McTominay, l’uomo che non manca mai
C’è sempre, soprattutto quando il Napoli fatica. Anche nella notte gelida di Copenaghen, Scott McTominay è stato il volto più riconoscibile della squadra di Conte: presenza costante, intensità continua, capacità di incidere nei momenti chiave. Il suo calcio è fatto di ritmo, inserimenti e letture intelligenti. È equilibrio e allo stesso tempo accelerazione, punto di riferimento tecnico ed emotivo di un Napoli spesso in affanno.
Il gol e il rimpianto europeo
Il Napoli aveva l’occasione di indirizzare la partita contro un avversario rimasto in inferiorità numerica. Invece ha scelto una gestione prudente, abbassando il ritmo e rinunciando ad affondare il colpo. Il rigore causato da Buongiorno e trasformato da Jordan Larsson ha punito questa scelta. In mezzo a tutto questo, McTominay ha fatto quello che sa fare meglio: attaccare l’area come un rapace e colpire con tempismo, confermandosi arma fondamentale negli ultimi metri. Ma stavolta il suo gol non è bastato.
Il limite delle corsie e la solitudine dello scozzese
Se McTominay è stato elettrico, lo stesso non si può dire delle fasce azzurre. Cross mancati, scelte sbagliate, poca qualità nell’ultimo passaggio: è lì che il Napoli perde gran parte del suo potenziale offensivo in Europa. Scott, invece, continua a spingersi avanti, a tentare l’assalto, a caricarsi la squadra sulle spalle. Alla fine appare quasi un condottiero solitario, simbolo di un Napoli che resiste ma non riesce a imporsi.
Cuore, corsa e intelligenza tattica
McTominay non ha tempi morti. Corre, recupera palloni, si inserisce, si sacrifica in fase difensiva e poi si presenta puntuale in area avversaria. Il suo contributo è totale: fisico dominante, buona tecnica, capacità di leggere gli spazi e di arrivare al tiro con continuità. Ha persino sfiorato il colpo del ko, fermato solo dall’intervento decisivo di Kotarski. È stato, ancora una volta, tra i migliori in campo insieme a Lobotka e Højlund, con Vergara capace di dare segnali incoraggianti.
Il Napoli che dipende troppo dal suo leader
Il problema è strutturale: McTominay sta trascinando il Napoli oltre i propri limiti, ma non può bastare. Attorno a lui la squadra appare stanca, fragile, spesso disordinata. Senza un vero dribblatore sulla sinistra e senza rifornimenti puliti, anche il miglior interprete rischia di restare isolato. Il pareggio di Copenaghen lascia la sensazione di un’occasione sprecata e di una dipendenza eccessiva dal suo uomo simbolo.
Eroe sì, ma non invincibile
Alla fine restano la sua rete e l’ennesima prestazione di alto livello. Ma restano anche il rigore contro, il pareggio subito e la consapevolezza che nemmeno l’uomo della provvidenza può risolvere tutto da solo. McTominay continua a tenere vivo il Napoli nelle notti europee, però ora serve che il resto della squadra alzi il livello. Perché il suo spirito non basta se non viene condiviso.
Fonte: Mattino






