Zuniga racconta molti aneddoti sul Napoli e non solo
Juan Camilo Zuniga, terzino colombiano ex Napoli, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport.
Zuniga alla Gazzetta: “Sono nato in campagna, la mia famiglia ha origini umili. Sento il legame con la natura. Da qualche anno ho aperto un’azienda agricola, coltiviamo pomodori e frutta che esportiamo in tutto il Sudamerica. Abbiamo anche un allevamento di mucche, il nostro latte ha una qualità altissima.
Seguo i tutor dell’Academy, poi mi divido tra i cantieri e la fattoria. Il campo mi manca. Vorrei correre e dribblare come facevo una volta. Ma devo accontentarmi di esultare per i gol del mio Napoli.
Amo la città e i tifosi. Sui social, ancora oggi, mi arrivano tantissimi messaggi. Conte è un grande allenatore, la società è solida. La squadra ha tanta grinta. Meritavano lo scudetto.
Nell’estate del 2009 mi volevano Juventus e Valencia.
Quando il mio agente mi parlò del Napoli accettai senza pensarci. Mi
sono subito senuto a casa.
C’erano anche tanti sudamericani:
Gargano, Bogliacino, Campagnaro. Per colpa loro adesso bevo sempre mate. A ottobre arrivò Mazzarri, è stato come un padre. Con lui ho iniziato a giocare sulla corsia sinistra nel 3-5-2.
Li davanti non ci fermava nessuno: Quagliarella, Denis, il Pocho. Ezequiel è un loco, completamente matto. Durante le partite, quando aveva il pallone, si avvicinava e mi prendeva in giro: “Dai, prova a rubarlo”, scherzava. Ci divertivamo tra uscite e grigliate con l’asado. Siamo ancora molto amici.
Nel 2011 con il Napoli siamo tornati in Champions League dopo 21 anni. Fu decisivo un mio gol contro l’Inter, finì 1-1: segnammo io ed Eto’o
Coppa Italia? Superammo la Juventus in finale. Mi volevano tanti top club, tra cui il Barcellona e proprio i bianconeri.

Juventus? Alla fine ho scelto di restare per la gente. Non potevo tradire i tifosi azzurri.
I problemi al ginocchio? Faticavo pure ad allenarmi. Per il Mondiale del 2014, il ct Pekerman mi voleva a tutti costi. Con la Colombia arrivammo fino ai quarti. Ci fermò il Brasile.
Lo scontro con Neymar?Uscì in barella, piangendo, con una vertebra rotta. E stato uno scontro di gioco, non volevo fargli male. Lui era magrolino, io robusto». I guai fisici continuavano, ecco perché scelsi di andare a giocare in prestito. Poi durante l’esperienza al Bologna ho perso mio padre. Sono diventato calciatore grazie a lui, volevo smettere.
La famiglia? Mi hanno convinto a continuare. Ma era inutile soffrire ancora. Sono tornato in Colombia per dedicarmi alle mie attività e godermi a pieno il tempo con moglie e figli”.






