L’annuncio di Massimiliano Allegri sulla panchina del Napoli sta generando dibattito e condivisione. Anzi, mai come in questo caso, divisione. O meglio, la città si è moltiplicata nelle sue infinite personalità.
C’è innanzitutto il possibilista, categoria tipicamente napoletana che riesce a trovare una luce anche nelle giornate più nuvolose.
«Non disperiamo. Almeno tene esperienza.»
Non sarà forse l’allenatore dei sogni, ma tra trofei vinti, panchine prestigiose e anni di Serie A, Allegri porta in dote quel bagaglio di esperienza che a Napoli viene sempre rispettato.
Poi arriva lui: l’epatologo. Non quello laureato in medicina, ma quello che studia il proprio fegato da tifoso.
«Con Allegri ci schiattiamo il fegato ogni settimana.»
Il riferimento è evidente. Le squadre di Allegri non sono mai state famose per il calcio champagne. Pragmatismo, gestione del risultato e difesa dell’uno a zero, il famoso corto muso, sono concetti che, in una città cresciuta con il culto della fantasia, possono generare più di qualche sofferenza digestiva.
A pochi metri di distanza si aggira invece il nostalgico, figura immancabile nel folklore cittadino.
«Comme me manca Antonio Conte.»
Per lui ogni futuro è inevitabilmente peggiore del passato. Poco importa che il nuovo allenatore non abbia ancora diretto un allenamento. Nella sua mente il ricordo delle cavalcate di Conte a suon di grida e saltelli è già diventato leggenda.
Ma la napoletanità è anche capacità di sognare oltre ogni logica. Ed ecco comparire l’ottimista.
«Con Allegri vincimmo scudetto e Champions League.»
Nessuna sfumatura, nessuna cautela. Se si deve immaginare il futuro, tanto vale immaginarlo grandioso. D’altronde Allegri ha già vinto ovunque sia andato e, nella fantasia popolare, il passo verso la conquista dell’Europa è sorprendentemente breve.
Infine c’è il personaggio forse più autenticamente napoletano di tutti: il narcolettico.
«Appriparamme ’o cafè, se no ci addurmimmo ogni partita.»
Una battuta che strappa sorrisi ma racconta perfettamente la percezione comune del calcio allegriano. E quale città potrebbe affrontare una simile sfida meglio di Napoli? La patria del caffè è probabilmente l’unico luogo al mondo in cui il possibile sonno da partita può essere combattuto con una moka sempre accesa sul fuoco.
Insomma, l’arrivo di Allegri non è ancora diventato una partita, ma è già diventato una discussione al bar, un meme sui social.
A Napoli succede anche questo, che gli allenatori vengono studiati, e ancor prima di sedersi in panchina, già entrano a far parte del grande teatro della città.




