Nel giorno in cui Antonio Conte si prepara a esordire in Champions League con il suo Napoli contro il Manchester City, un’altra partita altrettanto importante si gioca lontano dal campo. Domani, infatti, si riunirà la Conferenza dei servizi della “Zes unica per il sud” per discutere il progetto del nuovo stadio al Caramanico, nell’area di Poggioreale. Una coincidenza che intreccia sport, economia e politica, con il destino del club e della città che si legano a doppio filo.
La Zes (Zona Economica Speciale), istituita nel 2024, rappresenta un’occasione di rilancio per tutto il Mezzogiorno, grazie a incentivi fiscali e semplificazioni amministrative per attrarre investimenti. Il progetto del patron Aurelio De Laurentiis punta proprio a sfruttare questo strumento, ma restano diversi nodi da sciogliere.
Il progetto del nuovo stadio al Caramanico
Il piano del Napoli prevede la costruzione di un moderno impianto da 70mila posti su circa 33 ettari di territorio comunale. La proposta, però, non ha ancora convinto il Comune di Napoli, che ha sollevato osservazioni significative. In particolare, i problemi riguardano l’enorme area destinata ai parcheggi, circa 10 ettari per 8.000 posti auto, e la sorte dei mercatali attivi nella zona del Caramanico.
La Conferenza dei servizi, composta da nove enti, potrebbe approvare o bocciare il progetto a maggioranza, ma l’orientamento è quello di una decisione interlocutoria. Il sindaco Gaetano Manfredi ha ribadito la disponibilità del Comune a valutare ogni soluzione “concretamente fattibile”, senza pregiudizi, ma anche senza avallare un progetto che potrebbe avere un forte impatto sulla città senza adeguate garanzie.
Se la Zes dovesse dare il via libera, il Napoli beneficerebbe di un credito d’imposta fino al 50% sulle spese di investimento, oltre alla possibilità di ottenere l’autorizzazione a costruire entro 90 giorni tramite la “Certificazione unica”. Un vantaggio significativo, che potrebbe accelerare la realizzazione di un’opera altrimenti complessa.
Il futuro del Maradona e la sfida degli Europei 2032
Mentre il dibattito sul nuovo stadio prosegue, resta aperta la questione del Diego Armando Maradona, attuale casa del Napoli. Palazzo San Giacomo ha già inserito nel cronoprogramma alcuni interventi, come l’apertura del terzo anello per garantire 10mila posti aggiuntivi entro fine anno. Inoltre, entro luglio 2025 dovrà essere presentato alla UEFA il progetto definitivo per il restyling, con l’obiettivo di candidare Napoli tra le cinque città italiane ospitanti degli Europei 2032.
Il nodo principale, però, resta quello dei finanziamenti. Il sindaco Manfredi ha chiesto alla Regione un contributo di 150 milioni, cifra che finora non è stata stanziata, a differenza di quanto avvenuto per Salerno. L’attesa ora è per l’esito delle elezioni regionali, che con ogni probabilità porteranno Roberto Fico alla presidenza, aprendo nuovi scenari per la collaborazione istituzionale.
La città si trova dunque davanti a un bivio: guardare al futuro con un nuovo stadio a Poggioreale o investire sul rilancio del Maradona. In ogni caso, tra ambizioni europee e sfide amministrative, il destino del calcio a Napoli non si gioca solo sul campo, ma anche nelle stanze della politica.






