La lunga storia azzurra di Alex
Alex Meret è ormai uno dei simboli silenziosi del Napoli. Dal suo arrivo nel 2018 ne ha vissute di ogni tipo: infortuni pesanti, ballottaggi infiniti, momenti di gloria e cadute dolorose. La sua carriera azzurra iniziò in salita, con un serio problema al braccio al secondo allenamento che lo costrinse a rimandare il debutto di quattro mesi. Poi il continuo alternarsi con Ospina e, più avanti, con altri compagni di reparto, senza mai un posto davvero intoccabile. Eppure, con calma olimpica, ha saputo sempre rialzarsi.
Nella finale di Coppa Italia, giocata in uno stadio Olimpico deserto per il Covid, parò con mani sicure il rigore decisivo che regalò un trofeo al Napoli. Poi, quando il destino sembrava spedirlo allo Spezia in una parabola discendente, Meret ha riscritto la propria storia: uno scudetto conquistato con Spalletti e un altro con Conte, a testimonianza della sua capacità di restare in piedi nel mezzo delle tempeste.
Il nuovo rivale Milinkovic Savic
L’equilibrio faticosamente costruito si è rimesso in discussione quest’estate, con l’arrivo di Vanja Milinkovic Savic dal Torino per 22 milioni. Un investimento di quel peso economico non può certo restare a lungo in panchina, e Meret lo sa bene. Il campanello d’allarme è suonato a Firenze, dieci giorni fa, quando un problema muscolare lo ha fermato: dentro Savic, che ha dimostrato personalità e piedi educati quasi quanto quelli del fratello Sergej.
A Manchester, in Champions, Conte ha affidato ancora a Vanja le chiavi della porta, forse per prudenza, forse per tastare nuove gerarchie. Stasera contro il Pisa toccherà di nuovo a Meret, ma il messaggio è chiaro: la sfida è aperta. Il dualismo non è un problema, anzi può diventare un motore per entrambi. Questo è il calcio moderno, fatto di rotazioni continue e competizione costante.
Un portiere tra parate e statistiche
Meret resta un portiere “all’antica” per stile e atteggiamento: concentrato, sobrio, volto da bravo ragazzo. Non cerca polemiche né clamori, si affida ai fatti. In 214 presenze con il Napoli ha dimostrato grande affidabilità, avvicinandosi a mostri sacri come Bugatti (261 partite), Castellini (259) e Sentimenti II (235). Non è stato mai semplice per lui: oltre ai rivali di club, in Nazionale ha dovuto contendersi lo spazio persino come vice di Donnarumma.
Ogni retropassaggio scatena il mormorio del pubblico, ogni parata accende l’applauso: la vita del portiere è un’altalena emotiva continua. Meret però ci è cresciuto dentro, imparando a trarne forza. E oggi si ritrova ancora una volta protagonista di un duello, destinato a segnare il futuro tra i pali del Napoli. Non c’è noia in questo, ma l’essenza di un mestiere che vive di sfide e rinascite.
Fonte: Gazzetta






