Walter Mazzarri, ex allenatore del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Gazzetta dello Sport in occasione di Napoli-Atalanta.
L’allenatore toscano è tornato sulla sua esperienza in azzurro, spiegando come in più di una circostanza abbia scelto consapevolmente di esporsi in prima persona, ricorrendo anche a qualche alibi pubblico pur di proteggere lo spogliatoio e tenere il gruppo totalmente dalla sua parte.
Walter Mazzarri sul rapporto con lo spogliatoio del Napoli
Ecco quanto dichiarato da Walter Mazzarri: “Dicevano che trovassi scuse? Quando le cose non vanno bene, mi assumo le responsabilità. lo penso a difendere i miei calciatori sempre, magari usavo delle scuse per non farli attaccare. Invece oggi vedo miei colleghi che attaccano i loro giocatori pubblicamente. A me non interessa fare bella figura, io avevo sempre da proteggere la mia squadra.
Il gesto dell’orologio? Il mio gesto è diventato iconico. lo volevo recuperare il tempo oppure volevo il fischio perché vincevo. Noi giocavamo bene e per far risultato contro di noi se ne inventavano di ogni. Questo gesto ora è immortalato al Maradona. Sarà diventato un “meme” e in questo senso possono anche farmi piacere.
Mi accusano di poco turnover? Quando faccio i famosi schemi, li faccio con 22 giocatori e non solo con i titolari. Se avessi avuto l’alternativa a Lavezzi nel Napoli, per fare un esempio, avrei avuto un calciatore che faceva lo stesso lavoro. Il problema è la qualità, perchè se il sostituto di Lavezzi non ha la stessa qualità cè un problema.
La differenza nel calcio la fanno i calciatori nella trequarti offensiva, l’allenatore può fare la differenza nel resto del campo.
Quando facevo giocare i titolairssimi, se vedevate la rosa del Napoli, non potevo sostituire Lavezzi con chi avevo in panchina. Le rose di oggi, invece, sono molto più profonde e complete rispetto a quando c’ero io. Tempi diverse e rose diverse.
La fase difensiva? Mi arrabbiavo quando mi dicevano questo. Chiedete a Lucarelli, Lavezzi o Cavani, oppure a Pazzini. Tutti hanno sempre fatto un gran numero di gol sotto la mia gestione.
Rolando Bianchi dopo la Reggina con me è andato al Manchester City. Tutti gli attaccanti hanno sempre fatto benissimo con me, ci sarà un motivo? Nella vita contano i fatti, poi magari a qualcuno Mazzarri sta antipatico ma i numeri parlano chiaro.
Come nascono i tre tenori a Napoli? In primis devi avere la fortuna di avere calciatori adatti al tuo gioco. La forza di Lavezzi era saltare l’uomo, per questo dovevo per forza farlo partire largo a sinistra. Se lo avessi messo al centro non sarebbe stato efficace, quando l’ho conosciuto l’ho capito subito ed ho cercato di esaltare le sue qualità. Il Pocho era esplosivo, nel breve era fortissimo ma poi a fine azione faceva fatica a recuperare. In quel caso c’era Hamsik, intelligente, completo e con grande gamba, si abbassava per fare il 3-5-2 ‘storto’ come lo definisco io.
Quando sono tornato a Napoli ho provato a fare una cosa simile che facevo con Lavezzi anche con Kvaratskhelia. Però avevo la mezzala che non aveva le caratteristiche idonee per il tipo di corsa che chiedevo e quindi abbiamo optato per qualcosa di diverso.
Lavezzi, Cavani ed Hamsik? Ho avuto la fortuna di allenarli quando non erano ancora campioni, ma ancora ragazzi ed erano giovanissimi. Lavezzi, ad esempio, con me è diventato atleta perchè l’ho fatto dimagrire.
Quando firmai con il Napoli si vociferava che potesse andare via, io mi sono imposto per farlo restare in azzurro perchè sapevo che sarebbe diventato quello che poi abbiamo visto. I’tre tenori’ sono diventati tali dal secondo anno.
Hamsik è rimasto a Napoli perchè era innamorato della città, ma aveva proposte importanti anche dalla Juventus.
Difficile allenare Lavezzi? Quando all’inizio me lo dissero, c’era Quagliarella e non Cavani. Il Pocho non pensava alla fase difensiva e se ti difendi in uno in meno cambia tutto. A Lavezzi dissi di migliorare la condizione atletica, poi quando finisce l’azione dopo cinque-sei dribbling devi tornare e metterti davanti al terzino. Lo obbligavo a rientrare, glielo dovevo ricordare sempre e lui me lo chiedeva perchè mi diceva che se lo dimenticava.
Con lui ho avuto un grande rapporto, poi c’è l’aneddoto delle vacanze di Natale e dei ritorni dopo le soste. Noi dovevamo dare il programma per i giorni di permesso natalizi, sia per italiani che per i sudamericani. lo davo un giorno di differenza, un giorno i sudamericani vollero parlare con me perchè avevo deciso di farli rientrare prima dell’ultimo dell’anno visto che il 6 gennaio si giocava contro la Roma. Allora Lavezzi mi fa Mister, se non mi fa tornare il 2 gennaio diventa un problema. lo li guardo tutti e decido di metterli alla prova per vedere quanto fossero uomini, nonostante la società non fosse d’accordo. Li feci tornare il 2, a quattro giorni dalla gara con la Roma. Lavezzi salutandomi e dandomi la mano disse ‘Ti prometto che torniamo e ce li mangiamo”. Morale della favola vincemmo con la Roma con una grande prestazione, davvero si mangiarono gli avversari. Nel post partita vengono nello spogliatoio e mi dicono hai visto mister?, li ho capito che unione c’era in quel gruppo.
Cavani? “Basta guardare i dati tra il passaggio a Palermo e Napoli. Quando arrivò tutti mi dicevano che aveva una forza incredibile, ma era frettoloso e sbagliava tanto sotto porta. Dopo l’allenamento mi fermavo con lui e gli dicevo sempre ‘guarda la palla, rallenta e carica il tiro davanti al portiere”. Se vedete Maradona, quando calcia lui rallenta e guarda la palla perchè già sa dov’è la porta. Da quando Cavani ha iniziato a fare così è diventato un bomber pazzesco, segnava da tutte le parti.
Rapporto con miei vecchi calciatori? Maggio, Lavezzi e Cavani, calciatori con cui avevo uno spledido rapporto, se devono parlare di me a qualcuno lo fanno con il massimo della riconoscenza. Credo di essere stato l’unico a
Napoli quattro anni con De Laurentiis. Sarri è stato tre anni ed anche gli altri che hanno vinto lo scudetto sono rimasti meno di me”.
