Le semifinali del Mondiale certificano la mediocrità della Serie A
Le 4 semifinaliste del mondiale 2026 sono Spagna, Francia, Inghilterra e Argentina. Sicuramente le migliori al mondo in questo momento, che si contenderanno il titolo di campione del mondo.
Fare una previsione è molto difficile. Forse quella leggermente favorita è la Francia, che può schierare un attacco incredibile (Mbappe, Olise, Dembele) e che sembra viaggiare senza difficoltà. Difficoltà che le altre hanno avuto, nonostante, più di tutte l’Argentina campione in carica, un cammino non difficilissimo.
Queste due partite, al di là della disarmante bellezza che ci attenderà, denotano un aspetto molto importante, e cioè la differenza che esiste oggi tra il campionato italiano di calcio e gli altri top in Europa: Premier League, Ligue one e Liga.
Delle quattro semifinaliste, solo 6 calciatori giocano in serie A. Sono Maignan, Kone, Rabiot (unici titolari) e Thuram per la Francia, Nico Paz e Lautaro Martinez per l’Argentina.
Se ci affacciamo alla Premier, sono quasi 40 i calciatori che calcano i prati inglesi.
Per la Liga spagnola ne sono una trentina, per la Ligue one 12.
Per la Bundesliga 5, uno in meno dell’Italia, ma ci sono Olise e Kane, protagonisti assoluti del mondiale.
Italia come solito fanalino di coda. Segno inconfutabile di assoluta mancanza di talento, di calciatori forti e competitivi, di soldi. E anche di una tensione agonistica che manca ormai da oltre un decennio.
Una povertà tecnica difficilmente recuperabile.
Per vedere i campioni, le grandi partite, non bisogna seguire la serie A. Se per puro caso da queste parti passa un calciatore “diverso”, dura poco. Pochissimo. L’ultimo esempio più eclatante è Kvicha Kvaratskhelia.
Non ci resta che piangere, come direbbe un genio. E vivere di ricordi.
Pochi giorni fa c’è stato il ventennale della finale del 2006 Italia – Francia. Quasi tutti giocavano in serie A.
È crollato il mondo in 2 decenni. Se l’avessero fatto apposta non ci sarebbero riusciti.
