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Vergara: “Preferirei la semifinale di Champions allo scudetto”

Guido Olivares di Guido Olivares
28 Agosto 2026
in News
Tempo di Lettura: 5 min
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Vergara
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Vergara ed il Napoli: le ambizioni del giovane azzurro

Antonio Vergara, centrocampista del Napoli, ha rilasciato un’intervista al Mattino.

Vergara: “Ruolo? Da cinque anni cambio continuamente. Dove mi dicono di mettermi, lì mi metto.

Cosa faccio nel tempo libero? Poco e niente, talvolta con Lucca e Marianucci. Ci piacciono i giochi da tavolo come il Monopoli.

Insigne è un mito per me, così come per tutti i ragazzini frattesi che lo vedevano in tv.

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Vergara: “Penso di poter giocare anche come mezzala”

Cosa pensavo quando ero alla Reggiana?Volevo diventare un calciatore del Napoli, ho lottato e stretto i denti per arrivare fin qui, ma non avrei mai creduto di poter essere un uomo chiave di questa squadra. Non ho mai mollato.
Di sacrifici ne ho fatti tanti: a 18 anni ero in un monolocale a Vercelli, praticamente da solo. La mia gioventù è andata via così. Ma ne è valsa la pena.

A chi devo di più? A Mario Giuffredi, il mio agente: perché ha creduto in me quando non c’era più nessuno che credeva in me. E poi a mio padre, il mio punto di riferimento ogni giorno.

Momenti in cui ho pensato di mollare? Tante volte. Ma quando ho rotto il crociato stavo alzando bandiera bianca. Ho chiamato i miei e ho detto che ero pronto ad andare a lavorare nella nostra concessionaria d’auto a Caivano. È stato un momento buio.

Paura del bradisismo? No. Sto a Baia, la casa è sicura, antisismica.
La convivenza con le scosse non è impossibile.

Che campionato sarà? Vedo tante squadre che si sono rinforzate, mi sembra un campionato molto più equilibrato e competitivo rispetto a quello della passata stagione.

Il Como? Sono impressionato dal loro mercato. È una bella realtà. lo lì? So solo che il Napoli non ha mai pensato di cedermi. Neanche per un istante. E questa è una cosa che mi ha riempito d’orgoglio. Sentire la fiducia del mio club, rinnovare per la squadra del mio cuore è un’emozione difficile da descrivere. E il nuovo contratto è la prova che davvero credono in me.

Di Lorenzo un giorno potrebbe lasciarmi la fascia? Un giorno che spero sia molto lontano. Perché un capitano come lui non si trova. È unico, difficile averne uno di migliore.

C’è distanza tra noi e l’Inter? Per adesso mi pare che ci sia zero: noi abbiamo tre punti come loro, conta la classifica.

Cosa mi ha colpito di più di Allegri? Cerca di creare un legame personale e diretto con ognuno di noi. Scherza, ride, è ironico, fa battute. Una cosa che io apprezzo molto.

Conte? Era un maniaco della vittoria. Una mentalità unica. Anche se hai vinto 4-0 la sera prima, il giorno dopo lo vedi lì incazzato perché sta già pensando a come vincere la prossima partita.

Cosa ruberei a De Bruyne e McTominay? Di De Bruyne ammiro la sua tranquillità costante, i tempi che sa dare al gioco, il modo che ha di controllarlo. Di Scott come occupa Tarea di rigore, il suo attaccare sempre nella maniera giusta.

Parliamo di scudetto? No e credo che non sia una questione di scaramanzia. Giusto lavorare senza pensarci.

Otto squadre possono vincere il titolo? Sì, sono davvero tutte forti. La prima giornata lo ha dimostrato: hanno tutte impressionato all’esordio.

Cosa è cambiato rispetto al Napoli di Conte? Quasi nulla. Se metti in campo undici giocatori bravi la posizione giusta se la trovano da soli: se li metti nel 4-3-3 o 4-2-3-1 o 3-5-2 non fa differenza. Senza dimenticare mai i cinque che entrano.

