L’interesse di Underdog Global Partners per la SSC Napoli nasce da una visione molto più ampia della semplice acquisizione di una squadra di calcio. A rivelarlo è stato Matt Rizzetta, fondatore e managing partner del fondo statunitense, intervenuto nel podcast Bloomberg Business of Soccer.
Per la prima volta, l’imprenditore americano ha illustrato nel dettaglio il progetto che lo ha portato a valutare un investimento nel club azzurro, delineando una strategia destinata a trasformare Napoli in uno dei principali poli sportivi mondiali.
“Non era il piano iniziale”
Rizzetta ha spiegato che l’idea di avvicinarsi al Napoli è nata soltanto dopo l’acquisizione del Napoli Basket. “Mentirei se dicessi che questa era la nostra visione fin dal primo giorno. Dopo aver acquistato il Napoli Basket è diventato evidente che esisteva un’opportunità molto più grande di quanto io e i miei partner avessimo immaginato”. Secondo il manager statunitense, il vero obiettivo sarebbe costruire una piattaforma multisport capace di unire calcio, basket e altre discipline sotto un unico ecosistema. “Volevamo mettere insieme basket, calcio e altri sport per creare a Napoli una piattaforma multisport, una vera e propria powerhouse sportiva”.
Il valore unico di Napoli
Nell’analisi di Rizzetta, Napoli rappresenta un caso quasi irripetibile nel panorama europeo. “Napoli è una delle città e dei brand più unici e preziosi del mondo”. Tra gli elementi che rendono il club particolarmente interessante figura il fatto che la città abbia una sola grande squadra di calcio.
“A Londra ci sono decine di club. Madrid ha Real e Atletico. Milano ha Inter e Milan. Napoli ha una sola squadra: il Napoli”. Un aspetto che, secondo l’imprenditore, amplifica enormemente il valore del marchio.
Il modello Real Madrid e Barcellona
La visione di Underdog Global Partners si ispira ai grandi colossi sportivi internazionali. “Se guardiamo alle squadre di calcio più preziose del mondo, tre delle prime quattro sono piattaforme multisport”. Rizzetta ha citato esempi come Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco per spiegare il modello che vorrebbe replicare a Napoli.
L’idea sarebbe quella di integrare il Napoli con il progetto già avviato nel basket, la nuova arena in costruzione e una serie di investimenti infrastrutturali. “Se avessimo il basket, l’arena, il calcio e gli investimenti sullo stadio e sulle infrastrutture, potremmo trovarci rapidamente di fronte a uno dei dieci-quindici brand calcistici più preziosi al mondo”.
I colloqui con De Laurentiis
Rizzetta ha confermato di aver avuto numerosi contatti con Aurelio De Laurentiis e la sua famiglia. “Abbiamo trascorso circa sei mesi a conoscerci meglio. Nutro enorme rispetto per la famiglia De Laurentiis”. Secondo il manager americano, le prime conversazioni non erano focalizzate sugli aspetti economici.
“Sono entrato in quei colloqui senza interessi personali immediati. Volevo capire se esistesse la possibilità di una collaborazione tra il Napoli Basket e il Napoli calcio”. Successivamente le discussioni si sarebbero evolute. “Le conversazioni si sono sviluppate e sono diventate qualcosa di più serio”.
La successione e il futuro del club
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il futuro del Napoli e il concetto di eredità. “Le nostre conversazioni sono sempre partite dalla legacy”. L’imprenditore ha raccontato come De Laurentiis consideri il Napoli una responsabilità verso l’intera comunità partenopea nel mondo. “Mi ha detto chiaramente: ho una responsabilità verso i cento milioni di napoletani sparsi nel mondo. Se un giorno il club dovesse essere ceduto, dovrà essere affidato alla persona giusta”.
Per questo motivo Rizzetta sostiene di aver cercato di dimostrare di poter garantire continuità e innovazione. “Il mio compito era dimostrare che sarei stato in grado di onorare la tradizione costruita da De Laurentiis, aggiungendo allo stesso tempo innovazione e appeal internazionale”.
Stadio Maradona e infrastrutture
Alla domanda su quali sarebbero le priorità in caso di acquisizione, Rizzetta non ha avuto dubbi. “La prima sarebbe l’infrastruttura”. Il piano prevede un’importante riqualificazione dello Stadio Diego Armando Maradona e delle aree circostanti. “Abbiamo già avuto discussioni molto avanzate con il Comune di Napoli. Investiremmo per trasformare il Maradona in uno dei gioielli del calcio europeo moderno”.
Secondo Rizzetta, il club dovrebbe inoltre investire in centri sportivi, accademie giovanili e strutture dedicate alla crescita dei talenti del territorio. “Gran parte del talento calcistico italiano nasce nel Sud, ma molti giovani sono costretti a trasferirsi al Nord. Questa è una situazione che vorremmo cambiare”.
Il potenziale globale del marchio Napoli
Uno dei punti centrali della strategia di Underdog riguarda l’internazionalizzazione del brand Napoli. “Napoli non è ancora un marchio globale. La città invece lo è già”.
Rizzetta ha sottolineato come il capoluogo campano sia oggi una delle destinazioni turistiche più dinamiche d’Europa e possa contare su una vastissima comunità internazionale di origine napoletana. “Napoli è soltanto la quinta città al mondo per numero di napoletani. Ci sono più napoletani in città come San Paolo e Buenos Aires che nella stessa Napoli”. Secondo il manager americano, questo elemento rende il potenziale commerciale del club praticamente illimitato. “Quando si parla del brand Napoli, il potenziale di crescita è senza limiti”.
La valutazione da 2 miliardi e l’obiettivo finale
Pur senza commentare direttamente le indiscrezioni relative a una possibile offerta da circa 2 miliardi di euro, Rizzetta ha spiegato perché ritenga giustificata una valutazione così elevata. “C’è un argomento molto forte per sostenere che valga la pena pagare un premio oggi per costruire qualcosa che tra dieci anni potrebbe diventare uno degli asset sportivi più preziosi del mondo”.
La visione finale è estremamente ambiziosa. “Se riuscissimo a unire basket, calcio, infrastrutture e sviluppo internazionale, tra cinque e dieci anni ci troveremmo di fronte a una delle cinque imprese sportive più preziose al mondo”. Per Rizzetta, tuttavia, la questione non è soltanto economica. “Al di là del ritorno finanziario, si tratta di costruire qualcosa che lasci un’eredità, creare una comunità globale e unirla attraverso lo sport. Sarebbe un sogno che si realizza”.






