La “tarantella” nasce dalle dichiarazioni rilasciate da De Bruyne dal ritiro della nazionale belga. Il centrocampista non ha nascosto il proprio malcontento per la stagione vissuta sotto la guida di Conte, ammettendo apertamente di non essersi mai sentito pienamente a proprio agio nel sistema tattico dell’allenatore salentino. Il belga ha raccontato di non aver quasi mai giocato nel proprio ruolo naturale e si è detto favorevole al cambio in panchina, arrivando ad affermare che, secondo lui, Conte non avrebbe dovuto continuare la propria esperienza a Napoli.
Parole forti, che non sono passate inosservate nello spogliatoio azzurro. A raccogliere il guanto della sfida è stato Stellini, che attraverso il Corriere dello Sport ha risposto in maniera durissima all’ex stella del Manchester City. Il vice allenatore, come si dice a Napoli, gli ha dato una pe’ bevere e n’ata pe’ sciaqua’, sostenendo che da un giocatore della sua esperienza si sarebbe aspettato entusiasmo, leadership e spirito d’esempio per i più giovani. Secondo Stellini, De Bruyne avrebbe pensato troppo all’estetica del gioco e troppo poco al risultato finale della squadra.
Per i non napoletani, l’espressione una pe’ bevere e n’ata pe’ sciacqua significa impartire a qualcuno una solenne lezione, dirgliene di ogni colore, al fine di ridimensionarlo e farlo recedere da atteggiamenti boriosi e/o supponenti. Storicamente la locuzione prende origine dal giuoco di carte del padrone e sotto che si faceva nelle osterie. Il gioco prevedeva la partecipazione di piú avventori tra i quali erano scelti un padrone ed un suo vice détto sotto: il padrone ed il sotto potevano negare o imporre a gli altri partecipanti al giuoco un elevatissimo numero di bevute di vino delle quali si diceva che alcune servissero per bere, altre per risciacquare la bocca.
Al di là delle singole dichiarazioni, il caso racconta soprattutto lo scontro tra due visioni del calcio. Da una parte quella di Conte e del suo staff, dove il collettivo viene prima dell’individualità. Dall’altra quella di De Bruyne, cresciuto in sistemi di gioco dove il talento viene messo al centro del progetto tecnico. Due filosofie diverse che, a quanto pare, non sono mai riuscite a incontrarsi davvero.
Ma prima di comprendere se il talento di De Bruyne possa convivere con la visione di calcio di Allegri, mi interesserebbe capire se siete dalla parte di De Bruyne o dalla parte del duo Conte-Stellini?



