Un messaggio forte prima del calcio d’inizio
La Supercoppa UEFA 2025, disputata allo Stadio Friuli di Udine, è iniziata con una scena destinata a far discutere: un enorme striscione con la scritta “Smettila di uccidere i bambini – Smettila di uccidere i civili” è stato esposto in campo, proprio davanti ai giocatori schierati per l’inno ufficiale.
La scelta dell’organo calcistico europeo, formalmente legata a un’iniziativa umanitaria, ha sollevato interrogativi per il suo potenziale significato politico, considerato che il regolamento UEFA vieta espressamente la promozione di messaggi politici negli stadi prima, durante o dopo le gare.
Due bambini di Gaza protagonisti della cerimonia
Durante la cerimonia delle medaglie hanno partecipato anche due giovani rifugiati provenienti da Gaza. Uno di loro, Mohamed, ha appena nove anni e ha perso entrambi i genitori in un attacco aereo. L’altra, Tala, ha 12 anni ed è affetta da gravi problemi di salute; è stata trasferita a Milano per ricevere cure mediche non disponibili nella Striscia a causa della guerra.
Secondo la UEFA, i due bambini sono stati invitati per rappresentare le vittime civili dei conflitti armati in generale. Insieme a loro, erano presenti giovani provenienti da Afghanistan, Iraq, Nigeria, Palestina e Ucraina, senza alcun riferimento diretto a una guerra specifica.
La polemica con Mohamed Salah
La scelta della UEFA arriva a pochi giorni da un’altra controversia che ha visto protagonista Mohamed Salah. L’attaccante egiziano del Liverpool ha criticato l’ente europeo per un tributo al calciatore palestinese Suleiman al-Obeid, definito il “Pelé palestinese”, ucciso a Gaza durante un attacco israeliano secondo la Federazione calcistica palestinese.
Il post pubblicato dalla UEFA sui social ricordava il giocatore, ma senza indicare le circostanze della sua morte. Salah, in risposta, ha scritto su X: “Puoi dirci come è morto, dove e perché?”, chiedendo maggiore trasparenza. La UEFA ha rifiutato di commentare.
Il ricordo di Suleiman al-Obeid
Obeid, ex attaccante del club Khadamat Al-Shati a Gaza, aveva collezionato 24 presenze con la nazionale palestinese, diventando uno dei volti simbolo del calcio locale. La sua morte, avvenuta mentre si trovava tra i civili in attesa di aiuti umanitari, ha suscitato commozione e rabbia tra i tifosi e le federazioni sportive del Medio Oriente.
Un confine sempre più sottile
L’episodio di Udine riapre il dibattito sul delicato equilibrio tra sport, umanità e politica. Pur ribadendo la neutralità del messaggio, la UEFA rischia di trovarsi al centro di una tempesta diplomatica, proprio per la forza simbolica delle immagini trasmesse in mondovisione.