Guardo altri sport in Tv? Il basket Nba, il tennis, e la Formula Uno. Sono sempre stato un ferrarista e adesso tifo per
Charles Leclerc.

Il problema della nostra generazione è che non giochiamo più per strada? Io in strada, a dire il vero, ci giocavo: i tornei dei vicoletti sono tutti impressi nella mia memoria, come le botte che ci davamo e le regole che non c’erano. Però non penso sia questo il problema: bisogna avere il coraggio di puntare sui giovani, farli sbagliare e poi difenderli senza stare sempre lì a puntare il dito al primo errore.

Mi sento ancora giovane a 23 anni? No, per nulla. Forse uno dei problemi può essere anche questo: considerare uno di 23 anni un giovane. Spero che anche la mia storia abbia aiutato ad aprire gli occhi a tutti, è come una piccola guerra generazionale: la maturità calcistica non ha età perché la si può raggiungere anche a 18 anni.

In che Napoli del passato avrei voluto giocare? Nel Napoli di Cavani, Hamsik e Lavezzi: era la squadra dei miei sogni. Dove avrei giocato? Li avrei visti dalla panchina.

Tutti questi stranieri in Serie A mi fanno arrabbiare? Non mi arrabbio ma penso che sia un peccato spendere tanti soldi quando tante belle realta ce le abbiamo a casa nostra. Come Favasuli.
Ma anche tanti altri che non hanno avuto un’occasione. Il problema è qui: bisogna dare ai ragazzi una possibilità.

Cosa mi ha detto Allegri quando mi ha visto? Le prime parole mi sono impresse:
“Dobbiamo migliorare sulla pulizia tecnica”
Ecco mi ha impressionato. Sapeva già tutto di me.

Le sfide di Champions League? Partite spettacolari. Non vediamo l’ora di vivere di nuovo quell’atmosfera straordinaria che le notti di Champions sanno regalare.
Vogliamo fare bene in Europa.

L’infortunio al piede di marzo? Me la sono presa con me stesso.
Sono stato stupido a non fermarmi subito, al primo fastidio. Avrei saltato solo un paio di partite.

Come giudico la scorsa stagione? Secondi in classifica, la Supercoppa, ci siamo qualificati in Champions: per me è tutto tranne un fallimento. Non ho rimpianti. Ma neppure i miei compagni.

Mi aspettavo l’addio di Conte? Era così legato al Napoli e a Napoli che mi ha sorpreso.

Sara Curtis accusa noi calciatori di vivere sul piedistallo? Un po’ ha ragione perché pure io non condivido certe scene: a volte quando vedono un calciatore per strada credono di vedere il
Papa. Ma non lo siamo. Però io su un piedistallo non ci sto e non mi sento di esserci anche perché fino a poco fa ero io quel bambino che chiedeva un autografo e faceva la foto.

Chi vince la Champions? Il Barcellona. E la squadra che mi piace fin da piccolo, c’erano i miei idoli, Xavi e Iniesta. Per me sono i più forti al mondo. E poi lì c’è Pedri, uno dei più grandi di tutti.

Con chi avrei voluto giocare? Con Zielinski, lo trovo superbo.

La gavetta mi ha aiutato? Serve. Sicuramente, ma dipende da come la fai, dove la fai, se hai davvero bisogno di farla.
La gavetta non è sempre un bene: se a 18 anni un ragazzo è pronto, non ha senso fargli fare un percorso diverso e lungo.

Ci sono differenze tra il nostro calcio ed il resto d’Europa? Non mi pare che noi andiamo più lenti degli altri, come sento spesso dire. Non vedo chissà che differenze: quando ci confrontiamo con loro, non mi pare che andiamo dietro agli altri.

Scudetto o semifinale di Champions? Semifinale di Champions”.

Tags: Vergara
Guido Olivares

Guido Olivares

Dottore in Giurisprudenza, nato a Napoli il 19 marzo 2001.

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