Il legame con Antonio Conte
Tiberio Ancora e Conte condividono le radici leccesi e un lungo percorso professionale. “Sapeva quello che facevo e quando ha iniziato ad allenare mi ha offerto di entrare nel suo staff”, racconta. Un rapporto costruito nel tempo, fondato su fiducia e metodo.
Ancora non ha mai abbandonato il suo lavoro: anche durante l’esperienza a Napoli, dopo le partite, partiva di notte per essere il giorno dopo nel suo studio a Lecce. Una dedizione totale che testimonia il suo approccio alla professione.
La festa scudetto e l’identità di Napoli
Il ricordo più intenso resta la festa per il titolo: “Una cosa incredibile, mai vista in vita mia. Mi vengono ancora i brividi”. Non solo celebrazione sportiva, ma senso di appartenenza collettivo. “Vincere a Napoli è diverso: senti la rabbia felice di un popolo”.
Un’emozione che va oltre il campo e che rende l’esperienza azzurra unica nel panorama calcistico italiano.
Il tema infortuni: “Non è una questione di preparazione”
Alla domanda sui tanti stop muscolari dell’ultimo periodo, Ancora è netto: “Non certo perché sono andato via io”. Difende il metodo di lavoro dello staff e in particolare quello di Costantino Coratti, storico preparatore: “È il mago della condizione del calciatore”.
Spiega come il monitoraggio dei parametri fosse costante: se un atleta usciva dai valori stabiliti, scattava subito la segnalazione a medico, preparatore e allenatore. Ma precisa anche che l’infortunio può arrivare pure quando tutto è sotto controllo.
Porta un dato significativo: nei vent’anni con Conte, le stagioni senza di lui all’Inter e al Napoli hanno avuto dinamiche simili, ma non è detto che con la sua presenza sarebbe cambiato tutto. “Lo scorso anno siamo stati la terza squadra di Serie A con meno infortunati”.
I casi Eden Hazard e Cristiano Ronaldo
Ancora cita Hazard ai tempi del Chelsea: prima dell’arrivo dello staff di Conte aveva avuto diversi problemi fisici, poi visse le stagioni migliori. “L’ho incontrato al Real Madrid e mi disse che non sapeva come tornare ai livelli che aveva con noi”.
Curioso anche l’episodio legato a Cristiano Ronaldo: durante una tournée negli Stati Uniti con il Chelsea, il portoghese – in vacanza nello stesso hotel – rimase colpito dal suo lavoro e chiese al club di poterlo avere come personal trainer. La società, però, non diede il via libera.
L’addio al Napoli
Sull’uscita dal club azzurro, Ancora parla di scelta personale: “Mi sono reso conto che non potevo più restare. Ho fatto una scelta di vita”. Nessun attrito con la società, definita impeccabile, né con il presidente Aurelio De Laurentiis, con cui il rapporto era ottimo.
“Ho notato alcune cose che non mi piacevano e ho preferito mettermi da parte”. Una decisione ponderata, nel rispetto del percorso fatto e senza polemiche.
Fonte: Mattino
