La tensione esplosa dopo gli episodi della sfida tra Milan e Lazio potrebbe trasformarsi in una svolta per l’intero sistema VAR italiano. La gara di sabato sera, segnata da decisioni discusse e destinata a generare provvedimenti nei confronti del VAR Di Paolo, ha riportato al centro del dibattito un tema che ribolle ormai da mesi: la qualità del gruppo Video Assistant Referee e il suo reale contributo al calcio italiano.
Una categoria in crisi di identità
Secondo quanto riportato dall’edizione odierna de Il Corriere dello Sport, l’attuale gruppo VAR sta attraversando una fase di evidente difficoltà. Tra errori «inspiegabili» e interventi mancati anche nelle situazioni più chiare, quella che doveva essere una risorsa si sta trasformando in un limite.
Il sistema nato per ridurre le polemiche e garantire maggiore equità viene ora percepito come una zavorra, un meccanismo che produce decisioni cervellotiche e genera confusione, alimentando sfiducia tra tifosi, tecnici e società.
Il nodo di Lissone: competenze insufficienti?
Il quotidiano sottolinea che uno dei punti critici sarebbe la qualità degli arbitri presenti nel centro VAR di Lissone. In Commissione arbitrale sta prendendo piede una convinzione netta:
“chi aveva difficoltà in campo continua ad averne anche davanti a un monitor.”
Il sospetto è che affidare il VAR a ex arbitri poco brillanti o non più idonei alla direzione sul terreno di gioco non stia funzionando. La tecnologia, senza capacità di lettura, decisione rapida e lucidità, non basta. Il risultato è la crescita di un numero di decisioni che vengono percepite come incoerenti o “misteriose”.
L’ipotesi della riforma: tornare agli arbitri in attività
Da questa riflessione nasce la possibile soluzione:
restituire il VAR agli arbitri di campo, quelli ancora attivi e abituati a sostenere pressioni, ritmi e responsabilità delle partite di Serie A.
La convinzione è che un direttore di gara in piena attività abbia più sensibilità, più aggiornamento regolamentare e un approccio più immediato alla lettura del gioco. Un passo indietro, dunque, rispetto alla scelta degli ultimi anni di destinare al monitor soprattutto ex arbitri dismessi o fuori dal giro principale.
Un protocollo troppo complicato
A complicare ulteriormente lo scenario c’è il protocollo VAR, considerato da molti un labirinto difficile da interpretare. Restrizioni, eccezioni, casi limite e margini di intervento spesso poco chiari rendono ogni decisione un potenziale terreno di polemica.
Sempre secondo Il Corriere dello Sport, cresce l’idea che serva semplificazione, per evitare di trasformare uno strumento utile in un ostacolo.
Ridurre le casistiche, definire con maggiore chiarezza le condizioni di intervento, garantire uniformità di valutazione: queste le direttrici su cui la Commissione arbitrale starebbe ragionando.
Un sistema da ricostruire
Il caso di Milan-Lazio potrebbe dunque essere ricordato come un punto di svolta. Non solo per eventuali provvedimenti verso i singoli, ma per l’apertura di un percorso di riforma complessiva del sistema VAR.
Un sistema nato per migliorare il calcio italiano, ma che ora necessita di un cambio di direzione per recuperare credibilità ed efficacia.






