlando, nella SSC Napoli?
“Quando Pierpaolo Marino me lo propose, pensavo che stesse scherzando, perché lo facevamo spesso, adoravo scherzare. Quando me ne resi conto, provai emozioni importanti, perché potevo seguire Pierpaolo Marino nella mia società del cuore, dove c’erano persone come Antonio Iuliano, il mio idolo, Italo Allodi, Maradona, Peppe Bruscolotti, che quando vedevo tremavo più di quando vedevo Maradona e che favorì il mio inserimento nella squadra e nella società. Poco tempo dopo incontrai anche Luciano Moggi, con cui avevo un rapporto più professionale, a differenza di Marino, con cui avevo un rapporto fraterno.”
Della sua esperienza a Napoli qual è il ricordo che ancora oggi porta nel cuore?
“Il privilegio di aver lavorato nella società della squadra del mio cuore. Napoli è passione, stato d’animo, fede. Ho avuto la fortuna di prendere parte alla stesura della storia del Calcio Napoli: 2 Scudetti, 1 Supercoppa, 1 Coppa Uefa. Ho lavorato anche in un’altra società in cui la fede, il senso di appartenenza è importante, il Torino, dove sono stato sia segretario generale, sia direttore sportivo.
Ho avuto l’onere e l’onore di gestire il 50esimo anniversario della tragedia di Superga. A Torino ricordano tutti quella finale di Coppa Uefa persa dopo aver colpito 3 pali, probabilmente avrei potuto vincere una seconda Coppa Uefa. Ero accanto a Emiliano Mondonico quando alzò la sedia in aria in senso di rivolta. Forse ci sono 2 società che per senso di appartenenza possono essere paragonate al Torino e al Napoli: Roma e Genoa.”
A Napoli qual è stato il momento più difficile e come ha fatto ad affrontarlo e a superarlo?
“Sicuramente la stagione 1997/1998 e la 2001/2002 persa in malo modo. Ancora oggi mi porto il rammarico di non essere stato in grado di gestire al meglio quei momenti, che sono stati però anche fonte di grandi insegnamenti, perché ho tratto più benefici dalle sconfitte che dalle tante vittorie.”
Secondo lei qual è la vera qualità che distingue un buon calciatore da un vero fuoriclasse?
“I fuoriclasse sono pochi. Ho avuto non solo il privilegio di vivere e di respirare Maradona, ma di aver conosciuto anche altri grandi campioni come Careca, Alemao, Giordano, De Napoli, Ferrara e tanti altri. Il grande merito di Diego non era solo di essere un grande campione, ma di saper migliorare anche gli altri.”
Quando osserva un giocatore qual è la qualità e lacaratteristica che osserva principalmente?
“Come prima cosa si valuta l’aspetto tecnico, ma non solo. C’è anche una valutazione sull’aspetto gestionale e caratteriale, tenendo conto che comunque parliamo di ragazzi giovani dai facili guadagni e quindi è doveroso valutare anche quest’aspetto. Bisogna tenere in considerazione che la vita prima ti fa fare l’esperienza e poi te la spiega. Ovviamente anche io sono stato ragazzo in quel mondo e quindi so bene di cosa parlo.”
Vede delle differenze tra il calcio di oggi e il calcio di quando lei era dirigente e quali sono i cambiamenti che lei ritiene più significativi?
“Il calcio è una materia difficile per certi aspetti ma facile per altri. Nel calcio giocato la differenza la fa chi ha la capacità di creare superiorità e di saltare l’uomo. Altra cosa è il calcio gestionale, che oggi è completamente cambiato: ci sono proprietà straniere e fonti di investimento che negli anni 80 erano inimmaginabili. Oggi si pensa al business, ma non bisogna dimenticare che l’aspetto più importante è la costruzione della squadra.”
Qual è il suo giudizio e il suo pensiero sulla stagione del Napoli 2025/2026?
“Per certi aspetti è stata una stagione migliore della 2024/2025, considerando gli infortuni e gli episodi arbitrali, compreso il VAR. Antonio Conte ha riportato al centro dell’attenzione il lavoro, l’amore per la maglia e il rispetto per il tifoso. Credo che Max Allegri sia la scelta migliore che si potesse fare per proseguire lungo questo percorso.”
Secondo lei qual è stata la migliore operazione di mercato di Giovanni Manna da quando lavora nel Napoli?
“Non lo conosco, ma ho una grandissima stima e considerazione di lui. Un direttore che arriva e vince lo scudetto non può essere un brocco. Ho sempre detto che nel nostro lavoro se su 5 acquisti ne indovini 3, sei già forte.”
Se lei oggi fosse il direttore sportivo del Napoli, quali sarebbero le sue priorità di mercato per la prossima stagione?
“Le stesse di Manna.”
Il Napoli quest’anno giocherà 3 competizioni: Campionato, Coppa Italia e Champions League. Secondo lei quale deve essere l’obiettivo principale dei partenopei nella stagione 2026/2027?
“Conoscendo Allegri, il suo obiettivo sarà primeggiare in tutte e 3 le competizioni: certamente al centro dell’attenzione ci sarà la lotta per il quinto scudetto e migliorare il rendimento in Champions League, perché il Napoli ormai è una squadra di grossa caratura internazionale e far tesoro degli errori commessi la scorsa stagione in Champions.”
Quale crede che sia il compito più complesso per far sì che il Napoli resti ai vertici del calcio italiano ed europeo?
“Il Napoli ormai è ai vertici del calcio italiano ed europeo. Deve recuperare quel gap che ha perso la scorsa stagione per eccessiva sicurezza.”
Ritiene che il Napoli abbia raggiunto una dimensione internazionale stabile?
“Questo senza ombra di dubbio, soprattutto grazie alla volontà del Presidente.”
Era una bellissima amicizia quella che c’era tra lei e Diego Armando Maradona?
“Sì, ogni tanto lo cerco ancora. Mi manca tanto.”
Che consiglio darebbe a un ragazzo (della mia età) che sogna di diventare direttore sportivo?
“Eleaonr Roosevelt diceva che il futuro appartiene a chi crede enella bellezza sei propri sogni. Io a 60 anni sogno ancora e non ho intenzione di smettere. Sogna, ragazzo!”





