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Stanislav Lobotka parla a cuore aperto di sè stesso e del Napoli

Guido Olivares di Guido Olivares
27 Marzo 2025
in News
Tempo di Lettura: 4 min
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Stanislav Lobotka parla a cuore aperto di sè stesso e del Napoli
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Stanislav Lobotka, centrocampista del Napoli, ha rilasciato un’intervista a Dazn.

”La mia carta di Fifa? Sono felice per il mio valore 82. Il mio tiro? In allenamento è buono. In partita ci provo, anche se non sono deciso come gli attaccanti che sanno quando tirare.

Lobotka su Conte

Conte

Conte? Con lui è cambiata la mia mentalità e la fase difensiva: prima difendevo, ma lui mi ha migliorato. Anche nella ricezione del pallone mi ha aggiunto qualcosa. Prima che arrivasse sapevo che fosse un grande allenatore perché Skriniar, mio compagno di nazionale, me ne aveva parlato. I suoi allenamenti sono molto duri , ma mi ha migliorato la mentalità e mi ha spinto ad un livello successivo. Prima della sua venuta credevo di non poter fare alcune cose, invece adesso so che posso farle, grazie a questo step mentale.

Dal primo giorno in cui è arrivato mi sono accorto che era diverso dagli altri allenatori. Pur non avendo ancora detto nulla si vedeva la sua personalità. Quando ho visto come ci allenavamo e come volessimo giocare ho pensato “È il miglior allenatore che potessimo scegliere”. La prima volta con lui è stato standard, come con tutti gli allenatori. La seconda volta però, quando abbiamo iniziato a correre ed allenarci ho iniziato a pensare “wow quest’anno sarà dura”, però al tempo stesso mi sono detto “lui in altre esperienze ha vinto il titolo o comunque ha spinto tantissimi giocatori ad un livello superiore sia in campo che fuori dal campo.

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Le mie incursioni palla al piede sono una caratteristica importante, perché sono piccolo e cerco sempre di aiutare la squadra quando vedo spazio. Ora è più difficile perché gli avversari hanno imparato a conoscermi e mi marcano.

Lobotka sulle sue potenzialità

Credo che solo 2 o 3 giocatori siano meglio di me nel mio ruolo, ma comunque gli allenatori preferiscono diversi tipi di giocatore. Alcuni preferiscono un play forte fisicamente, altri quelli che crea più gioco: non è facile da dire ma credo che sia tra i primi 5 del ruolo.

Primo controllo? Dipende da quanto sia forte la palla. In ogni modo è fondamentale anche fare delle finte di corpo che eludano il pressing avversario.

Se ho sempre fatto il regista? No, quando ero piccolo facevo l’ala, ma poi mi hanno spostato a regista quando ero più grande.

È sempre bello vincere una volta, ma è complicato ripetersi. Atalanta ed Inter giocano molto bene, noi possiamo solo fare il massimo in campo impegnandoci in primo luogo soprattutto negli allenamenti. Tutti vogliono vincere, qualcuno quando eravamo primi con 3-4 punti di vantaggio diceva “Vabbè ragazzi ora vincete lo scudetto! Mica facile.

Il Napoli mi piace tanto e mi piace anche il modo di essere dei napoletani perché per loro sono sempre il benvenuto. Certo a volte c’è troppa passione, ma è il loro modo di essere. Quando sono felici ti mostrano quanto sono davvero felici, vale anche al contrario. Ogni volta che vedo la gente felice penso al giorno dello scudetto, anche quando siamo stanchi penso alla felicità dello scudetto ed ai tifosi allo stadio per caricarci.

Bei posti della città? Quando posso vado a ristorante o in spiaggia, non vado in posti così affollati.

Cibo? La mozzarella è la mia pietanza preferita, la pizza al secondo posto, al terzo posto forse la pasta, ma è difficile scegliere.

Sono migliorato molto sulla riaggressione, in Spagna vogliamo più giocare il pallone, qui tatticamente sono molto più attenti. La squadra che più ti fa soffrire queste situazioni? L’Atalanta, odio giocare contro di loro, non ti lasciano un centimetro. Anche Venezia e Verona mi hanno reso la vita difficile.

Appezzamenti di Fabregas e Xavi? Mi hanno fatto molto piacere.

Lukaku? È diverso rispetto agli altri, il mister vuole che giochiamo così su di lui. Io stesso quando ricevo palla lo guardo sempre e dico sempre a Romelu “Devi essere sempre pronto quando ricevo palla perché posso sempre dartela”.

Se gli avversari sono chiusi tendo a lanciare lungo, altrimenti corto. Dipende dalla partita e da come credo che possa andare in campo.

Quando lo allenava De Zerbi guardavo il suo Brighton. Guardo anche il Barcellona per il loro stile di gioca. In Italia guardo molta Serie A, se devo nominarti una squadra ti dico il Bologna.
Questi dettagli sono importanti.
Quando ero piccolo ammiravo Modric, Xavi e Verratti.

Cosa posso migliorare? Il mio livello di italiano, l’anno prossimo farò interviste anche in italiano. La motivazione spesso la ricavo da libri o video motivazionali. Il mio momento ideale? Una finale di Champions League sul punteggio di 1-1 e la decido io.
Sulla prossima partita provo sempre ad immaginarmela, con tutte le situazioni di gioco. Speriamo che lo scenario della finale di Champions accada realmente”.

Guido Olivares

Guido Olivares

Dottore in Giurisprudenza, nato a Napoli il 19 marzo 2001.

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