Si può descrivere Napoli senza cadere nei soliti banali stereotipi che avvolgono la città?
Certo. E’ questo lo scopo della nostra nuova rubrica, intitolata “Poteva succedere ovunque. E invece…”. Una luce, un faro, un megafono, una cassa di risonanza sui tanti aspetti positivi di Partenope.
Quaranta donne provenienti per la maggior parte dalla Campania, ma non solo, si sono incontrate ieri nell’aula magna del Polo universitario di San Giovanni a Teduccio (Federico II) per la Graduation della seconda edizione italiana “Awe Academy for Women Entrepreneurs”.
Il programma, nato dalla partenrship tra lo storico ateneo napoletano e la Missione diplomatica degli Stati Uniti in Italia, è dedicato alle donne che sono impegnate nello sviluppo di nuove realtà imprenditoriali.
L’evento ha messo in evidenza ancora una volta la forte attrattiva che Napoli e le sue istituzioni rappresentano attualmente per il mondo della ricerca internazionale.
L’importanza dell’appuntamento napoletano è stata sottolineata dall’ospite d’onore, la vice ambasciatrice americana Marta Costanzo Youth. Come riportato da Il Mattino:
“Siamo orgogliosi di vedere qui a Napoli il successo del programma Awe – ha detto – Il Sud Italia offre straordinarie opportunità per rafforzare i legami economici e culturali tra i nostri Paesi, e l’università Federico II è il partner ideale per garantire il successo di questa iniziativa”.
I settori interessati dai progetti premiati
Diversi sono stati i settori interessati dai progetti premiati: Dalla promozione di borghi sconosciuti alla realizzazione di uno scanner 3D per uso medico, dalla start-up contro lo spreco di cibo fino alla piattaforma nata per combattere l’isolamento sociale degli anziani.
Per poter realizzare tutto questo Awe ha potuto godere del supporto di importanti partner come la Digita Academy di Deloitte e Intesa-San Paolo.
Coinvolte anche associazioni come Gamma Donna, Women&Tech e Business Design Italia, oltre al Gruppo Donne Imprenditrici della Fipe e all’incubatore Campania New Steel.
Le dichiarazioni del rettore della Federico II Matteo Lorito:
“Promuovere la conoscenza, l’innovazione e lo sviluppo di competenze capaci di generare impatto positivo sulla società è la missione della nostra università e l’Awe si inserisce pienamente in questo contesto. Siamo orgogliosi di contribuire a un percorso che offre alle partecipanti non solo strumenti concreti per avviare e rafforzare i loro progetti imprenditoriali ma anche un contesto di confronto e crescita personale e professionale”.

La Professoressa della Federico II e coordinatrice del progetto Awe Italy Cristina Mele ha aggiunto:
“Non si tratta soltanto di formazione ma della creazione di una comunità vibrante di apprendimento e condivisione, in cui idee, competenze ed esperienze si incontrano per dare vita a imprese sostenibili e orientate al futuro. Oggi celebriamo non la conclusione di un percorso ma l’inizio di nuove traiettorie”.
Le dichiarazioni del prfessor Giorgio Ventre direttore scientifico della Apple Academy
“Questa iniziativa potrà aiutarci a incrementare ulteriormente le tante importanti collaborazioni già avviate, creando un impatto ancora più forte su Napoli e sulla Campania”.
I premi e le start-up
Ma chi sono le imprenditrici premiate ieri mattina?
La 23enne napoletana Gaia Lucrezia Russo, che dopo essersi trasferita a Torino per consolidare la propria formazione attoriale ha deciso di tornare nella sua città, dove ha realizzato “Perchance to Drem”, progetto che trae ispirazione da una citazione di Shakespeare e che punta a fare teatro in un modo nuovo.
“Ho portato avanti questo progetto perché notavo un vuoto di mercato. L’interesse della mia generazione nel teatro c’è, però c’è anche grande difficoltà nel comunicare questo interesse. All’estero c’è un profondo dialogo tra arte e tecnologia, cosa che invece in Italia, dove le piattaforme teatrali sono frammentate, non riusciamo ancora a vedere. La mia ricerca punta a dare una esperienza teatrale a 360 gradi”.
Si è orientata invece verso la cosmesi Tina Twum, nata e cresciuta a Napoli da una famiglia di origine africana.
La sua idea è stata creare una linea di prodotti che possano valorizzare anche l’incarnato di donne e uomini afro:
“Sono una beauty coach e nella mia esperienza ho riscontrato un gap nel mercato cosmetico per quanto riguarda i prodotti destinati a chi ha la pelle nera. In paesi come Francia, Inghilterra e America esistono molte linee di make up destinate a pelli di ogni fototipo. Perché non dare un supporto in questo senso anche al mercato italiano? È così che nasce Tina Twum Cosmetics”.
L’ultimo progetto è Choco Zero, di Arianna Massimino, nutrizionista napoletana che già dal 2020 sta realizzando tavolette artigianali di cioccolata senza zuccheri aggiunti:
“Mi dedico alle diete e quindi so bene quanto pesi a chi deve tenere a bada le calorie rinunciare alla cioccolata. Con Choco Zero invece la si può mangiare tranquillamente perché ogni tavoletta non contiene più di 130 calorie, le stesse di una mela. Gusto cioccolato bianco, pistacchio, nocciolato e arachidi: questo progetto nasce per dare a tutti la possibilità di concedersi alla dolcezza del cioccolato.”






