Italo Calvino, che era studiato, diceva: “Le parole servono a coprire i vuoti, ma non a far sparire la realtà.” Io, che lo sono moooolto meno e molto più partenopeo, dico: “E mo comm’ a mettim’ nomm?” — per i diversamente napoletani: “E ora come la mettiamo?”
E dunque, e ora come la mettiamo? Ma la famosa partita a settimana non era una garanzia di tricolore? Chiedetelo ai milanisti: l’hanno sperimentato sulla loro pelle.
Una narrazione tutta italica
La sconfitta maturata ieri al Maradona non solo ha messo il chiodo sulla bara delle velleità tricolori del Diavolo, ma ci ha messo pure la terra sopra. E probabilmente ha messo la terra sopra anche a un certo tipo di narrazione tutta italiana, nata e portata avanti con scientifica e chirurgica malizia nel momento in cui, l’anno scorso, ci si è resi conto che il Napoli avrebbe potuto davvero rivincere lo scudetto. Con una partita a settimana è facile: ecco, che vuoi che sia.
Io capisco tirare l’acqua al proprio mulino, cercare di mettere pressione e bla bla bla, ma c’è un limite tra usare le proprie abilità oratorie per distorcere la realtà nelle più sofiste delle tradizioni e coprirsi di ridicolo. Ora, considerando che i giornalisti nostrani proprio non mi sembrano Protagora et similia, mi viene da chiedere: ne è valsa la pena?
A cosa è servito ignorare le condizioni del quarto scudetto azzurro? Di una squadra privata di Kvaratskhelia, elemento clou, e che non ha potuto veramente contare su ricambi di livello assoluto, che nell’era dei cinque cambi sono vitali? Tanto l’abbiamo vinto uguale: la bile è rimasta a voi.
L’esempio del Milan
Per onestà intellettuale: questo Milan è più scarso del Napoli dell’anno scorso? La risposta, nel vostro cuore, la sapete. E allora perché il Milan non è già in Duomo? Bella domanda. Le cause sono diverse: boh, magari il manico è semplicemente differente; magari Mago Max ha perso la capacità di caricare di energie nervose la squadra e di gestire i momenti clou; magari alcuni giocatori del Milan non sono completamente allineati alla visione dell’allenatore; magari semplicemente il culo non ti accompagna sempre.
I “magari” sono talmente tanti che, essendo io di buon cuore, vi lascio decidere a voi quello che ritenete più giusto.
Il punto, tuttavia, resta: la partita a settimana non è garanzia di scudetto. È solo garanzia che ci sia qualcosa di contorto, buio, perverso nella narrazione italica — la stessa che si sta graffiando il volto in questi giorni per spingere Conte via da Napoli.
Nessuno degli addetti ai lavori ha fiatato per mettere pressione ad Allegri ad inizio anno, e nessuno sta fiatando ora sulla questione scudetto. Perché? What’s the difference? La differenza è che quelli che vanno sempre messi davanti a un ipotetico fallimento sono quelli al di sotto del Po’. Gli altri? Una carezza, un bacio e a letto: mamma Italia non permetterà che nessuno vi faccia del male. Good night, sleep tight.






