È stata definita senza mezzi termini una vera “settimana da Dio”. Antonio Vergara ha visto esplodere la propria popolarità in pochi giorni, raddoppiando i follower su Instagram: da circa 90 mila a oltre 187 mila. Un dato che certifica la nascita della Vergara-mania, partita da Napoli ma ormai diventata un fenomeno internazionale. Emblematica la telecronaca di Patrick Kendrick per TNT Sports che, commentando il gol segnato alla Fiorentina, lo ha ribattezzato «’O Piccerillo», un soprannome che sembra destinato a diventare un marchio identitario.
Non è solo una questione di visibilità. Vergara rappresenta la continuità di una filosofia che il Napoli porta avanti da anni: la valorizzazione della tecnica pura in un calcio sempre più dominato dalla forza fisica. Da Lorenzo Insigne ad Antonio Vergara, il filo conduttore è chiaro. Se Insigne aveva abbinato qualità e resistenza, Vergara ha aggiunto potenza, cambio di passo e una sorprendente capacità di reggere i duelli, rendendosi completo nell’uno contro uno, nell’attacco alla profondità e nella protezione del pallone.
Due gol, un manifesto tecnico
Basta rivedere le immagini delle ultime reti per capire perché il suo nome sia improvvisamente sulla bocca di tutti. Prima la “ruleta” contro il Chelsea, seguita dall’accelerazione e dal sinistro secco al Maradona. Poi il gol alla Fiorentina, con De Gea battuto da una conclusione carica di personalità. Due giocate che raccontano talento, coraggio e freddezza, ingredienti rari in un ragazzo così giovane.
Dalle strade di Frattamaggiore alla ribalta
Come Insigne, anche Vergara è cresciuto tra le strade e i campetti di Frattamaggiore, affinando il suo talento nei tornei estivi di “brasiliano” tra Succivo e Sant’Arpino. Un percorso non privo di ostacoli, inizialmente segnato dallo scetticismo legato alla struttura fisica. A raccontarlo è stato Gianluca Grava, responsabile del settore giovanile del Napoli, che lo individuò nel 2013 al torneo dei Gigli di Crispano: «Gli ho sempre detto di avere pazienza e continuare a lavorare. Il talento c’era, serviva solo il momento giusto».
Nelle categorie Under 15, 16 e 17 non è stato sempre titolare, tanto che in Under 16 l’allenatore Domenico Panico lo schierò persino davanti alla difesa pur di trovargli spazio. Poi la crescita fisica ha accompagnato fantasia e creatività: Primavera, l’esperienza tra Serie C e B con Pro Vercelli e Reggiana, fino alla dura prova della rottura del crociato.
La svolta con Conte e il laboratorio azzurro
Il ritorno a Napoli ha segnato il punto di svolta. In estate Antonio Conte ha deciso di puntare su di lui, riconoscendone il potenziale. Prima l’assist in Coppa Italia contro il Cagliari, poi gli spezzoni nelle varie competizioni, infine la continuità arrivata anche grazie agli infortuni di Neres e Politano. Da comprimario a protagonista nel giro di poche settimane.
Intanto il Napoli guarda avanti: rientreranno Milinkovic-Savic, Mazzocchi e Rrahmani, mentre Politano è tornato ad allenarsi e punta al recupero. L’allenamento congiunto con il Giugliano sarà utile anche per valutare Lukaku e sperimentare nuove soluzioni tattiche. Il laboratorio Conte non si ferma mai. E, intanto, Napoli si gode il suo nuovo gioiello: ’O Piccerillo che fa sognare una città intera.
Fonte: CDM






